LA SITUAZIONE A LIVELLO NAZIONALE

E’ importante definire il contesto in cui ci troviamo ad agire quando parliamo di Firenze e in particolare di San Lorenzo.

Gli attentati di Londra e in generale il clima da “guerra globale” sono stati infatti chiaramente strumentalizzati per imporre una ulteriore stretta repressiva sugli immigrati presenti in Italia.

In particolare (per dirne poche):

Londra è passato (con l’avallo di una parte considerevole del centro-sinistra) l’ennesimo “pacchetto sicurezza” che configura delle vere e proprie “leggi speciali” prevedendo tra l’altro:

a) prolungamento a 24 ore del fermo di polizia;

b) prelievi forzosi di saliva e dna;

c) poteri di perquisizione e fermo attribuiti all’esercito (anche se non sono stati estesi all’esercito tutti i poteri di polizia giudiziaria);

d) inasprimento delle pene per chi si copra il viso con caschi e foulard;

e) espulsioni più rapide e, per contro, permessi di soggiorno come premio per chi collabora;

f) controlli su internet point e centri di telefonia gestiti da immigrati;

g) introduzione di un nuovo “reato di terrorismo”;

una sentenza milanese stabilendo che l’espulsione “in gruppo” di stranieri privi di permesso di soggiorno non viola il principio europeo del divieto di espulsioni “collettive”;

immigrati appena arrivati in Italia e in particolare sulla situazione nel cpt di Lampedusa (che i media si ostinano a chiamare “centro di accoglienza”) si può vedere il drammatico diario tenuto da alcuni attivisti dell’ARCI nel sito: www.meltingpot.org/archivio3.html Come riferisce Liberazione del 20 agosto, in un caso sessanta migranti provenienti dal Togo, dal Niger, dal Ghana e dal Sudan sono stati imbarcati sull?aereo che li trasportava dal cpt di Lampedusa a quello di Crotone incatenati e ammanettati con gli schiavettoni;

impone a tutti i centri internet di conoscere le generalità degli utenti/clienti e di conservare memoria di tutti i siti visitati da ciascun computer per un periodo di due mesi. Nei giorni attorno a venerdì 12 agosto c’è stata in tutta Italia una vasta operazione di polizia che ha avuto come “obiettivi sensibili” (ormai li chiamano così) internet point e centri di telefonia gestiti o di proprietà di cittadini immigrati. Alcune fonti di informazione hanno parlato di 700 controlli dei permessi di soggiorno e di un centinaio di persone fermate. Questa ulteriore stretta su questo tipo di negozi gestiti da immigrati è stata motivata con il fatto che il fratello del ragazzo eritreo sospettato di aver organizzato uno degli attentati di Londra è proprietario di un centro di telefonia nei pressi della Stazione Termini a Roma.

sgomberi di occupazioni fatte da migranti. Per la descrizione della situazione a Roma si possono vedere i documenti che riporto qui sotto, scritti rispettivamente dall’Associazione Dhuumcatu (bengalesi ? una delle più organizzate di Roma) e dal Comitato Immigrati in Italia (il cui sito è: www.clandestinos.it/associazioni/comitatoimmigrati/default.asp).

La gravità della situazione a livello nazionale ha portato il Comitato Immigrati in Italia a convocare una MANIFESTAZIONE NAZIONALE a Roma per il 16 OTTOBRE 2005 (ore 17 da piazza della Repubblica). Ci dovrebbe essere un incontro nazionale preparatorio in settembre. Credo sia molto importante partecipare, anche organizzando pulmann assieme alla sezione fiorentina dello stesso Comitato Immigrati in Italia e ad altre associazioni.

AGGIORNAMENTO SULLA RETATA DEL 12/13 AGOSTO A FIRENZE

L’operazione di polizia condotta su scala nazionale il 12 agosto 2005 con obiettivi internet point e centri di telefonia gestiti o di proprietà di cittadini immigrati ha riguardato anche Firenze.

