Nelle biblioteche i libri non sono più gratis. Per ogni fotocopia (non più del 15% del testo) si paga un obolo alla Siae (L. 248/2000). Qualche anno fa è stata inoltre emanata una direttiva europea (92/100 CEE) che impone all’Italia (tra i paesi membri) la cancellazione del prestito gratuito dei libri. Un paio di anni dopo arriva puntuale un decreto legislativo (D.L. 685/1994) che equipara le biblioteche a dei negozi di video a noleggio. L’utente deve pagare i diritti d’autore per vedere un video e leggere un libro. E gli autori che non reclamano diritti? Per tutti e quindi anche per loro è arrivata una particolare legge che rispolvera il senso di un provvedimento del 1939 a proposito dell’obbligo di deposito di ogni pubblicazione nelle Prefetture provinciali. Chi realizza pubblicazioni (di ogni tipo: cartacee o digitali) viene quindi obbligato per legge a depositarle (deposito legale) perché considerate “di interesse culturale destinati al pubblico”. Secondo la attuale norma (L. 106/2004; DPR 3 maggio 2006 n. 252) il deposito avverrebbe anche presso le biblioteche nazionali (Firenze e Roma) che da luoghi di fruizione della cultura sono diventate esattorie e addette alla schedatura di ogni produzione artistica e culturale. L’Associazione Italiana Bibliotecari sta conducendo da tempo una dura battaglia contro la norma dei libri in affitto e per sua stessa derivazione sono nati i gruppi No Pago. La biblioteca nazionale di Firenze invece ha preso spunto dall’iniziativa di Archive per documentare il materiale digitale che gira in rete in maniera non invasiva e tecnicamente non obbligatoria. Questo genere di problemi potrebbe riguardare anche i Centri Documentazione: che tipo di obblighi hanno e come possono interagire con altri luoghi di fruizione della cultura. Resta da chiedersi: chi decide quali pubblicazioni acquistare ad uso delle biblioteche? Secondo quali regole avviene l’acquisto? Quali sono le case editrici privilegiate negli acquisti? Perché si vuole raschiare il barile e realizzare un sostegno all’editoria attraverso le biblioteche e a carico dei suoi utenti? Possono le biblioteche e i centri documentazione creare intere sezioni di materiale autoprodotto e rilasciato con licenze differenti? Possono le biblioteche scegliere e acquistare prevalentemente materiale da destinare alla libera consultazione?

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