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Ignazio La Russa insulta l’Alto Commissario per i Diritti Umani e, involontariamente, riconosce i gravi abusi del governo contro i profughi

domenica 17 maggio 2009

Milano, 17 maggio 2009. "L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati conta come il due di picche, cioè un vero e proprio fico secco". Lo ha affermato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, durante un incontro elettorale a Milano. Riguardo a Laura Boldrini, portavoce in Italia dell’Alto Commissario, l’ha definita "disumana," chiedendosi pubblicamente "se non sia più umano intercettare i clandestini vicini alle loro coste per poi riportarli indietro, oppure portarli nel nostro Paese per poi rinchiuderli nei centri di accoglienza per mesi in attesa che vengano espulsi: poveri disgraziati siano chiusi mesi e mesi in condizioni pessime". Al di là delle parole becere nei confronti di un’istituzione gloriosa e fondamentale per la civiltà democratica, l’agenzia delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, il ministro della Difesa ammette davanti al mondo due realtà che il nostro gruppo e le poche forze democratiche ancora presenti in Italia denunciano da tempo con fermezza: la prima è che nei Centri di identificazione e di espulsione gli internati vivono in "condizioni pessime" in violazione della Costituzione, della carta dei diritti fondamentali nell’Ue e delle normative che tutelano i profughi (e comunque gli esseri umani). La seconda è che i detenuti negli stessi Centri sono "poveri disgraziati", definizione che equivale a profughi, a rifugiati con pieno diritto all’asilo in quanto indigenti e colpiti da "disgrazia" ovvero da una delle numerose tragedie umanitarie - guerre, persecuzioni, carestie, conflitti etnici - che sono alla base del diritto alla protezione internazionale e all’accoglienza politica. Roberto Malini

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