A. Sintesi discussione

1. Livello nazionale

Il Comitato Immigrati in Italia ha lanciato una MANIFESTAZIONE NAZIONALE il 16 ottobre a Roma. Ci dovrebbe essere un incontro nazionale per organizzarla e decidere la piattaforma in settembre. Diversi di noi andranno probabilmente comunque alla manifestazione, sarebbe importante andarci come gruppo e magari provare a organizzare un pullman assieme ad associazioni, gruppi come il Centro ‘Carlo Giuliani’ e in particolare insieme alla ‘sezione’ fiorentina del Comitato Immigrati in Italia (ancora agli inizi, ma il cui ruolo è determinante a mio avviso sia a livello locale che nazionale).

Al di là della rilevanza politica che in sé ha lo stare in piazza in un momento in cui ci sono operazioni repressive contro gli immigrati in tutta Italia, la manifestazione e l’assemblea che la precederà potranno anche essere momenti importanti per prendere contatti con realtà che in altre città agiscono e riflettono su questioni analoghe a quelle che ci troviamo ad affrontare noi a partire da San Lorenzo e dalla situazione fiorentina in generale. Ad esempio, con la Rete Antirazzista Siciliana (RAS), che sta tentando un monitoraggio e intervento relativo agli immigrati che sbarcano a Lampedusa e in Sicilia (vedi intervento di Francesco); o con l’associazione Dhuumcatu dei bengalesi attiva a Roma soprattutto in quel quartiere di piazza Vittorio che presenta notevoli analogie con la situazione di San Lorenzo; e in generale, con il Comitato Immigrati in Italia.

2. Assemblea cittadina

Per coinvolgere a livello locale associazioni e cittadini (immigrati e italiani) in una discussione ampia sulle questioni politiche di fondo relative all’immigrazione: legge Bossi-Fini, regolamentazione dei flussi, CPT, permessi di soggiorno, diritto di asilo, ecc. L’assemblea cittadina sarà organizzata dal Centro ‘Carlo Giuliani’ (che ha lanciato l’idea) e dal nostro gruppo ‘sanlorenzino’. Si terrà a fine settembre presso la sede del Centro, a Settignano, e va quindi preparata con alcune riunioni in settembre per deciderne le modalità precise. L’assemblea può costituire il momento centrale a Firenze della mobilitazione e sensibilizzazione verso la manifestazione nazionale del 16 ottobre. E’ importantissimo preparare l’assemblea con volantinaggi in San Lorenzo e altrove, in modo tra l’altro da coinvolgere il più possibile gli immigrati nella costruzione e nella partecipazione alla stessa. Nella riunione del 6 settembre faremo un volantino per questo, da tradurre poi in varie lingue e distribuire.

3. presidio/corteo a partire da incontro con Cioni dei senegalesi, ma allargando…

L’associazione dei senegalesi dovrebbe incontrare a settembre Cioni per discutere la situazione dei commercio ambulante e altre problematiche legate. In un incontro precedente Cioni ha annunciato che avanzerà proposte in quella sede. Allo stato attuale, non è stata comunicata alcuna data per questo incontro. Indipendentemente da le specifiche questioni che verranno discusse in quell’incontro, è chiaro che alla base di esse ci sono problematiche politiche più ampie che come gruppo dovremmo sollevare pubblicamente. La forma potrebbe essere quella di un presidio o di un corteo, in quest’ultimo caso pensando di toccare luoghi significativi come il luogo stesso dell’incontro, il Comune, la Prefettura e la Questura.

Tra le problematiche da sollevare e le rivendicazioni da avanzare ci dovrebbero essere senza dubbio: concessione di permessi di soggiorno e individuazione di strumenti di regolarizzazione permanente; passaggio delle competenze dalla Questura/Prefettura al Comune; fine degli abusi e delle violenze sugli immigrati da parte delle forze dell’ordine; diritti civili, sociali e politici per gli immigrati, contro l’approccio repressivo. Sul piano generale, inoltre, si dovrebbe affermare la necessità di abolire la legge Bossi-Fini senza tornare alla Turco-Napolitano (anche su temi specifici, primo fra tutti i CPT), nell’ottica di una nuova legge sull’immigrazione fondata sui diritti dei migranti. Infine, rivendicare una legge che garantisca il diritto di asilo come definito nella Costituzione.

Tali rivendicazioni potrebbero essere sostanziate e illustrate in un dossier-documento-volantino utilizzando anche esempi tratti dalla vita quotidiana dei migranti a Firenze e a San Lorenzo in particolare: denunciando le retate del 12 aprile, le condizioni dei ragazzi deportati nei cpt, gli abusi di cui abbiamo avuto conoscenza nell’ultimo periodo; spiegando la situazione dei 55 ragazzi senegalesi che non riescono ad ottenere il permesso di soggiorno; parlando della situazione dei rom dei campi fiorentini (per la stragrande maggioranza provenienti dal Kosovo e dalla ex-Jugoslavia) in riferimento alla questione del diritto di asilo; il problema della casa come vissuto dagli immigrati e non solo; ecc. Se poi l’incontro con Cioni non dovesse essere fissato nel corso del mese (o se i tempi tra la comunicazione dell’incontro e l’incontro stesso fossero troppo stretti per organizzare il corteo-presidio coinvolgendo tutte le realtà disponibili) a maggior ragione potremmo organizzare un corteo per mettere in luce la gravità della situazione.

