Resoconto riunione del comitato ‘Insieme per S.Lorenzo’, 21 dicembre 2003

La riunione si è tenuta in una sala di MCL sotto la basilica di S.Lorenzo. Erano presenti una quarantina/cinquantina di persone. E’ durata dalle 9.30 alle 11.45 circa.

Stefano Marmugi [un compagno del FSF lo ricorda come ex-DC. E’ il leader indiscusso del coordinamento dei comitati e presiedeva la riunione] - contro l’atteggiamento di confesercenti, che non ha appoggiato la fiaccolata né il comitato. Lodi invece a Confcommercio, che ringrazia (ci deve essere tra il pubblico un rappresentante) - parla del mancato incontro con la II e VI Commissione del Comune di Firenze, che avrebbe dovuto tenersi alcuni giorni prima. Lo ritiene un ennesimo segnale della ‘disattenzione’ del Comune, e un’ulteriore conferma della necessità di coordinare i mille comitatini esistenti nella zona di S.Lorenzo. Insiste sulla ‘trascuratezza’ del Comune, verso il residente, verso ‘chi lavora’ e verso ‘chi viene’. Una trascuratezza che unita alla crisi (del commercio) produce ‘degrado’, criminalità e dunque rabbia. - i provvedimenti presi dopo la morte del ragazzo rumeno [Gabriel], ossia la polizia in piazza e la promessa dell’uso della ‘tecnologia’ [telecamere nelle strade], sono ‘atti dovuti’ per ridare un minimo di tranquillità che nella zona si è completamente persa. - Bisogna far uscire un nuovo segnale (dopo la fiaccolata): spinge perché venga approvato un comunicato da far pubblicare sui giornali, per dare continuità alla lotta del comitato.

Roberto Barone [viene presentato come una sorta di ‘memoria storica’ del comitato della zona, facendo parte di comitati dal 1988. E’ l’altro leader riconosciuto del comitato. E’ molto meno diplomatico di Marmugi, molto più ‘arrabbiato’ e rivendicativo. Ad es. tira fuori più volte come cavallo di battaglia polemico la questione del mancato incontro con la II e VI Commissione del Comune, mentre Marmugi aveva invitato ad evitare di focalizzarsi su questa cosa] - presenza polizia e controlli hanno migliorato la situazione, ma non devono avere carattere temporaneo. Bisogna che siano potenziati i vigili di quartiere (attualmente 14, ma lamenta che di fatto l’esperimento è fallito perché mal gestito). Bisogna lottare per avere un distaccamento di polizia in piazza (il prefetto in una riunione con il comitato si sarebbe ‘fatto sfuggire’ questa possibilità – non una volante, ma proprio un commissariato) - necessario il coordinamento tra i comitati spontanei sorti negli anni in S.Lorenzo (su S.Orsola – il cantiere abbandonato tra via Panicale, via Taddea, via Guelfa – comitato di p.zza Unità d’Italia, ecc.). Il rione S.Lorenzo va da p.zza S.Marco alla Fortezza e da v.le Strozzi alla Stazione [chiede conferma a ‘monsignore’, il parroco di S.Lorenzo, seduto in prima fila, in silenzio ma punto di riferimento forte per il discorso contro il ‘degrado’]. - bozza di questionario da inviare a partire da febbraio in 12.000 copie. Uno per residenti e uno per commercianti. Sulla sicurezza, i bagni pubblici, l’illuminazione pubblica. La bozza è già pronta, è stata redatta con l’aiuto del prof. Flavio Carbone (e altri prof. universitari), che ha già preparato i questionari per gli Stati Generali di Oltrarno e per S.Spirito. Sperano di avere 3.500/4.000 rispose, per poter incidere sui politici, da apolitici, in campagna elettorale. I punti di raccolta saranno nei panifici, nei bar, nei negozi in generale.

Signora ? [del comitato per S.Orsola?] - necessario il coordinamento - importante il posto di polizia in piazza, bisogna mantenerlo - non basta la vigilanza. Bisogna chiarirsi, oltre che sul problema dell’ordina pubblico, anche sulla ‘qualità del quartiere’: centra il suo intervento sulla questione di S.Orsola, che descrive come simbolo del degrado, ma alternando elementi oggettivi [disinteresse della guardia di finanza, difficoltà del comune a rilevarlo e volontà – pare – di farci un albergo, ecc.]

Ada [signora con i capelli rossi, particolarmente fomentata. Interviene anche in seguito per difendere le ragioni dei leader del comitato] ? - necessario elaborare richieste precise - non serve a nulla sigillare S.Orsola (come vuole fare il Comune). ‘Siamo al degrado’, sono necessari altri interventi: o illuminazione pubblica potenziata in via Panicate ‘per non dover temere di essere accoltellati alle spalle’ o no alla chiusura alle 22:30 [imposta dal Comune per 20 giorni dopo l’omicidio di Gabriel]. Aumenta la crisi dei commercianti, aumenta la criminalità e il degrado.