Qui ci i controlli e i fermi hanno riguardato (da quello che si è capito finora) le zone di Sant’Ambrogio, Santa Croce e soprattutto San Frediano e San Lorenzo. Un giro dei negozi e colloqui avuti con gli immigrati ci hanno permesso di ricostruire con maggiore dettaglio quanto avvenuto in quest’ultima zona (quella dove si concentrano la maggioranza di negozi di immigrati della città) in particolare in una decina di negozi di via Panicale, via Guelfa, via dei Ginori, via Faenza.

Non tutti i negozi di telefonia e di internet gestiti da immigrati sono stati oggetto dei controlli, mentre in alcuni gli agenti si sono limitati a una rapida occhiata nel negozio. In San Lorenzo sono stati coinvolti agenti di polizia, mentre i carabinieri hanno partecipato all’operazione in San Frediano, svoltasi anche nella giornata di sabato 13 agosto. In entrambi i casi, alcuni agenti erano in borghese. Per quanto riguarda il numero di poliziotti coinvolti, nella zona di via Faenza gli immigrati parlano di quattro agenti ai quali se ne sono aggiunti altri quattro in seguito.

Gli agenti sono entrati nei negozi attorno alle ore 15, hanno bloccato per due ore circa le uscite di ciascun negozio e hanno controllato i documenti relativi agli esercizi e quelli di identità di tutti i presenti (proprietari, gestori, lavoratori e clienti). In via Faenza un agente in borghese faceva entrare nuovi clienti ma non permetteva di uscire. Come più di un immigrato ha notato (anche gestori di negozi non controllati durante l?ultima operazione), tali modalità sono utilizzate regolarmente da agenti della Guardia di Finanza nei confronti dei negozi (anche di alimentari) gestiti da immigrati. Ovunque gli agenti hanno usato modi arroganti.

Sono stati portati in Questura e successivamente rilasciati in serata un ragazzo cingalese da un centro telefonico in via Taddea e due (non si sa di che nazionalità) da un negozio internet di via Faenza. I controlli più pesanti sono avvenuti in via Panicale, dove i poliziotti hanno controllato tutti i negozi di telefonia e internet; hanno anche provato ad entrare nel negozio di kebab ma hanno desistito di fronte alle proteste dei gestori (pakistani) che hanno detto loro di lasciar mangiare i clienti e di controllare i documenti, eventualmente, una volta che questi fossero usciti dal negozio stesso.

Da un centro di telefonia e da un centro internet di via Taddea sono stati portati in Questura almeno una decina di immigrati con l’utilizzo di tre mezzi della polizia (non delle autovetture, ma dei “pulmann della polizia” (secondo quanto affermano gli immigrati presenti) probabilmente dei cellulari).

Nell’internet point di via Panicale gestito da una famiglia di cittadini rumeni, al momento dell’operazione era al banco un ragazzo marocchino di ventitre anni, fidanzato della ventenne rumena comproprietaria del negozio. Quest’ultima è incinta di sei mesi e il/la bambino/a è figlio del ragazzo. Il ragazzo ha dato ai poliziotti i documenti del negozio, risultati in regola. Non aveva però con sé i suoi documenti. E’ giunto in Italia circa sette mesi fa per turismo con l’intenzione di tornare in Marocco, ma è poi rimasto per via del/della bambino/a; nel frattempo ha perso il passaporto, ma su consiglio di addetti al consolato marocchino non ha fatto denuncia temendo di poter essere espulso; erano pronti i documenti per ottenere un nuovo passaporto (a questo fine era stata interessata una avvocata), che sarebbero stati consegnati in Questura alcuni giorni dopo i fatti e che attualmente sono invece in possesso del nuovo avvocato.

Mentre già i controlli erano in corso, è arrivata la ragazza e il padre della stessa, ai quali gli agenti si sono rivolti con tono arrogante e hanno detto che comunque il ragazzo veniva portato in Questura per prendere le impronte digitali e per le foto segnaletiche e sarebbe poi stato rilasciato. E’ stato così portato via assieme agli altri. Il ragazzo marocchino non è stato però rilasciato: è stato portato nel CPT di Bologna, come è stato comunicato alla compagna solo nella serata di sabato dietro sua insistenza (si era sostanzialmente accampata sotto la Questura).

Dall’interno del CPT di Bologna, il ragazzo riferisce che un altro ragazzo (di cui ad oggi non si sa però nulla) è stato portato via dalla Questura con lui. Non sa dire però se si trovi nello stesso CPT o altrove.

