Resoconto sulla retata ‘antiterrorismo’ a San Lorenzo del 12 agosto.

Venerdì 12 agosto c’è stata in tutta Italia una vasta operazione di polizia che ha avuto come “obiettivi sensibili” (ormai li chiamano così) internet point e centri di telefonia gestiti o di proprietà di cittadini immigrati.

Pare siano stati effettuati 700 controlli dei permessi di soggiorno e un centinaio di persone sono state fermate. Questa ulteriore stretta su questo tipo di negozi gestiti da immigrati è stata motivata con il fatto che il fratello del ragazzo eritreo sospettato di aver organizzato uno degli attentati di Londra è proprietario di un centro di telefonia nei pressi della Stazione Termini a Roma.

L’operazione ha riguardato anche Firenze, con controlli e fermi effettuati (da quello che si è capito finora) nelle zone di Sant’Ambrogio, Santa Croce, via Palazzuolo e via Panicale. E’ stato per ora possibile ricostruire con maggiore dettaglio quanto avvenuto in quest’ultima zona, dove sono stati controllati i documenti di una trentina di persone.

Gli agenti di polizia sono entrati (senza alcun mandato) in almeno due negozi internet e di telefonia di via Panicale gestiti da immigrati e lì hanno proceduto a controlli su documenti relativi agli esercizi nonché ai presenti (gestori e clienti). Hanno anche provato ad entrare in un negozio di kebab ma hanno desistito di fronte alle proteste dei gestori (pakistani) che hanno loro detto di lasciar mangiare i clienti e di controllare i documenti, eventualmente, una volta che questi fossero usciti dal negozio stesso.

Nell’internet point di via Panicale gestito da una famiglia di cittadini rumeni, al momento dell’operazione era al banco un ragazzo marocchino di ventitre anni, fidanzato della ventenne comproprietaria del negozio. Quest’ultima è incinta di sei mesi. Il ragazzo ha dato ai poliziotti i documenti del negozio, risultati in regola. Non aveva però con sé i suoi documenti: giunto in Italia circa sette mesi fa per turismo, ha perso infatti il passaporto ed erano in corso le pratiche presso la Questura per ottenerne uno nuovo, che sarebbe stato pronto il martedì successivo. Nel frattempo è arrivata la ragazza e il padre della stessa, ai quali gli agenti si sono rivolti con tono arrogante e hanno detto che comunque il ragazzo veniva portato in Questura per prendere le impronte digitali e per le foto segnaletiche e sarebbe poi stato rilasciato. Al momento non è stato possibile sapere se altre persone sono state portate in Questura (forse altre due persone sono state fermate).

Il ragazzo marocchino è stato portato in Questura il venerdì pomeriggio. Solo il sabato sera alla ragazza, che è rimasta fuori dalla Questura e insisteva per avere notizie, è stato comunicato che era stato portato via da Firenze e trasferito nel CPT di Bologna. Attualmente il ragazzo si trova nel CPT di Bologna. Nonostante i regolamenti prevedano il diritto degli internati a comunicare con l’esterno per mezzo dei propri cellulari, quello del ragazzo è stato sequestrato al momento dell’ingresso. La ragazza riesce comunque a comunicare con lui tramite i cellulari di altri internati. Descrive una situazione di totale invivibilità del CPT, sovraffollato e con continui nuovi arrivi. Tra l’altro, il ragazzo ha riferito di molti richiedenti asilo internati e di un gruppo di cittadini rumeni portati lì alcuni giorni fa che sono attualmente in sciopero della fame: vivevano sotto un ponte e, colti da un temporale e da una specie di alluvione, hanno chiamato i vigili urbani che invece di portare loro assistenza hanno a loro volta chiamato i carabinieri. Questi ultimi li hanno fermati e portati nel CPT, pur essendo in possesso di un visto turistico della durata di tre mesi tuttora valido.

Per garantire la difesa legale, la ragazza e i suoi genitori hanno provato a contattare l’avvocato che aveva seguito la pratica del rinnovo del passaporto, ma questi è attualmente in vacanza fuori città. Sono allora andati in giro per le strade e, suonando letteralmente a tutti i campanelli di studi legali che hanno incontrato, sono riusciti a trovare una legale (penalista). Quest’ultima ha, come prima cosa, chiarito che la parcella era pari a 500euro e successivamente ne ha chiesti altri 300 per l’atto di impugnazione del fermo nel CPT. Tali somme sono state già versate dal padre della ragazza, nonostante le difficoltà economiche nelle quali versa la famiglia. Inutile dire della grave situazione umana della ragazza e della madre (con cui abbiamo parlato personalmente oggi), del ragazzo e anche della sua famiglia in Marocco (pare che soprattutto la madre stia molto male).

Allo stato attuale, dopo aver parlato anche con la ragazza e la madre, riteniamo necessario agire su vari livelli:

- tentare di impedire l’espulsione del ragazzo e garantire una difesa decente, contattando compagni/e avvocati (probabilmente a Bologna) che possano fornire un sostegno legale gratuitamente e che conoscano la legislazione sull’immigrazione;

- raccogliere informazioni per ricostruire in modo più completo quanto avvenuto e diffondere tali informazioni, a partire da questo resoconto e con successivi aggiornamenti;

- contattare compagni/e a Bologna, che possano eventualmente raccogliere informazioni e intervenire sulle autorità cittadine;

- mobilitarsi a Firenze, coinvolgendo consiglieri comunali per interrogazioni, organizzando presidi, conferenze stampa, ecc. ecc. ecc.

 
  resoconto_del_20_agosto_2005_su_retata_antiterrorismo.txt · Ultima modifica: 20.10.2005 17:19 by 127.0.0.1
 
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