Signora con cappello - si ricoinvolge nei comitato di zona dopo quattro anni di passività - utile il questionario - bisogna chiarire cosa sia questo comitato ‘Insieme per S.Lorenzo’ che nasce (cosa vuole, ecc.) - non bisogna fermarsi agli aspetti eclatanti (omicidio, ecc.). Ci sono altri aspetti importanti: S.Orsola (quale soluzione proporre? Aprire qualcosa dentro); Mercato Centrale (Che fare? Occorre vivacizzarlo). La sicurezza è solo un aspetto, neppure centrale, rispetto al resto. - Sulla questione dei negozi aperti o chiusi dopo le 22.30: negozi chiusi = meno illuminazione e quindi maggiore degrado. Ma negozi aperti vuol dire bottiglie rotte, ecc.

Signore nigeriano proprietario o gestore di un negozio in p.zza mercato centrale [è una figura significativa tra gli immigrati, nonostante sia parecchio moderato. Più volte è intervenuto a protestare con la polizia quando non arrivavano le ambulanze in occasione di accoltellamenti e cose del genere. Non parla benissimo l’italiano, almeno in pubblico] - E’ venuto alla riunione solo per la morte di Gabriel, per capire cose si voleva fare. Ma non trova risposte, trova proposte vaghe. Bisogna dire che le cose con chiarezza. - Ok la volante della polizia in piazza. Ma devono fare il loro lavoro, non devono mettersi davanti ai negozi, bloccando le attività. Bisogna spostare la polizia da quell’angolo della piazza. [rumori in sala, viene interrotto] - La questione non sono gli stranieri. E’ a Firenze da trenta anni e S.Lorenzo ha sempre avuto questi problemi. - Non gli interessa la questione di S.Orsola [non sa neppure di che si tratta, né perché se ne parli in quella sede].

Roselli [altro leader del comitato, rimasto nell’ombra, ma l’intervento del signore nigeriano ha ‘reso necessario’ un suo intervento] - S.Lorenzo ha sempre ospitato gli stranieri con generosità. Ma il problema non è solo la polizia davanti ai negozi. ‘E’ intollerabile sentire queste cose’. Quando era bambino [rivendica la propria purezza fiorentina e di essere nel quartiere da almeno tre generazioni] S.Orsola era centro sfrattati: c’era gente non certo agiata, ma non c’era una situazione di degrado come ora. - S.Lorenzo deve tornare ad avere vivibilità: sicurezza, polizia, illuminazione pubblica. Bisogna tornare a poter vivere il quartiere con tranquillità. In questo senso cita l’ ‘esempio’ dato da ‘Monsignore’ contro gli ambulanti.

