Quando la Bossi-Fini, la legislazione ‘antiterrorismo’, la corruzione sistematica nelle questure e nei consolati, il razzismo istituzionale e quello del tuo vicino di casa ti piombano addosso, sei schiacciato, impotente, muto.

Quello che dici non conta o viene usato contro di te, per ‘confermare’ pregiudizi contro di te. Tu, immigrato, sei il Degrado, l’Illegalità, il Terrorismo. Lo dicono quelli del comitato di quartiere, è sulle labbra dei residenti della zona, lo ripete la stampa locale tra una notizia sulla Fiorentina e un gossip. Stai nell’angolo, parla sottovoce, tieni il capo chino, non ti azzardare a pretendere diritti né ad organizzarti.

29 giugno 2005. I ragazzi senegalesi vendono nelle strade attorno al Mercato Centrale. Vigili del Nucleo Antidegrado o poliziotti di quartiere gli si avvicinano. Ne fermano uno, un poliziotto lo colpisce al volto con un pugno.

Arrivano altri poliziotti, i vigili, poi addirittura dei carabinieri in tenuta antisommossa. Controllano gli altri venditori, allontanano i passanti. Il giorno dopo, nella stampa sono i senegalesi che hanno aggredito i poliziotti. E la Giunta di centro-sinistra ringrazia le ‘forze dell’ordine’.

Metà agosto 2005. Sono passati pochi giorni dagli orrendi attentati di Londra (e poche ore, probabilmente, dall’ultima morte di civili nell’Irak occupato). Il fratello di uno degli attentatori - si viene a sapere - ha un negozio internet vicino la stazione Termini a Roma. Il 12 agosto scatta in tutta Italia una operazione cosiddetta ‘antiterrorismo’ e anche a Firenze sono nel mirino di polizia e carabinieri i centri internet e telefonici gestiti da immigrati.

In San Lorenzo agenti in borghese bloccano gli ingressi, sequestrano letteralmente decine di persone, controllano i loro documenti. In via Panicale arrivano delle camionette, trenta immigrati vengono portati in questura per l’identificazione attraverso le impronte digitali. Un ragazzo marocchino in serata viene portato nel Centro di Permanenza Temporanea di Bologna.

Per trentatre giorni indossa una divisa e sempre più disperato racconta via cellulare alla sua compagna rumena, incinta di sette mesi, di un gruppo di rumeni sotto i ponti ‘accolti’ nel centro di detenzione, di uno sciopero della fame in solidarietà con un ragazzo senegalesi malato e non curato. Poi, alle quattro di notte, viene prelevato dai poliziotti, condotto assieme ad altri a Milano e da lì rimpatriato in Marocco. Quattro giorni prima che il giudice di pace decida sulla sua espulsione.

Scene dal quartiere di San Lorenzo a Firenze, un groviglio di straducole con le pietre sconnesse e qualche piazza. Tra la stazione e il Mercato Centrale, all’ombra del Duomo. Potrebbero essere accadute anche altrove: a San Salvario a Torino, a piazza Vittorio a Roma, in molte periferie di molte altre città. Zone in cui gli immigrati si ritrovano, hanno aperto negozi, risiedono, lavorano. La loro stessa presenza è vista come un pericolo e trattata come una questione di sicurezza. E l’insicurezza, secondo la stragrande maggioranza dei politici, si cura con la polizia, non con i diritti.

Facciamo qualcosa, rovesciamo il discorso - ci siamo detti. All’inizio siamo un gruppo di amici, compagni di chiacchiere e di lotte su vari terreni. In un’assemblea pubblica il 14 luglio ricostruiamo quello che succede nel quartiere, denunciamo gli abusi delle forze dell’ordine, la negazione di assistenza sanitaria agli immigrati, i problemi sociali effettivi che affrontano gli immigrati come tanti italiani (la casa, il lavoro, la precarietà, gli infortuni). Vengono molti ragazzi senegalesi, allarghiamo i contatti ad altri immigrati e alle associazioni antirazziste.