Attualmente il ragazzo marocchino si trova nel CPT di Bologna. Il suo telefono cellulare è stato sequestrato al momento dell’ingresso (e non gli vengono consegnati i vestiti portatigli a quanto pare dalla ragazza), ma riesce comunque a comunicare più volte al giorno con la ragazza tramite i cellulari di altri internati. Descrive una situazione di totale invivibilità del CPT, sovraffollato e con continui nuovi arrivi. Ha riferito tra l’altro di un gruppo di cittadini rumeni portati lì alcuni giorni fa che sono attualmente in sciopero della fame: vivevano sotto un ponte e, colti da un temporale e da una specie di alluvione, hanno chiamato i vigili urbani che invece di portare loro assistenza hanno a loro volta chiamato i carabinieri che li hanno fermati e portati nel CPT, pur essendo in possesso di un visto turistico della durata di tre mesi tuttora valido.

Per garantire la difesa legale, la ragazza e i suoi genitori hanno provato a contattare l’avvocata che aveva seguito la pratica del rinnovo del passaporto, ma risulta attualmente fuori città. Sono allora andati in giro per le strade e, suonando letteralmente a tutti i campanelli di studi legali che hanno incontrato, sono riusciti a trovare una legale (penalista). Quest’ultima ha, come prima cosa, chiarito che la parcella era pari a 500euro e successivamente ne ha chiesti altri 400 per recarsi ha Bologna (cosa che ha fatto, accompagnata dalla ragazza) e per l’atto di impugnazione del fermo nel CPT. Tali somme sono state già versate dal padre della ragazza, nonostante le difficoltà economiche nelle quali versa la famiglia. Il 23 agosto all’avvocata fiorentina è stata revocata la nomina. Benché si sia saputo che non ha fatto nulla per il ragazzo (neppure l’impugnazione), ha continuato a chiedere altri soldi e si è mostrata molto infastidita per la revoca. Attualmente la difesa legale del ragazzo è garantita da un avvocato “di movimento” bolognese, nominato ieri stesso e che oggi incontrerà la ragazza a Bologna. Descrive senza mezzi termini la situazione come “disperata”, ma allo stesso tempo sta cercando di individuare delle strategie di intervento, consistenti sostanzialmente nel legare il ragazzo al bambino.

Questo potrebbe essere fatto a quanto pare in due modi:

a) celebrando il matrimonio tra i due ragazzi all’interno del CPT di Bologna, utilizzando un articolo della legge sul matrimonio (che prevede dei matrimoni di emergenza). E’ una soluzione che l’avvocato ha già percorso in passato. I due ragazzi (e la famiglia della ragazza, per quanto vale) sarebbero felici di sposarsi. Il consigliere del Comune di Bologna necessario per officiare il matrimonio non dovrebbe essere difficile da trovare, avendo avuto il numero di telefono dell’avvocato da due di essi.

b) utilizzare la legge sulla fecondazione assistita (!), che prevede dei diritti del feto, tra cui quello di avere entrambi i genitori e altro. L’avvocato e il ragazzo decideranno nei prossimi giorni la linea da adottare. Ma rimane elevatissimo il rischio di espulsione. Una espulsione che avrebbe conseguenze molto gravi, anche al di là del trauma immediato: risulterebbe difficile al ragazzo riconoscere il figlio dal Marocco; sarebbe imposto al ragazzo il divieto di rientro in Italia per cinque anni e ogni tentativo di nuovo ingresso comporterebbe automaticamente (in base alla legge Bossi-Fini) il reato di “immigrazione clandestina” e dunque la carcerazione prima dell’ulteriore espulsione.

La famiglia della ragazza è arrivata in Italia nel 1992. Lei ha frequentato le scuole a Firenze. Tutti i componenti della famiglia sono in procinto di chiedere la cittadinanza italiana. Nonostante le grandi difficoltà iniziali (la ragazza ricorda di quando dormiva alla stazione di Santa Maria Novella), hanno ora acquistato la casa nella zona di via Baracca (periferia sud-ovest) e il negozio di via Panicale. Lamentano peraltro lo scarsissimo rendimento dell’attività (100 euro al giorno nei giorni migliori, inoltre la qualità dei computer venduti dal precedente proprietario è scarsa. Chi aveva venduto loro il locale aveva “garantito” almeno 200 euro giornalieri di introito), tanto che la madre ha ripreso (nonostante i forti dolori alla schiena) a lavorare come addetta alle pulizie in un albergo a Firenze Certosa (ha precedentemente lavorato in una cooperativa di pulizie in un altro albergo).

