Lo scritto che segue parla dei fatti verificatisi ieri nel quartiere di San Lorenzo, che sono al centro della cronaca locale odierna.

Il 29 giugno 2005, nel quartiere fiorentino di San Lorenzo, verso le ore 15. In Borgo la Noce, quasi all’altezza di via dell’Ariento. Dei vigili in borghese fermano due ragazzi senegalesi che stavano presumibilmente vendendo ‘abusivamente’ della merce. A quanto pare erano gia’ venuti il giorno precedente e avevano avuto un diverbio, peraltro senza ulteriori conseguenze. Tornano allora il 29 con dei rinforzi. Uno dei due senegalesi viene ammanettato dai vigili.

I ragazzi senegalesi che sono nei pressi si avvicinano al luogo dei fatti. Arrivano macchine dei carabinieri e della polizia (chiamati da qualcuno?). In tutto saranno state 4 o 5 macchine, con un numero di agenti sufficiente a riempire lo stretto Borgo la Noce e dare quindi l’impressione di una considerevole operazione di polizia.

Non so dire quando intervengano poliziotti e carabinieri. A quanto pare comunque il ragazzo ammanettatto, molto spaventato, avrebbe tentato di tirare un calcio a un poliziotto (o forse - come suggerisce sia pure con tono ignobile Stefano Gelardeschi sul Corriere di Firenze di oggi 30 giugno 2005 - avrebbe “reagito malamente ai controlli dei vigili compiendo atti di autolesionismo”). Per tutta risposta un poliziotto gli avrebbe sferrato un pugno in pieno volto. Gli ha anche rotto gli occhiali (me lo ha detto in serata, quando l’ho incontrato per caso in piazza del mercato centrale). Da li’, minuti di tensione tra le ‘forze dell’ordine’ e, soprattutto, una quarantina di ragazzi senegalesi (c’era anche una ragazza senegalese). I giornali di oggi parlano di una ‘maxi-rissa’. Nessuno si lamentava di qualcosa del genere ieri pomeriggio.

Tutto quanto sopra lo evinco a posteriori dai racconti di varie persone che si trovavano sul posto in quel momento. Personalmente, ero altrove e sono arrivato in zona alle 15.30, avvertito telefonicamente da una amica che stava succedendo qualcosa in San Lorenzo. Una zona dove negli ultimi anni non sono stati rari i casi di operazioni di polizia condotte con metodi al di fuori delle leggi e dei regolamenti (vedi Appendice).

Arrivo a Borgo la Noce e poso la bici sul marciapiede. La situazione e’ tesa. E’ gia’ presente Pape Diaw, presidente dell’associazione senegalesi a Firenze. E’ arrivato pochi minuti prima. E’ da sempre in contatto con le associazioni antirazziste ed e’ sempre veloce ad arrivare in situazioni come queste. E’ arrabbiato, Pape, ma parla con la consueta lucidita’. Si rivolge pacatamente a un poliziotto che porta sulle spalle i simboli di un graduato (tre bottoni e la corona, se non sbaglio). Gli dice che non si puo’ fare cosi’, che ci sono leggi che anche gli agenti devono rispettare, che queste cose succedono troppo spesso, specie in questa zona.

Poliziotti e carabinieri lo guardano con superficialita’, alcuni con un certo disprezzo. Uno con tono sarcastico gli si rivolge con un ‘Senta, Presidente…’. Intanto gli agenti vogliono che la piccola folla che si é creata attorno alla scena si disperda. Lo fanno capire con toni arroganti, chiaramente disturbati da quegli occhi e orecchie che potrebbero vedere e sentire cose che non e’ bene (per loro) vedere e sentire. Disturbati da quelle teste che potrebbero farsi un’idea critica sull’operato delle forze dell’ordine. Come accade ad un ragazzo italiano accanto a me, che ha visto la scena e che piu’ tardi, sia pure molto spaventato dall’atteggiamento degli agenti stessi, assieme a tre ragazzi senegalesi testimoniera’ su quello che ha visto.