Mio intervento [riassumo quello che mi ricordo e aggiungo per chiarire il concetto. Scusate la lunghezza. Sicuramente è scritto meglio qui di come l’ho detto - purtroppo] Mi pare che qui si mettano assieme cose molto diverse (omicidio Gabriel, S.Orsola – letta come degrado collettivo e come problema di amministrazione – gente che fa la pipì per strada, ecc.) e a tutte si tende a dare una sola soluzione: sicurezza (polizia, telecamere, ecc.). E mentre la gestione delle aree dimesse, la pipì per strada e (purtroppo) gli omicidi sono problemi propri anche di altre zone, in questa zona [e in altre con analoghi problemi sociali di fondo] diversamente da molte altre, si ritiene di risolvere tutto con la formula ‘più sicurezza, più polizia’, come una questione di ordine pubblico. Come mai? Penso che ci sia qui una questione che non viene esplicitata nelle riunioni pubbliche come questa, ma che circola nelle discussioni nei negozi e che circola anche qui tra chi ascolta gli interventi: si chiede questo tipo di intervento in S.Lorenzo essenzialmente perché in questa zona (e nelle strade più citate: via panicale, via taddea, via guelfa, p.zza mercato centrale) ci sono gli immigrati. E’ incredibile che la questione degli immigrati non sia mai stata menzionata fino ad ora; mentre invece si è parlato di criminalità, di ‘degrado’, di insicurezza, di pericolo di essere accoltellati alle spalle, ecc. ecc. ecc., chiaramente alludendo proprio agli immigrati. Il quartiere si è trasformato rapidamente negli ultimi anni, pur essendo stato sempre un quartiere con una notevole presenza di persone con cittadinanza diversa da quella italiana. Sono probabilmente aumentati gli immigrati residenti, ma soprattutto è aumentata la visibilità degli immigrati, a seguito dell’apertura di call-centres, ‘afro-markets’, negozi di vestiti, ecc. Luoghi che, uniti alle piazze [S.M.N., Indipendenza] e alla chiesa di via panicale [comunità filippina], fanno da punto di riferimento per molti immigrati. Di per sé questo dato non implica affatto ‘degrado’. Anzi. Sono finalmente arrivati anche nel centro di Firenze nuovi cibi, nuove musiche, nuovi modi di vestire, nuove lingue. E’ un fatto estremamente positivo, tanto più che avviene un quartiere dove molti sono gli studenti universitari e che già di per sé è un quartiere di passaggio, data la sua centralità, la vicinanza alla stazione ferroviaria, la presenza del mercato. In questo senso, è completamente sbagliato descrivere S.Lorenzo come un ghetto: semplicemente, non è così. E descriverlo in questo modo, accentuando oltre ogni ragionevole misura una parte dei problemi esistenti, rende più difficile la vita dei residenti e finisce con il creare problemi anche a quegli stessi commercianti che spesso si fanno portatori di questa posizione, forse contribuendo ad aggravare una crisi che, comunque, ha cause molto diverse da quelle del degrado. Naturalmente, comunque, i primi a subire gli effetti di questa rappresentazione del quartiere come ‘ghetto’ sono gli immigrati stessi. Che subiscono la repressione (spessissimo indiscriminata) delle forze dell’ordine e che comunque vengono visti con sospetto. Il che non favorisce certo una contaminazione tra culture e uno scambio tra persone. Semmai ne fomenta la separazione, o almeno la giustapposizione [multiculturalismo, nel senso deteriore che si può vedere in molte grandi città europee e del mondo, con le ‘comunità’ messe accanto l’una all’altra, ma senza scambio alcuno – e talvolta anzi con situazioni apertamente conflittuali]. L’immagine del ghetto, inoltre, nasconde altri problemi che pure sono molto presenti nel quartiere. Primo fra tutti, quello della casa, degli affitti carissimi che costringono immigrati e italiani in condizioni abitative talvolta indegne. Per non dire poi dei prezzi molto alti (nonostante il mercato. Anzi, in un certo senso a causa del mercato: il pomeriggio infatti, quando il mercato è chiuso, alcuni commercianti alzano i prezzi). Ecc. ecc. ecc. Come mai nessuno ha mai accennato qui a questi problemi? Dentro questo quadro si inserisce la questione della ‘criminalità’. Un problema effettivo, certamente, specialmente per quanto riguarda lo spaccio in strada (e forse anche per episodi di ‘racket’). Non sono in grado di dire se esso sia aumentato o diminuito negli ultimi tempi, né in che misura esso coinvolga immigrati e italiani. Bisognerebbe approfondire questo aspetto (ma per questo servirebbe la volontà di riconoscere di non avere già la risposta in tasca e il capro espiatorio pronto). Sulla questione della criminalità, tre considerazioni finali: a. Non mettere assieme cose diverse: non si possono mettere assieme episodi irrilevanti di ‘maleducazione’ con reati penalmente rilevanti unificandoli dietro la categoria ‘degrado’ o ‘criminalità’. Perché questo determina situazioni incredibili come quella che si è verificata alcuni giorni fa, quando due ragazze nigeriane litigavano ad alta voce tra di loro (per un ragazzo) e sono arrivate cinque volanti della polizia, una quindicina di poliziotti con i manganelli e uno con una telecamerina a riprendere…il litigio. b. Anche la questione della ‘criminalità’ (dello spaccio ecc.) non può essere affrontata solo come questione di ordine pubblico, aumentando la repressione nelle strade (che colpisce tra l’altro solo alcuni tipi ben precisi di criminalità, lasciandone da parte altri spesso ben più gravi). Bisogna chiedersi perché avviene, cercando di incidere a monte sui meccanismi sociali di esclusione, di violenza, di emarginazione. Altrimenti si fa solo demagogia, utile ad interessi che non hanno nulla a che fare con la lotta alla criminalità. c. Il contrario esatto di un approccio del genere è l’approccio della sicurezza a tutti i costi, che trova nella domanda di polizia e di telecamere il suo segno più evidente. E su questo ultimo aspetto – le telecamere – vi invito a riflettere: perché la presenza delle telecamere, che incide pochissimo in realtà sulla criminalità, incide invece a fondo sui diritti più elementari di tutte le persone che abitano-transitano-lavorano nella zona. Non può essere accettata l’idea di mettere telecamere in ogni strada, in ogni piazza, in ogni casa. La prevenzione si fa in altro modo, nel contesto sociale, con il dialogo, e garantendo i diritti sociali e civili fondamentali. Inoltre torno a chiedere: come mai nessuno ha chiesto di mettere telecamere (e presidi fissi di polizia) in altre zone della città dove pure si sono verificati omicidi, furti, borseggi, ecc.?