Anche rispetto al corteo-presidio, fondamentale è la sensibilizzazione precedente dei cittadini immigrati e italiani attraverso la diffusione di volantini e documenti tradotti che scriveremo nella riunione del 6 settembre. Per rendere significativi e costanti i nostri contatti con il territorio (a partire da San Lorenzo) è determinante organizzare meglio il volantinaggio, ad esempio formando due-tre gruppi di tre-quattro di noi che, contattandosi e preparando autonomamente le fotocopie del materiale, lo distribuiscano settimanalmente, lo affiggano sui muri e vadano in giro per il quartiere (sia la parte di via panicale-taddea-ginori-guelfa, sia quella di via palazzuolo-dell’albero-della scala) a parlare con residenti e lavoratori. (Questa naturalmente non vuole essere una forzatura organizzativa, ma un modo di agire di più come gruppo, coinvolgendo nella discussione e nell’organizzazione più persone).

4. numero/numeri contatto per ragazzi in strada Per poter agire velocemente nel caso di emergenze in strada (abusi delle forze dell’ordine, retate, deportazione nei cpt, ecc.) è necessario che gli immigrati abbiano un numero da poter contattare. Sono emerse due ipotesi:

- un numero corrispondente ad un cellulare da acquistare come gruppo e da tenere a turno come per ‘reperibilità’. Sul cellulare potrebbero essere scritti i numeri di altri di noi e di consiglieri comunali, provinciali, regionali, avvocati e altre persone che può essere utile chiamare in questi casi. L’idea di un numero diverso è venuta per evitare che qualcuno di noi sia individuato dalla polizia, ma in realtà un identità individuale va comunque rilasciata al momento di comprare cellulare e scheda. Un cellulare unico da ruotare potrebbe comunque essere utile.

- dare ai ragazzi immigrati due o tre numeri nostri da contattare in caso di emergenza e distribuirci delle liste di nostri numeri e di numeri di consiglieri, avvocati, ecc.

B. Appunti su alcuni interventi

Francesco:

Ha partecipato al campeggio organizzato dalla Rete Antirazzista Siciliana (RAS) tra Licata e Agrigento, sia pure solo per alcuni giorni. Alcuni/e compagni/e della RAS erano a Lampedusa per avvistare in anticipo le barche e avvertire avvocati, attivisti, ecc. Non sempre si è riusciti a fare qualcosa e ci sono state difficoltà notevoli; in generale si è trattato di un inizio, ancora non sufficiente. Potremmo prendere contatti con due dei partecipanti al campeggio, che abitano in Toscana, per continuare a ‘fare rete’ con questo gruppo. In generale, è molto importante collegarsi con realtà di altre città. Cita ad esempio la situazione di Roma, dove sia pure con fatica e dopo molto tempo, è stato possibile coinvolgere immigrati di vari gruppi in manifestazioni e altre iniziative antirazziste. Sarebbe fondamentale fare una cosa analoga anche a Firenze, ad esempio coinvolgendo immigrati di altre ‘comunità’ quando accade qualcosa a persone di una singola comunità (ad es. senegalesi, rumeni, marocchini, ecc.). Sarebbe inoltre importante costruire una rete di avvocati.

Enza

Sulle situazioni specifiche (ad es. i permessi di soggiorno dei 55 senegalesi) non possiamo fare molto, la questione si pone ad un livello prettamente legale. E’ certamente utile costruire una rete di avvocati. Come gruppo possiamo fare sensibilizzazione e (contro)informazione. E pressione (anche attraverso mobilitazioni come presidi, manifestazioni, ecc.) sulle autorità competenti. Dove sono i consiglieri comunali, provinciali, regionali? Dove sono gli assessori? Cosa hanno fatto sulle retate del 12 agosto (delle quali non hanno neppure parlato i giornali), sugli abusi molto frequenti? Perché non sanno neppure che queste cose accadono? Quello che è accaduto il 12 agosto agli immigrati portati dai negozi internet e telefonia in Questura è un puro e semplice abuso. Si porta qualcuno in Questura per l’identificazione (nella logica delle leggi e delle forze dell’ordine) solo se esiste un pericolo in atto e se l’oggetto dell’operazione è tale da giustificarlo. Ma se il punto di quelle operazioni era di controllare gli internet point e i centri di telefonia (cosa già politicamente discutibile naturalmente), allora andavano controllati i registri dei negozi e basta; controllare i documenti e identificare gli utenti dei negozi stessi è di per sé un abuso. C’è una grave involuzione nella cultura della popolazione di fronte alla questione dell’immigrazione. Come quando in Sicilia, vedendo arrivare immigrati vestiti dal mare, invece di aiutarli in qualche modo, i bagnanti li hanno denunciati ai carabinieri. Una cosa che solo poco tempo fa non sarebbe successa. Ed è solo un esempio tra tanti che si potrebbero fare.