Quel ragazzo resta particolarmente colpito quando un carabiniere (anche lui graduato, due strisce d’argento sulle spalle) mi si rivolge sprezzante e mi intima di allontanarmi. Gli dico che io sono li’ per osservare come cittadino, che non puo’ cacciarmi dalla strada. Mi risponde: “Vai a fare il pacifista da un’altra parte”. Poi insiste, con tono sempre piu’ arrogante, sempre piu’ minaccioso. Vuole che me ne vada. Cosa che non faccio. Del resto, attorno a me ci sono molte altre persone, alle quale si limita a rivolgere una generica intimazione ad andare via. Poi, come al solito, mi chiede i documenti, caratteristico e sistematico strumento di intimidazione. Me li riconsegnera’ una decina di minuti dopo, una volta effettuati i ‘controlli’ del caso sul computer di bordo di una macchina dei carabinieri. Per il tempo successivo che resto li’ non smette di tenermi d’occhio. Quando torno da un giro un ragazzo immigrato del negozio di pelle di Borgo la Noce mi dice anzi che quell’agente ha parlato con un suo collega dicendogli che “il ragazzo italiano…”. Insomma, mi informa che li ha sentiti parlare di me in modo minaccioso. E mi consiglia: “Non parlare píú, quello ce l’ha con te”.

Con la mia amica raccogliamo allora le voci delle persone che sono attorno a noi. Un ragazzo con gli occhiali scuri - a vederlo mi da’ l’idea di uno di estrema destra, le cose che dice sembrano non smentire l’impressione - sostiene che e’ giusto cosi’, che i poliziotti devono poter fare quello che vogliono contro questa gente. Un altro ragazzo, credo uno di un banco del mercato, una mezzoretta dopo dira’ che secondo lui i poliziotti dovrebbero andare li’ - indica la zona dove sono i senegalesi - e “prenderli tutti, tanto nessuno di quelli ha i documenti in regola”. Si lamenta con quelli che “li fanno entrare” in Italia perche’ - spiega - “ti piace avere 20.000 di questi qui senza documenti e senza lavoro nella tua citta’?”. Nella mia mente echeggiano le parole sulla ‘patria fiorentina’ e sui ‘traditori’ scritte su un cartello in piazza Madonna degli Aldobrandini un mesetto fa durante un orribile presidio ‘contro il degrado e l’illegalitá’ del Comitato “Insieme per San Lorenzo”… Poi c’é una signora che chiede cosa sia successo. Cerchiamo di spiegarle quello che sappiamo. Subito lei parla di ‘negri’ e dice che i poliziotti hanno famiglia, che non crede che vadano cosí in giro a picchiare la gente senza motivo… Per fortuna non tutti la pensano così. C’è anche chi, pur senza aver assistito personalmente ai fatti, comprende immediatamente le dinamiche del rapporto tra polizia e immigrati in questo quartiere. Passano due ragazze che erano in giro per bancarelle. Vedono le macchine della polizia, chiedono cosa succede. Anche a loro raccontiamo. Alcuni immigrati lì nei pressi annuiscono sentendo la nostra ricostruzione dei fatti. Le ragazze restano sconvolte, solidarizzano con i senegalesi. Poco dopo passa un’altra ragazza. Si vede che ha fretta, ma anche lei chiede di che si tratta. E, dopo aver ascoltato, commenta: “Fanno sempre così, sono capaci solo di usare la violenza i poliziotti”.