Andiamo avanti allora. E se agli immigrati vogliono imporre il silenzio, noi saremo ‘la voce migrante’. Non ‘la voce degli migranti’ (quella saranno gli immigrati stessi a farla sentire, nella sua pluralità). Non l’ennesimo sostituto paternalista all’autorganizzazione degli immigrati. Siamo una ‘voce che migra’ per comprendere e intervenire da antirazzisti su una realta’ sociale complessa e in rapida trasformazione.

Vogliamo essere un gruppo antirazzista di sensibilizzazione e azione radicato su un territorio specifico ma con lo sguardo rivolto alle problematiche complessive legate al fenomeno delle migrazioni; un gruppo che favorisca un’azione congiunta di italiani e immigrati, fuori da ogni paternalismo e senza sostituirsi ma stimolando forme di autorganizzazione degli immigrati stessi. Assemblee pubbliche, riunioni, volantinaggi settimanali nel quartiere: questi sono per ora i nostri strumenti. In mano, abbiamo volantini in tante lingue tradotti dagli stessi immigrati del quartiere. Per non riprodurre la dittatura anche linguistica imposta agli/alle immigrati/e.

Sabato 1 ottobre era un giorno importante per l’antirazzismo a Firenze. Ed è stata una giornata intensa di antirazzismo. La mattina siamo andati davanti alla prefettura, poi in piazza San Lorenzo. Eravamo con i/le compagni/e del Movimento di Lotta per la Casa, c’erano i senegalesi, i rumeni, i somali, c’erano alcuni dei trenta ragazzi che hanno disertato l’esercito eritreo e che qui ora sono costretti a vivere in strada e con la minaccia dell’espulsione sulla testa.

In piazza, abbiamo posto il problema dei permessi di soggiorno, dei diritti sociali, del diritto d’asilo. Cosa intendono fare le autorità politiche di questa città? Cosa intende fare il governo presente e quello (di centro-sinistra?) che verrà? Aumenteranno la repressione e la violenza o affronteranno davvero questi problemi alla radice?

Nel pomeriggio in piazza Strozzi c’era il leghista Borghezio. Quello che dichiara che bisogna sparare sulle barche degli immigrati e che è venuto a dire no alla moschea a Firenze. Un razzista di merda. E c’era Gibelli, nientedimenoche il capogruppo della Lega alla Camera, quello che vuole introdurre un test di ingresso alla scuola dell’obbligo per gli studenti immigrati, perchè dimostrino di conoscere lingua e cultura italiana.

Sennò, che vadano per due anni in scuole separate. Sembra un brutto scherzo, è una proposta di legge. Razzista. Eravamo tanti a contestarli e non ci siamo limitati a contestarli. Avevamo molto da dire noi antirazzisti: la nostra opposizione alla Bossi-Fini e alla logica dei flussi, ossia alle persone trattate come braccia da lavoro; avevamo da dire della vergogna dei CPT (ne aprono presto altri due a Gradisca e a Bari); avevamo da rivendicare forme di regolarizzazione permanente, il passaggio di competenze dalle questure ai comuni, politiche sociali sulla casa e sul lavoro.

Lo abbiamo gridato in strada e poi ne abbiamo discusso la sera presso la Casa del Popolo di Settignano, dopo la visione del film ‘Mare Nostrum’, in una importante assemblea contro la Bossi-Fini e contro i CPT organizzata assieme al Centro Carlo Giuliani. Non ha capito il nostro messaggio solo chi non lo voleva capire: la polizia ha caricato alla fine della manifestazione, ha mandato all’ospedale uno di noi, ha ferito altri/e compagni/e.

A loro va il nostro abbraccio. Resta la straordinaria mobilitazione, alla quale ora vogliamo dare continuità: a livello nazionale, con una assemblea pubblica a metà novembre in vista della manifestazione nazionale del 3 dicembre a Roma (organizzeremo pullman o treni); sul territorio, con riunioni, assemblee, presidi, volantinaggi. Come gruppo ‘la voce migrante’, invitiamo tutti/e a partecipare. Contro ogni razzismo!

C. del gruppo ‘la voce migrante’

 
  07.10.2005.txt · Ultima modifica: 21.10.2005 01:53 by 127.0.0.1
 
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