Il ragazzo marocchino è diplomato perito informatico e aiuta nel negozio, naturalmente in nero. Abita in casa con la famiglia della ragazza, che si compone anche di altri fratelli e sorelle, uno dei quali epilettico. Il ragazzo è anche in contatto con i genitori in Marocco e sembra che soprattutto la madre stia parecchio male. La famiglia del ragazzo pare sia di condizione relativamente agiata. Entrambi i ragazzi (lei nonostante la gravidanza) hanno perso molto peso negli ultimi dieci giorni.

LA SITUAZIONE DEI VENDITORI AMBULANTI (senegalesi e non solo)

Sembra persista la tensione grave tra le forze dell’ordine e i venditori ambulanti, in maggioranza senegalesi, nella zona di San Lorenzo e vie limitrofe. Un nuovo episodio sarebbe avvenuto giovedì 11 agosto ma non abbiamo avuto conferme a questo proposito (non sono riuscito a sentire Pape, Assam e Mamadou e non ho avuto tempo di parlare con i ragazzi in strada).

Resta inoltre da valutare cosa fare in vista dell’incontro dei rappresentanti della comunità senegalese con l’assessore Cioni (sempre che venga confermato). In quella sede bisognerà anche porre (per quanto ci riguarda come gruppo, facendo pressione dall’esterno, con volantinaggi, conferenze stampa, ecc.) la situazione dei 55 ragazzi che non riescono ad ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno. Oltre alle altre questioni già affrontate nella prima assemblea (diritto di asilo, questione della casa e del lavoro, ecc.).

			              Firenze, 24 agosto 2005

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DOCUMENTO 1:

COMUNICATO STAMPA

La mattina del 19 agosto, alle ore 7,30, un imponente schieramento di carabinieri e polizia hanno fatto irruzione nella palazzina di Piazza di Porta Maggiore occupata da più di un mese da una quindicina di famiglie, la maggior parte di origine etiopica ed eritrea, quasi tutti richiedenti asilo.

Lo stabile, di proprietà di una società immobiliare, ha funzionato per un certo periodo come “casa di accoglienza”, gestita dalla Casa dei Diritti Sociali su progetto finanziato dal Comune di Roma. Ultimamente era rimasto vuoto senza nessuna utilità, anche se la Casa dei Diritti Sociali non lo aveva restituito e i padroni continuavano a ricevere il canone mensile di 8.250 euro.

Lo sgombero del 19 agosto, che segue altri sgomberi a Roma e in altre città, forma parte di tutto un piano di repressione che il governo ha messo in moto contro gli immigrati, creando leggi cosiddette anti-terrorismo, che in realtà vanno contro la lotta per i diritti dei lavoratori immigrati e le organizzazioni che la sostengono, creando un clima di isolamento, diffidenza e razzismo contro tutti i lavoratori immigrati e in particolare contro quelli islamici.

Noi immigrati organizzati denunciamo la brutalità con la quale le forze dell’ordine hanno picchiato gli uomini e le donne che si rifiutavano di salire sui pulmann, abbandonando tutte le loro cose per strada, portando via il compagno Benjiamin e mandandone un altro all’ospedale con una prognosi di cinque giorni.

Le condizioni nelle quali ci troviamo noi lavoratori immigrati non ci permettono di trovare una casa e di poterla pagare con gli affitti alle stelle e con i nostri stipendi di miseria. Condizioni che noi abbiamo in comune con i lavoratori italiani e che colpiscono particolarmente i richiedenti asilo ai quali non è permesso neanche di lavorare. Tutto questo ha costretto queste famiglie a occupare il palazzo di Porta Maggiore, così come hanno fatto tante altre famiglie di lavoratori immigrati ed italiani che da anni occupano stabili tenuti vuoti senza nessuna utilità.

