6 ottobre 2005

Due genitori al questore e al prefetto, dopo la carica ai manifestanti di sabato 1° ottobre Assieme a mia moglie abbiamo deciso di partecipare, con i nostri figli, alla manifestazione degli studenti di sabato 8 ottobre alle 16 in piazza Repubblica. Sabato scorso non è successo nulla a paragone di quello che accadde a Genova e il nostro pensiero è andato in particolare ai genitori di Carlo. Riteniamo però che nemmeno quel che è successo la settimana scorsa vada taciuto. Per questo abbiamo scritto una lettera aperta a Questore e Prefetto e vorremmo distribuirla come un volantino sabato prossimo. Ci farebbero piacere suggerimenti e consigli e sapere se val la pena fare una cosa del genere.

Lettera aperta al questore e al prefetto di Firenze

[…] Siamo i genitori di una ragazza di diciassette anni che sabato 1° ottobre ha assistito alla carica della polizia nei confronti di alcuni ragazzi dopo il comizio di Borghezio, esponente della Lega. Crediamo che nostra figlia fosse in quella piazza anche per nostra responsabilità: assieme abbiamo cercato di insegnare ai nostri figli i valori più profondi in cui crediamo si debba fondare la vita personale e collettiva. Fra questi ci sono il rispetto assoluto per l’essere umano, il riconoscere il valore unico e irripetibile di ogni individuo, la consapevolezza che la diversità tra i singoli non può essere mai ragione di discriminazione, di disuguaglianza, di disprezzo; anzi, che le differenze sono lo spessore che fa dell’umanità una specie diversa dai gasteropodi o dai batteri. Crediamo sia stato anche per questo che nostra figlia fosse in piazza lo scorso sabato per esprimere la sua contrarietà agli atteggiamenti apertamente razzisti e xenofobi del signor Borghezio. Se fossimo stati in città saremmo stati anche noi a testimoniare il nostro dissenso alla sua predicazione di odio e di razzismo.

Nostra figlia ci ha raccontato quello che è successo. Noi le crediamo. Ci ha detto che al termine del comizio, mentre tutti si stavano lentamente allontanando, solo una trentina di studenti erano rimasti lì; alcuni poliziotti hanno detto a singoli di spostarsi ed hanno cominciato a spingere con gli scudi. Un ragazzo in prima fila è inciampato ed è caduto in terra. Da quel momento è iniziata la carica a suon di manganelli. Ci ha raccontato dei ragazzi colpiti, di uno di loro ferito alla testa, sanguinante. Queste cose ce le ha raccontate a occhi sgranati e increduli, stupiti. […]

Da un compagno

Non ero presente alla carica perché ero in piazza Repubblica con il resto del presidio. Sono stato però in contatto telefonico costante con dei compagni che erano andati dalla parte di via Tornabuoni (manganellati anche loro alla fine, uno mandato all’ospedale e ora con dieci punti in testa) e mi raccontavano «in tempo reale» i loro sforzi per proteggere il presidio da atteggiamenti sempre più provocatori della polizia messi in atto già prima della carica. Tra l’altro, anche in piazza Repubblica, a corteo completamente finito, avendo detto al megafono che era sciolto ed essendo ormai rimasti in una quindicina a chiacchierare del più e del meno in capannelli di amici, i carabinieri si sono calati inspiegabilmente i caschi e si sono nuovamente schierati come per prevenire chissà quale imminente pericolo.

Circa cinque-dieci minuti dopo la carica sono poi arrivato sul luogo in cui era avvenuta. Ho visto i volti increduli e impauriti dei/lle compagni/e, ne ho ascoltato i racconti, ho visto il compagno ferito alla testa nell’ambulanza. Ho visto anche – siamo stati/e tutti/e costretti a vedere – l’autentica provocazione che ha seguito la carica, con almeno quindici camionette piene di poliziotti e carabinieri che, lasciando piazza strozzi, hanno sfilato una dopo l’altra, lentamente, davanti ai compagni e alle compagne che essi stessi avevano da poco manganellato. Non limitandosi peraltro a passarci davanti, ma «salutandoci» ironicamente da dentro le camionette, facendo gesti di ogni tipo (dito medio sollevato, mani come per dire «vi rompiamo il culo») e gridando anche frasi oltraggiose. Infine, da quello che so e come potranno confermare altri/e compagni/e, due agenti di polizia in servizio all’ospedale di Torregalli e due agenti della digos (in borghese) giunti lì appositamente, hanno identificato in ospedale il compagno che è stato ferito in piazza. Vorranno anche denunciarlo?

 
  06.10.2005.txt · Ultima modifica: 21.10.2005 01:26 by 127.0.0.1
 
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