Mamadou

Riferisce sulla situazione dei ragazzi senegalesi che vendono in strada. Parla della situazione dei 55 ragazzi che non riescono ad avere il permesso di soggiorno per via di piccoli reati (vendita oggetti contraffatti) risalenti ad anni fa: da un lato non possono ‘regolarizzarsi’, dall’altro non possono tornare in Senegal (per via dei procedimenti giudiziari in corso). Le pratiche sono bloccate da circa quattro anni a livello di Questura (per questo la pressione va effettuata sul Comune ma anche e soprattutto sulla Questura) e nel frattempo, per sopravvivere, sono costretti a vendere senza permesso, scappando continuamente da vigili, polizia, carabinieri, finanza. La repressione delle forze dell’ordine è esagerata. Del resto, anche Cioni e la giunta non fa nulla, spinge sempre su una politica di tipo repressivo nello stesso tempo in cui prende tempo sui provvedimenti che migliorerebbero la situazione. Per questo è importante fare qualcosa quando (e se) ci sarà l’incontro con Cioni. Per ottenere di sbloccare questo situazione e per ottenere una nuova area di mercato. Ci sono problemi anche al mercato multietnico. Non soltanto la possibilità di vendere lì è molto limitata perché sono stati chiuse tutte le attività nella zona circostante, che attiravano persone. L’assessora De Siervo ha anche dichiarato in un incontro che sostanzialmente non riconosce la piena legalità di quel mercato. C’è quindi il rischio che sia chiuso, con la conseguenza che altri 60-70 venditori si riverseranno nell’area di San Lorenzo-via Calzaiuoli.

Infine Mamadou riferisce di quanto avvenuto il 2 giugno scorso, quando tre persone della Lega Nord, vestite con fazzoletti verdi e altri simboli leghisti, hanno minacciato dei ragazzi senegalesi che vendevano nella zona di via Roma. I passanti guardavano e alcuni si mostravano contrari ai leghisti, che hanno chiamato le forze dell’ordine denunciando di esser stati minacciati di morte dai senegalesi (cosa del tutto falsa). Sono arrivati poliziotti, carabinieri e finanzieri, che hanno controllato i documenti (e forse denunciato penalmente) a tutti i ragazzi senegalesi. La tensione creatasi si è poi sciolta per l’arrivo dei ‘Fiati Sprecati’ (che erano in giro in occasione della festa della Repubblica). Mamadou sottolinea la necessità che il gruppo riesca ad intervenire quando si creano situazioni di tensione, abusi, violenze in strada. (A quest’ultima richiesta risponde Enza proponendo l’idea del cellulare da comprare e tenere a rotazione).

Filippo

E’ importante sensibilizzare l’opinione pubblica e agire sui problemi che vediamo e dei quali solitamente non si parla o si parla in modo distorto. Per questo è necessaria una ‘dichiarazione di esistenza’ del gruppo, dobbiamo dire e far vedere che esistiamo, cominciando a dire ciò che finora sappiamo. Ad esempio con dichiarazioni pubbliche (una lettera aperta al Questore, un comunicato stampa, ecc.).

C. Aggiornamento sulla situazione del ragazzo marocchino nel CPT di Bologna

Il ragazzo si trova tuttora nel CPT di Bologna. La sua compagna rumena e il padre della stessa sono stati a Bologna mercoledì o giovedì scorso e hanno parlato con l’avvocato ‘di movimento’ che ha assunto la difesa Dopo aver incontrato l’avvocato sono andati al CPT e hanno incontrato il ragazzo. L’hanno trovato ulteriormente dimagrito ma piuttosto contento di avere finalmente un buon avvocato. Nel CPT, gestito dalla Misericordia (e forse anche dalla Caritas), tutti gli internati – uomini e donne – indossano la medesima divisa. Sul piano legale ci dovrebbero essere novità il prossimo martedì o mercoledì. Si punta ad ottenere, se non l’annullamento dell’espulsione, almeno quello del divieto di rientro in Italia per 10 anni. E’ emerso intanto che il ragazzo è giunto in Italia sette mesi fa non provenendo dal Marocco direttamente, ma dall’Olanda dove per un anno e mezzo ha studiato come perito elettronico avendo regolare visto Schengen. Un elemento che potrebbe aiutare nella difesa.

 
  report_incontro_26_agosto_2005.txt · Ultima modifica: 20.10.2005 18:08 by 127.0.0.1
 
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