5 ottobre 2005

Mercato centrale, ore 14.00 circa

Stiamo mangiando dal messicano sotto i portici di via Panicale. Sentiamo delle grida, poi altre un paio di minuti dopo, seguite questa volta da una sirena della polizia. Facciamo un giro e capiamo che è successo qualcosa all’interno del mercato centrale, nei pressi dell’ingresso di via dell’Ariento. Probabilmente una rissa. Seguiamo un tipo della digos che ferma la macchina in via dell’Ariento ed entriamo all’interno del mercato. Ci sono dei feriti: un uomo e un ragazzo. Sono sul posto tre-quattro vigili e parecchi poliziotti in borghese, poi arrivano anche alcuni carabinieri (il proprietario del bar interno vicino a dove si sono svolti i fatti lamenterà che per venti minuti non è arrivato nessuno).

Da quello che riusciamo a capire, alcuni uomini (probabilmente quattro), definiti dai presenti «i palermitani» si sono picchiati all’interno del mercato. Nel dividerli, o forse perché direttamente attaccati dai «palermitani», sono rimasti feriti anche alcuni negozianti del mercato. I «palermitani» (sono muratori che ora fanno anche «altro», ci dirà un uomo più tardi) hanno usato una scala e forse un tavolinetto come armi di aggressione. Ci infiltriamo nei capannelli formati da commercianti, residenti e forze dell’ordine. I commenti aggressivi dei presenti riguardano inizialmente i «palermitani», contro i quali si dispiega un tipico immaginario e vocabolario antimeridionale (usato anche da uno che dice la classica battuta: «Per carità, sono siciliano anche io»).

Proprio perché «palermitani» vengono considerati particolarmente pericolosi e vendicativi, si temono rappresaglie ai danni dei commercianti che hanno assistito alla rissa e che sono intervenuti per pacificarli. «Questa è gente pericolosa» è il commento diffuso, lo sentiamo dire prima da una signora e poi anche da altri. Ma nel giro di poche battutte il clima di pericolo e disordine che si respira nel mercato, nel quartiere e in tutta la città viene attribuito dai commercianti/residenti e dalle forze dell’ordine alla presenza degli immigrati nel quartiere. Si intende immigrati «extracomunitari» che nei fatti appena accaduti non hanno avuto alcun ruolo.

I commercianti/residenti chiedono un pattugliamento più massiccio all’interno del mercato e nelle zone circostanti. Quello che si presenta chiaramente (sia pur in borghese) come il responsabile di piazza della polizia si mostra d’accordo: «Questa è gente da mandare via» afferma con l’aria sconsolata di chi ritiene insufficienti le espulsioni effettuate e le risorse a disposizione per effettuarle. Spiega dal suo punto di vista le difficoltà organizzative: ci sono in zona tre pattuglie, una per gli «ambulanti abusivi», una per il Canto dei Nelli (che capiamo essere considerata una strada particolarmente pericolosa ma non riusciamo capire perché) e un’altra non si capisce bene per cosa. «Se ne chiamiamo altre in zona, le togliamo da fuori» conclude sconsolato. I presenti annuiscono. Il funzionario di polizia insiste particolarmente sul fatto che ci sono dei «soggetti» che devono essere assolutamente allontanati. Fa riferimento esplicito ai rom rumeni che stazionano spesso in piazza mercato centrale, che lui però identifica come «rumeni, ungheresi, bulgari». Tutto il suo seguito di agenti in borghese concorda, insieme ai residenti/commercianti, sul fatto che devono essere incrementati i controlli e i pattugliamenti. A questo punto la collaborazione tra forze dell’ordine e commercianti/residenti è massima, parlano la stessa lingua. I commercianti chiedono un lavoro di controllo costante sul territorio: «Più polizia, è l’unica soluzione» – dice uno con la faccia di chi riflette tra sé e sé e ritiene di esporre una verità evidente; «Bisogna fare pulizia» aggiungono altri due. Nel discutere, uno dei commercianti precisa peraltro: «Per carità, le operazioni che fate ogni tanto sono importanti, anzi, se vi serve una mano». Parlano addirittura di «collaborare» nell’identificazione degli immigrati, in modo da dare un segnale forte di controllo del territorio.

D’altro canto, fanno un non velato riferimento a ronde autonome che potrebbero «essere costretti» a organizzare in zona: «Noi non vorremmo che succeda un carnevale, ma se serve», dice uno. La necessità di ronde viene citata anche come difesa da eventuali ritorsioni dei «palermitani», dei quali di tanto in tanto si ricordano, anche per la sollecitazione di una ragazza del mercato, sorella di uno dei feriti. Davanti a queste proposte di ronde e collaborazione, i poliziotti non si scompongono minimamente e apprezzano anzi la buona volontà di questi che si presentano come onesti cittadini, bravi lavoratori troppo spesso danneggiati nello svolgimento del loro lavoro. Nella sostanziale unità che si è costruita tra agenti e residenti/commercianti gioca infatti una ideologia di fondo basata sulla raffigurazione di se stessi (poliziotti e commercianti) come onesti lavoratori che si svegliano prestissimo la mattina e lavorano sodo, e, per contro, degli immigrati (palermitani o «extracomunitari» che siano) come scansafatiche e pericolosi. Arriva un vigile e invita due o tre delle persone presenti alla rissa a recarsi alla sede di via delle Terme per sporgere querela sull’accaduto. «Il tempo di chiudere i banchi» gli dicono. L’ultimo capannello si scioglie con un ragazzo che dice ad altri due-tre, con evidente riferimento all’idea delle ronde: «Se serve, io ci sto». Ce ne andiamo avviliti e impauriti.

 
  05.10.2005.txt · Ultima modifica: 21.10.2005 01:23 by 127.0.0.1
 
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