Signore iraniano [già studente di architettura, ora commerciante e residente nella zona] La sicurezza è una questione vitale. Per poter camminare per strada tranquillamente. Dobbiamo darci una mano per migliorare la situazione in via panicate [si rivolge al signore nigeriano]: ‘bisogna pulire quella strada’. Sono da accogliere le persone che portano una cultura, non una ‘subcultura’. Non dobbiamo tornare indietro. Siamo scappati dai nostri paesi, non vogliamo riavere quel tipo di situazioni. C’è degrado totale. Lo hanno detto come comitato in Prefettura e in Questura già prima dell’omicidio, che risposero snocciolando i dati sulla repressione nella zona (arresti, controlli, ecc.). Dobbiamo vigilare su quello che fanno il Comune e le forze dell’ordine. Vogliamo più controlli, più presenza di polizia, affinchè non si vedano più questi fatti (vetri rotti con bottiglie di birra; porte di negozi bruciate; atti vandalici, ecc.). Più polizia contro la microcriminalità. Questo della sicurezza è il problema centrale. Poi vengono l’illuminazione, il turismo (per favorire la ripresa del commercio). S.Lorenzo deve diventare il ‘fiore all’occhiello della città’.

Claudia [ragazza amica di Irene Becci. Questo intervento è stato successivamente molto condiviso, almeno a parole] Temeva razzismo implicito o esplicito nel comitato. Alla fiaccolata, contro eventuali cartelli contro immigrati, aveva preparato cartelli pro-immigrati. In realtà, non trova che questo problema esista. Esistono invece altri problemi che il comitato denuncia, non si può fare finta di non vederli [si riferisce al mio intervento: trova che ci sia una sottovalutazione della questione della microcriminalità e della sicurezza]. Cita lo spaccio – da chiunque sia fatto. Cita anche la mancata differenziazione dei rifiuti del mercato centrale. Lancia l’idea di pulire una strada del quartiere [in senso letterale: anche questa idea viene ripresa in seguito]. Bisogna evitare che S.Lorenzo diventi un quartiere di spacciatori di droga.

Ragazza Bello vivere a S.Lorenzo perché quartiere multiculturale. Ma la sicurezza è un problema reale. Bisogna evitare che il rione diventi una ‘zona franca’. Per chiunque: immigrati e non. Fare la pipì per strada, l’omicidio e gli altri atti di degrado sono tutti legati dal ‘non rispetto delle regole’.

Giampietro Malusati [residente in p.zza mercato centrale] - Christian mosso da sentimenti condivisibili [convivenza, tolleranza], ma si scontrano con l’esigenza reale della sicurezza, che è una esigenza quotidiana. - Plaude alla ‘serietà’ e ‘compostezza’ della fiaccolata del 5 dicembre (molto diversa da quello che hanno riportato alcuni giornali: ‘rabbia e protesta’). I toni sono importanti - Pone problemi specifici che ritiene importanti: pub in piazza del mercato centrale. - Bisogna utilizzare le norme esistenti con flessibilità. Trovare ad es. equilibri differenziati relativamente agli orari dei negozi (facendo chiudere alcuni locali all’1 di notte, in presenza di ripetute contestazioni da parte di residenti) - D’accordo con misure di sicurezza (polizia e telecamere). Non si possono tollerare atteggiamenti vessatori da parte delle forze dell’ordine verso cittadini immigrati; ma neppure si può accettare di essere presi in giro dalle forze dell’ordine, come quando mostrano sufficienza nel rispondere ad allarmi, segnalazioni ecc. - S.Orsola problema non tanto di degrado collettivo, ma responsabilità di chi dovrebbe controllare e amministrare (minaccia esposto alla magistratura contro amministrazione comunale). - Importante il questionario. - Ammirazione per chi è nei comitati dal 1988 – Stefano Barone.

Conclude Stefano Marmugi - preparazione di una lettera-resoconto della riunione da far girare nel quartiere e da mandare ai giornali. - Il comitato non cercherà più di andare a palazzo vecchio. Inviterà assessori e responsabili delle commissioni ad andare alle prossime riunioni, che si terranno dopo le vacanze. - Nelle prossime riunioni verrà preparato uno statuto del nuovo coordinamento ‘Insieme per S.Lorenzo’.

[distribuzione finale di fiorellini alle signore]

 
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