Louise Michel (29/5/1830 - 29/5/1905)
Louise Michel nacque il 29 maggio del 1830 a Vroncourt (Haute-Marne) in
Francia da una relazione tra una domestica, Marianne Michel, e un
castellano, Etienne Demahis. Il padre (alcuni ritengono che il padre in
realtà fosse Laurent, figlio di Etienne), la
educò alle idee illuministe di Rousseau e di Voltaire e
quando morì (Louise aveva 15 anni) fu per lei un duro colpo;
5 anni dopo morì anche la moglie del padre e da quel giorno
cambiò la sua vita: fu cacciata dal castello e dovette
portare il cognome della madre. La sua infanzia fu ricca di stimoli:
suonava il piano, dipingeva, amava la natura, gli animali e, in
particolare, i gatti. Da fanciulla era grande, magra, irsuta e cosparsa
di graffiature. Questo ritratto può considerarsi
come quello
fedelmente corrispondente alla sua figura fisica per tutta la vita. Fin
da giovane si cimentò con la penna e intrattenne una fitta
corrispondenza con Victor Hugo il quale le dedicò la poesia
Viro Major. Iniziò a scrivere una "Storia universale" e dei
racconti. A sei anni lesse le pagine delle "Parole di un Credente" di
Lamennais e "le bagnò di lacrime" (come racconta Planche).
"A partire da quel giorno, io appartenni alla folla, e dovevo salire di
tappa in tappa, attraverso tutte le trasformazioni del pensiero, da
Lamennais stesso fino all'anarchia". I sentimenti che la dominarono
durante l'infanzia, l'adolescenza e la prima giovinezza, furono "l'odio
verso l'impero e la monarchia, la compassione per gli umili e i deboli,
l'amore per gli animali, la sete di sapere". Già
all'età di 12-13 anni ebbe due pretendenti ma li respinse.
Disse in seguito: "Non ho voluto essere razione di carne per l'uomo".
Louise iniziò a frequentare un seminario per insegnanti a
Chaumont e si diplomò nel 1852. Nel gennaio 1853
incominciò la sua carriera di istitutrice a Audeloncourt,
dove ogni allievo pagava una retta mensile. Diventò
direttrice di una scuola libera, perchè per essere
istitutrice comunale, avrebbe dovuto giurare fedeltà
all'impero. Louise adottò il metodo sperimentale e le classi
mise; (ricordiamo che di lì a poco la scuola elementare
sarebbe diventata obbligatoria e gratuita). La prima volta che ebbe
problemi con l'ordine costituito fu quando paragonò,
Napoleone III, sulle colonne di un giornale di Chaumont, a Domiziano
imperatore romano. In questa occasione il prefetto disse: "se non fosse
così giovane potrebbe essere spedita a la Cajenne" e lei
rispose che avrebbe aperto una scuola laggiù risparmiando il
costo del viaggio. Trasferitasi a Parigi frequentò una
scuola popolare in Via Thevenat dove diede delle lezioni di letteratura
e di geografia. Nella stessa scuola si riuniva il gruppo "I diritti
delle donne", frequentato dalle femministe Jules Simon,
Andrè Leo e Maria Deraismes. Il gruppo rivendicava la stessa
educazione per uomini e donne e lo stesso salario. Nel 1868
diventò segretaria della "Società democratica di
miglior morale", che tendeva ad evitare che le donne si mantenessero
con la prostituzione. Fu la tesoriera di un Comitato di soccorso ai
profughi russi il cui president era V. Hugo. Aderì anche
all'Internazionale dei Blanquisti. Sostenne il giornale "Libero
pensiero", discusse sulla religione e la rivoluzione ventura: "Quando
verrà l'ora e gli uomini esiteranno, allora saranno le donne
che marceranno in prima fila e io ci sarò". In seguito
all'assassinio del giovane Victor Noir, ad opera del principe Pierre
Bonaparte, in Louise si acuì l'odio verso la monarchia e da
allora portò abiti maschili, una cappa, un cappello e un
pugnale per difendersi e, sulla tomba di Noir, Louise giurò
di portare il lutto per tutta la vita. Intanto il 19 giugno 1870
Napoleone III dichiarò guerra alla Prussia, il 4 settembre
crollò l'impero e fu proclamata la Repubblica.
Andrè Leo e Louise andarono insieme a migliaia di
manifestanti al municipio e reclamarono armi per andare a liberare
Strasburgo. Louise intanto si esercitava al tiro a segno al luna park.
Le donne parigine si organizzarono costituendo comitati e L. Michel fu
una delle più attive organizzatrici fino a diventare
presidente del "Comitato di vigilanza della guardia nazionale della
XVIII circoscrizione" (comitato di base). Lei fece parte sia di quello
maschile che di quello femminile e disse: "tutti appartenevano alla
rivoluzione... non si chiedeva di che sesso fosse uno quando si
trattava di compiere il proprio dovere". In questo comitato conobbe
Theophile Ferrè, molto più giovane di lei, di cui
pare fosse segretamente innamorata, e lo stimò per il suo
coraggio e la sua passione per la rivoluzione. Durante l'assedio di
Parigi Louise aprì un laboratorio di cucito e ne
curò la contabilità. Il 22 gennaio 1871 vi furono
scontri abbastanza duri e Louise per la prima volta prese il fucile e
non lo lasciò più fino alla caduta delle ultime
barricate nel maggio 1871. Dirà: "La prima volta che si
difende la propria causa con le armi, si vive la lotta così
intensamente che si diventa come un proiettile". Lo stesso giorno molti
patrioti e guardie nazionali rivoluzionarie protestarono contro
l'incuria del governo, nella speranza di proclamare la
Comune.(Ciò avverrà il 28 marzo, alla fine delle
elezioni). Il 1 aprile il governo di Versailles dichiarò
guerra alla Comune di Parigi. L'esercito era composto da 35000 uomini,
3000 cavalli e 5000 gendarmi. Louise in quell'occasione
indossò la divisa della guardia nazionale e fece parte del
61° battaglione. Quando i versagliesi andarono a casa a
cercarla e presero sua madre per fucilarla, lei si consegnò
per fare liberare la madre e rimase con i condannati alla fucilazione
attendendo il suo turno. Fu condotta al campo di Satory e da questo
trasferita a Versailles alla prigione "dei cantieri", dove in una sola
notte impazzirono sette donne. Il 28 giugno iniziò il
processo e durante gli interrogatori Louise ammise di essere stata
infermiera nel reparto ambulanze, riconobbe gli scopi della Comune,
confermò di volere l'abolizione della istituzione clericale.
