I dati, i rapporti dell'Onu, del Parlamento Europeo, del Ministero degli Interni ci dicono che la prima causa di morte delle donne tra i 15 e i 50 anni (prima ancora del cancro, delle guerre, della fame) a tutte le latitudini e a tutte le longitudini, senza distinzione di classe sociale, etnia, ambiente culturale, è la violenza da parte di mariti, fidanzati, amanti, padri, fratelli. Insomma, l'assassino o il violentatore non è un mostro che viene da un'altra parte del mondo, ma è una persona che, secondo i ruoli riconosciuti socialmente, dovrebbe condividere con la donna un rapporto d'amore, d'amicizia, di parentela. Quindi la violenza maschile sulle donne non può essere considerato un problema che attiene alla vita privata delle donne o delle singole coppie, ma è un problema politico che riguarda il rapporto tra i sessi, la sessualità maschile, l'ordine del mondo patriarcale. E' necessaria una vera e propria rivoluzione culturale, decostruire stereotipi, immaginari consolidati, modificare le relazioni di potere tra donne e uomini nel privato e nel pubblico. E' necessario, soprattutto, che gli uomini si mettano in discussione come genere. Nel "pacchetto sicurezza" approvato dal Consiglio dei Ministri, si inserisce la violenza sessuale tra i reati di grave allarme sociale, che significa, ancora una volta, non tenere conto che il potere di un sesso su un altro è millenario, è un problema sociale, culturale, politico. Infatti la violenza sulle donne non è aumentata, è cambiato il motivo per il quale viene perpetrata: oggi è la libertà delle donne, la loro possibilità di essere autonome, di scegliere le proprie relazioni affettive e/o sessuali. La violenza contro le donne non può e non deve essere ricondotta a un problema di sicurezza delle città o di ordine pubblico né può essere "risolto" appellandosi a scorciatoie legislative e provvedimenti di stampo securitario e repressivo. E' necessario invece prendere la parola per affermare, come protagoniste, la libertà di decidere delle nostre vite nel pubblico e nel privato e ribadire l'autodeterminazione e la forza delle nostre pratiche politiche.
REGALIAMOLE LA LIBERTÀ
11 maggio 2008 ORE 10:30
PRESIDIO FEMMINISTA in VIALE TRENTO (mercatino)
non rendiamoci complici:
ribelliamoci ai padri, fratelli, nonni, zii che compiono violenza, non solo fisica, ma anche psicologica, nelle nostre famiglie, sulle nostre madri
COORDINAMENTO FEMMINISTE E LESBICHE – CAGLIARI
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DonneAutoconvocatePerL'autodeterminazione
info: auto.determinate@gmail.com
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