Denunciamo che la Casa dei Diritti Sociali in una maniera scorretta non ha avvertito gli occupanti di aver restituito lo stabile alla società immobiliare, la quale non ha perso tempo a richiedere lo sgombero. Il Comune di Roma ci ha preso in giro tutta la giornata, dicendo che avrebbe sistemato le donne e i bambini, mentre alla fine non è stato così. Fino ad ora non è stata trovata una sistemazione per tutte queste famiglie che sono per strada.

Invitiamo tutti i lavoratori immigrati e italiani a partecipare a una

ASSEMBLEA

Martedì prossimo 23 agosto 2005 alle ore 20,00 in via Nino Bixio 12 presso la sede dell’Associazione Dhuumcatu

perché questi fatti vanno denunciati e contro di essi va rafforzata la solidarietà e l?organizzazione dei lavoratori.

Roma 19 agosto 2005

COMITATO IMMIGRATI IN ITALIA (ROMA) info@clandestinos.it — --- — --- —

DOCUMENTO 2

ASSOCIAZIONE DHUUMCATU informa che dopo il fatto del 7 Luglio a Londra i governi europei hanno iniziato nei qartieri etnici piu’ popolosi perquisizioni e rastrellamenti contro gli immigrati, in particolare musulmani. A Roma il regime di terrore ha reso oramai deserta la zona di p.zza Vittorio ed i controlli si intensificano indiscriminatamente su abitazioni, attivita’ commerciali e stabili abitati da stranieri, come il Vittorio occupato. Interpellata l’opinione sull’attacco di Londra e le conseguenze arrecate dai diversi organi di stampa, pubblicamente l’Asso. Dhuumcatu denuncia che di questi attacchi e delle conseguenze che arrecano rimangono vittime sempre i lavoratori, che sono usati, muoiono e sono oggetto di rastrellamenti continui, mentre i criminali ed i veri terroristi rimangono fuori per la politica given and take dei governi che li salvaguardiano. Contro la falsa propaganda e la dura repressione che quotidianamente colpisce i lavoratori immigrati, soprattutto musulmani, informiamo che scenderemo in piazza a Roma il 16 Ottobre nella manifestazione indetta dal Comitato Immigrati in Italia, nonche’ chiediamo la liberazione immediata degli immigrati fermati dall’ordine pubblico. Ringraziando i diversi organi di stampa per l’attenzione mostrata verso le problematiche della popolazione immigrata, chiediamo alle redazioni di pubblicare la nostra lettera rivolta ai cittadini italiani “I Musulmani sono terrorizzati” in allegato.

Ufficio Stampa Asso. Dhuumcatu: Alessandra Caragiuli, Tel. 0644703827, Fax. 0697840049, Cell. 3291695104, e mail. dhuumcatu@hotmail.com

I Musulmani sono terrorizzati

Cari cittadini Italiani, è noto a tutti che dopo l’11 settembre la politica dei governi occidentali, in particolare degli americani, e’ cambiata, divenendo piu’ aggressiva verso i popoli del sud del mondo, soprattutto contro i musulmani. Ma perche’? La ragione e’ che l’europa e l’america stanno cercando di diventare i padroni del mondo e da questo obiettivo che nasce il vero problema nel mondo internazionale. Chi deve essere il padrone del mondo? L’america o l’europa? L’europa condanna l’america per l’attacco ingiustificato in Irak, paese che secondo l’onu non possedeva alcuna arma di distruzione di massa; l’america distrugge l’afganistan alla ricerca di Bin Laden, accusato di essere il responsabile dell’attacco alle torri gemelle, e dopo aver distrutto un paese a due anni dall’attacco per voce del suo vice presidente e del capo della cia ammette di sapere dove si trovi Bin Laden ma comunque di non poterlo arrestare in mancanza di prove sul suo reale coinvolgimento nell’attentato a New York.

Allora perche’ due paesi sono stati distrutti? Noi crediamo che l’attacco in New York e a Londra sia uno sporco gioco dei Governi e non ha nulla a che vedere con gli immigrati, ancora di piu’ se clandestini, o con i musulmani, continuamente accusati di esserne i responsabili.