Al secondo interrogatorio non negò niente, poichè
seppe che Theophile Ferrè, imprigionato anch'egli, doveva
essere fucilato; disse "sono accusata di essere complice della Comune!
Certo che lo sono perchè la Comune voleva prima di tutto la
rivoluzione sociale che è ciò che desidero
ansiosamente; è un onore per me essere una delle autrici
della Comune, che peraltro non ha niente a che fare con omicidi e
(*)incendi dolosi. Volete sapere chi sono i veri colpevoli? La
polizia". Il 28 novembre Ferrè fu fucilato e il giorno
successivo Louise fu trasferita ad Arras.
Subì l'interrogatorio davanti alla corte marziale e fu
accusata di:
- attentato con intenzione di rovesciare il governo;
- istigazione alla guerra civile;
- detenzione di armi e uniformi al momento della rivolta
nonchè uso delle armi;
- false dichiarazioni in scritti privati al fine di occultare la
propria identità;
- uso di documenti falsi;
- concorso nell'uccisione di ostaggi;
- concorso in arresti illegali.
In quella occasione apparve vestita di nero e disse: "Non voglio
difendermi e non voglio essere difesa, appartengo completamente alla
rivoluzione sociale e mi dichiaro responsabile delle mie azioni", alla
fine del processo aggiunse: "Bisogna escludermi dalla
società, siete stati incaricati di farlo, bene! L'accusa ha
ragione. Sembra che ogni cuore che batte per la libertà ha
solo il diritto ad un pezzo di piombo, ebbene pretendo la mia parte!
"Fu condannata alla deportazione. Trasferita alla prigione centrale di
Auberive (dipartimento della Marna) vi restò 20 mesi.
Nell'agosto del 1873 iniziò il viaggio sulla "Virginia", una
fregata a due vele che impiegò 4 mesi per arrivare in Nuova
Caledonia (il 10 dicembre 1873). Durante il viaggio divenne anarchica e
disse: "sono quindi anarchica perchè solo l'anarchia
può rendere felici gli uomini e perchè
è l'idea più alta che l'intelligenza umana possa
concepire, finchè un apogeo non sorgerà
all'orizzonte". Fece amicizia con i Canachi, conobbe Daoumi il quale
voleva "apprendere quello che sanno i bianchi" e lei rispose che voleva
apprendere quello che sanno i Canachi. Iniziò
così uno scambio di conoscenze, lei apprese la lingua
canaca, insegnò loro a leggere e scrivere e aprì
una scuola per 15 figli di deportati.Nella chi che fu stroncata
duramente. L'11 luglio 1880 arrivò l'amnistia.
Ritornò in Francia il 9 novembre alla stazione di Saint
Lazàre accolta da migliaia di persone. Iniziò
presto a fare conferenze. Fondò la "Lega delle donne" e
disse "vogliamo che le donne imparino quali siano i loro diritti e
quali i loro compiti, vogliamo che l'uomo non consideri la sua compagna
come schiava ma come uguale a lui". Il 9 marzo 1883
partecipò ad una manifestazione di disoccupati durante la
quale furono assaltate le panetterie, ma solo contro di lei fu emesso
un ordine di comparizione e fu condannata a 6 anni di carcere. Fu
portata dapprima a Saint-Lazàre e poi nel carcere di
Clermont. Il 12 dicembre 1884 le fu concesso di vedere la madre
paralitica e, a causa dell'isolamento in carcere, alla sua vista, ebbe
delle allucinazioni e pensò che volessero seppellire la
madre viva. Le somministrarono un calmante e pian piano
ritornò in sè. Fu in seguito a questo episodio
che cercarono di farla passare per pazza. Scontata la pena,
iniziò un ciclo di conferenze.Il 23 gennaio 1888, durante
una conferenza all'Eliseo, subì un attentato da un uomo
pagato da un prete. Una volta deviarono addirittura il treno su cui
viaggiava e imbastirono anche una serie di false accuse da cui
riuscì a salvarsi. Nel 1890 andò a Londra dove
conobbe Malatesta, Emma Goldmann, Kropotkin, Bakunin e Pietro Gori.
Fondò nel 1895 il giornale "Libertario" con Sebastian Faure.
Nel 1902 ritornò in Francia e un anno dopo riprese i suoi
giri di propaganda. Fece conferenze dal titolo: "Ciò che
vogliono gli anarchici" e "Che cos'è l'anarchia". Nel 1904 a
Tolone contrasse una polmonite acuta. Negli ultimi anni raccolse denaro
per i moti rivoluzionari in Italia, per l'indipendenza cubana, per la
rivoluzione spagnola; inoltre lavoròper l'internazionale
antimilitarista. Morì il 29 maggio del 1905 a Marsiglia per
una congestione polmonare, fu seppellita al cimitero di Levallois
salutata da centinaia di migliaia di persone.
