dal quotidiano l’Adige del 27 gennaio 2002
ARCO - La villa è in posizione panoramica. Collocazione splendida. Vista imponente: dall’alto del colle di Laghel si domina la città di Arco, la piana del Basso Sarca e la vallata del Garda. Non sfuggono nella loro maestosità i tramonti dorati e le cime prealpine. Della Ca’ Bianca di Mafalda Gobbi, la compagna di vita di Mario Morandini, ne parlano tutti ad Arco. È sorta all’improvviso sulle ceneri di un decrepita e modesta casetta contadina. Incastonata tra i cipressi è probabilmente la villa più panoramica della cittadina dopo il castello.
Mario Morandini, degno erede dei Conti d’Arco. Un bel colpaccio quello messo a segno. La villa, una sorta di pagoda che mal si accompagna nel contesto paesaggistico del luogo, ha ottenuto tutti i permessi e le concessioni necessarie.
Grazie a un articolo specifico della normativa del Piano regolatore di Arco (gennaio 2000) ma rapidamente tolto nella Variante successiva (dicembre 2001), l’architetto Giorgio Losi, progettista, direttore lavori e collega di Morandini, ha potuto ristrutturare la casa contadina aumentandone il volume fuori terra del 20%. Non solo, sotto terra il Prg permetteva di realizzare di tutto: garage, palestra, deposito, sale, altro. Addirittura un lato poteva rimanere aperto per porte finestre o passaggi. Ingegnoso. Naturale che sul versante sud dell’ex Ca’ bianca si siano aperte finestre dalle quali si contempla il Garda.
La Pagoda, osservata da Laghel, appare in tutta la sua, per così dire, originalità. Soprattutto il tetto. Stonato, di linea orientale. Grazie al "grimaldello" del Piano regolatore è stato, dunque, possibile realizzare la supervilla. Senza problemi. In un contesto paesaggistico di olivi e cipressi.
Il progetto edilizio e quattro varianti sono ammucchiati in un faldone in municipio. Domani passerà in commissione edilizia la quinta variante. A Laghel, in ogni modo, anche altri hanno iniziato costruire. Qualche proprietario di baite e casette agricole ha seguito le orme di Losi. «Peccato - ecco le solite "linguacce" di paese - che il semplice cittadino che deve spostare una trave o aprire una finestra o rifare un poggiolo si trovi a dover passare le forche Caudine della burocrazia per poi trovarsi spesso di fronte a un "niet"». A quelli che sanno muoversi e destreggiarsi tra le normative, l’urbanistica e la politica, invece, la fortuna solitamente arride. L’indignazione, motivata o meno che sia, serpeggia ad Arco.
Ora, comunque, a frittata fatta, l’amministrazione municipale ha pensato di fare marcia indietro con la Variante. Forse ha giudicato eccessivo quanto concesso dal Prg. Ha cancellato la possibilità di ampliare indefinitamente il volume per case in montagna. Sottoterra nulla, ad esempio.
Oggi Morandini non potrebbe più permettersi la Pagoda, al limite un gazebo. La casetta contadina Ca’ bianca prima del lifting era di 180 metri cubi. Due stanze. Si sviluppava su due piani. In pratica erano due stanze una sopra l’altra. Una piccola, modesta casetta. Sul progetto della Pagoda, approvato in municipio, risultano 216 metri cubi fuori terra. A vederla in diretta non sembra. Appare molto più grande .L’arguto meccanismo di espansione sotto terra con una facciata aperta sull’esterno presta il fianco all’ambiguità. In realtà la costruzione sotto terra, chiaramente visibile durante i lavori in corso, non va contata come volume.
Per completare il quadretto si aggiunga che il Comune ha concesso anche la realizzazione di una tettoia-garage nei pressi della Pagoda (in foto la si vede davanti). E per inciso va annotato che la prima concessione edilizia venne richiesta da Bruno Gobbi Frattini. Solo dopo la proprietà passò a Mafalda Gobbi.
L’INTERVISTA
Mario Morandini, cercato ieri pomeriggio, in un primo tempo non risponde al cellulare. Allo studio Ata, dicono di provare a casa, a quella nuova. «Quale, quella di Laghel?» chiede il giornalista. «Già, quella di Laghel» la risposta. Dopo un’oretta eccolo al telefono.
Signor Morandini, i metri cubi fuori terra della villa sono effettivamente aumentati solo del 20%?
«Per forza».
Sa, perché vedendola dal vivo sembra che il volume sia nettamente superiore.
«Si controlli fin che si vuole, non ci sono problemi»
Nel senso che l’aumento è in gran parte sotto terra?
«Eh, beh, per forza. Quello autorizzato è tutto sotto terra e sopra il 20 % in più».
È tutto consentito dal Piano regolatore. Ma nell’ultima Variante non è stata cassata la norma specifica?
«No. Per me no».
Eccole la domanda cattiva, quella che gira ad Arco: non è che grazie alla sua influenza da ex sindaco, da uomo potente, lei sia riuscito a ottenere quello che un cittadino normale non riuscirebbe a ottenere? Cittadino che spesso per aprire o modificare una finestra deve fare le fatiche di Sisifo per poi spesso non ottenere nulla?
«Le fatiche di Sisifo le ho fatte anch’io: ci ho impiegato tre anni, ho modificato due progetti. Ho modificato quello che ci hanno chiesto di modificare secondo le indicazioni per un progetto di alto profilo. Certo, visto che è di alto profilo si può condividerlo o non condividerlo».
Ma sul davanti sono state aperte finestre nei volumi ricavati sotto terra?
«Tutto autorizzato. Tutto possibile. Basta domandare. Io ho domandato, ho modificato quello che mi hanno chiesto di modificare, ho integrato».
Com’era inserita urbanisticamente la casa?
«Era un edificio condonato a uso abitativo».
Un’altra domanda "cattiva": non è che il Piano regolatore di Arco, approvato nel 2000, abbia previsto questa norma "ad personam" per questo caso o per altri simili?
«No, no. Qui a Laghel ce ne sono almeno altri quattro che costruiscono. Il primo acquisto della Ca’ Bianca, poi, è stato fatto dopo la prima adozione del Piano, quando era già in regime di salvaguardia. È stato verificato quello che si poteva recuperare, è stato valutato l’investimento e si è realizzato».