Addirittura, tra le diverse opinioni accreditate sull’attacco dell’11 settembre si sostiene anche che possa essere stato il servizio segreto con lo scopo di mettere in crisi al dollaro a pochi giorni dall’entrata dell’euro nel mercato mondiale, ipotesi ammissibile anche per gli attentati di Londra, compiuti per mettere in crisi l’europa.

Comunque, indipendentemente dalle ipotesi, Afganistan ed Irak sono stati distrutti ed ora rischiano di essere attaccati anche Iran e Siria e i Musulmani sono terrorizzati per le continue false accuse mosse nei loro confronti. Contro i musulmani i governi stanno portando avanti campagne diffamatorie, che presentano gli immigrati come pericoli per la sicurezza sociale, siamo super controllati, schedati, accusati di essere terroristi pronti ad organizzare nuovi attacchi, se denunciamo i disastri che stanno generando le politiche internazionali occidentali (come e’ accaduto con la perquisizione nel 2002 alla nostra sede dopo aver esperesso la nostra opinione sull’11 settembre). In realta’ con la scusa degli attentati dell’11 settembre e di londra i governi e i nostri datori di lavoro negano i nostri diritti di lavoratori e di cittadini. La falsa accusa di terrorismo - ed e’ falsa perche’ delle migliaia di persone arrestate nessuno e’ stato condannato perche’ coinvolto nell’attentato dell’11 settembre - ci impedisce di rivendicare i diritti contro i datori, peggio se siamo pakistani o marocchini, che continuamente rischiano di essere espulsi.

La strumentalizzazione nei nostri confronti e’ arrivata al punto che il governo americano promette la cittadinanza agli immigrati che decidono di arruolarsi; l’Italia gioca sulla disperazione degli immigrati, promettendo un permesso di soggiorno a chi collabora alla ricerca di terroristi; londra spara direttamente contro di noi. In nome del terrorismo l’Italia ha iniziato un rastrellamento contro gli immigrati, in particolare con chi e’ senza permesso di soggiorno. Se veramente si volessero trovare i responsabili, basterebbe consultare i servizi segreti, come ha dichiarato l’on. cossiga che per la sicurezza dell’Italia suggerisce ai servizi segreti italiani di prende un patto con al-queda.

Scriviamo ai lavoratori italiani, agli studenti, disoccupati e precari, per denunciare la grave repressione che quotidianamente subiamo, un regime di terrore e silenzio che bisogna rompere scendendo in piazza contro i governi per fermare le guerre in atto e future, porre fine alle occupazioni militari e rivendicare i diritti degli immigrati. Noi crediamo che i governi dei vostri e nostri paesi stanno usando il terrorismo per portarci fuori dal binario della lotta, cercando con falsa propaganda di azzittire la nostra voce. Ma non si puo’ dimenticare che gli attuali membri del G-8 sono i responsabili della prima e seconda guerra mondiale, coloro che hanno causato miseria e poverta’ colonizzando i nostri paesi e rubando le nostre risorse.

Dopo il colonialismo per rubare le risorse dei paesi stanno usando il terrorismo, per il profumo del petrolio in Irak sono state fatte due guerre senza riuscire ad impossessarsene grazie alla resistenza, cosi’ come non sono riusciti a condannare Saddam per le armi chimiche. La resitenza di un popolo e? chiamata terrorismo musulmano, ma dimenticano che in Irak resistono all’occupazione tutti i gruppi religiosi, tra cui il gruppo di Tarik Aziz, un cattolico ricevuto dal Papa Giovanni Paolo II. L’Associazione Dhuumcatu rifiuta queste politiche di inganno dei popoli e per rivendicare i diritti dei popoli noi immigrati scendiamo in piazza assieme al Comitato Immigrati in Italia per dire:

- Stop alla falsa propaganda

- Permesso di soggiorno per tutti

- Autorizzazione alla vendita per ambulanti ed itineranti

- Stop repressioni ai quartieri degli immigrati Manifestazione

16-10-05, Ore 17.00 P.zza della Repubblica Associazione Dhuumcatu, via Nino Bixio 12, Tel. 06 44703827, Fax. 06 97840049, e mail. dhuumcatu@hotmail.com

 
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