Con la mia amica ci spostiamo dietro i banchi del mercato, verso i gradini laterali di San Lorenzo, verso i ragazzi senegalesi che sono andati lí dopo che sono stati sostanzialmente allontanati dalla zona dei fatti - dove ora i poliziotti raccolgono le testimonianze su quanto accaduto e dove Pape continua a cercare una mediazione sulle sorti del ragazzo fermato e ferito (forse in ospedale in quel momento) e per l’altro lí presente. Quei ragazzi senegalesi devono aver visto che i poliziotti mi hanno preso i documenti. Questo evidentemente gli ha fatto capire che si possono fidare di noi. Quindi raccontano come si sono svolti i fatti. E aggiungono altre considerazioni, specialmente uno di loro. [Cito a memoria, senza presunzione di precisione] “La polizia fa sempre cosí. Noi vendiamo questa roba qui, in fondo non diamo fastidio a nessuno. A me non interessa di farmi sei mesi di carcere, sono venuto qui per una buona ragione” - dice alludendo al suo percorso migratorio. “Loro [i poliziotti] arrivano continuamente, noi andiamo via. Vengono, ci provocano, ci minacciano. E’ sempre cosí. Lo fanno con noi, non con gli arabi e con gli albanesi, perche’ noi siamo piu’ buoni e allora se ne approfittano. Cosí non va bene. Due giorni fa hanno fermato un ragazzo che era in strada. Neppure vendeva nulla. Gli hanno messo le manette e poi gli hanno puntato una pistola qui”. Indica la tempia. Resto sconvolto. Gli chiedo dove sia quel ragazzo ora. “E’ qui con noi adesso”. Mi chiedo come sia possibile che episodi di una tale gravitá non solo non facciano scalpore ma non siano neppure conosciuti. Come al solito, mi sento impotente. Mi prende ancora quel maledetto senso di impotenza, quell’orribile crampo allo stomaco che ho gia’ provato altre volte che mi sono trovato in situazioni analoghe. Guardo la mia amica. Ha gli occhi lucidi. Anche i miei occhi sono lucidi. Di rabbia, impotenza, tristezza. Ci era gia’ successo prima, di fronte alla paura stampata sulle faccie di due senegalesi; talmente spaventati che c’era voluto un bel po’ anche solo per potergli esprimere un minimo di solidarietá. “Non possono terrorizzare le persone così” - ci eravamo detti. Sui gradini laterali di San Lorenzo, seduti vicino a un altro gruppo di senegalesi, riflettiamo sulla mancanza di una risposta organizzata a queste situazioni anche da parte del movimento di cui facciamo parte. Ancora una volta, sprofondiamo in un grande senso di impotenza.

Decidiamo infine di allontanarci. In un Borgo la Noce presidiato continuano intanto le testimonianze. Arrivano due macchine dei carabinieri da via dell’Ariento, passando cioè in mezzo ai banchi del mercato. Scendono 5-6 carabinieri in tenuta antisommossa. Incredibile. Anche loro si mettono a presidiare la strada. Commentiamo la cosa con i ragazzi senegalesi che sono ancora li’. Ci riconoscono, qualcuno ci ringrazia perfino. Deve essere talmente raro che degli italiani si mostrino solidali che sembrano stupefatti. Mi sento un po’ a disagio, ma questi lampi di solidarieta’ in mezzo a tanto schifo sono davvero la cosa piu’ importante. Dico loro che abito in zona, che se vogliono possono chiamarmi al cellulare se succede qualcosa. Non so cosa, ma qualcosa si provera’ a fare. Lascio loro il numero. Alcuni di loro lo memorizzano sui cellulari. Ci salutiamo.

P.S. Fuori dalle edicole, in questa mattina assolata del 30 giugno, le ‘civette’ scrivono: IL CORRIERE DI FIRENZE: “Senegalesi contro agenti. Tafferugli al mercato” LA NAZIONE: “Rissa in San Lorenzo. Abusivi accerchiano gli agenti: 4 feriti” I feriti, si precisa, sono tre agenti di polizia municipale e un agente di polizia. E i senegalesi? Evidentemente ritenuti incapaci anche solo di ferirsi quando ricevono un pugno, per la stampa sono buoni solo a commettere illegalita’, a ‘circondare i poliziotti’, a picchiare. Solo Repubblica scrive di sfuggita che anche uno di loro e’ stato portato in ospedale. Presumibilmente lo stesso che e’ stato arrestato “per possesso di materiale contraffatto”. Un altro e’ stato denunciato a piede libero “per resistenza e oltraggio”. I ‘residenti infuriati’ trovano invece ampio spazio. Secondo La Repubblica avrebbero anche “dato vita ad una manifestazione di protesta contro degrado e abusivismo” ieri sera alle 20. Parlano a La Nazione: “Ormai questa gente non teme piu’ nulla e non ha rispetto delle autorita’”. Su Il Corriere di Firenze interviene anche il presidente della ‘Commissione ambulanti di San Lorenzo’, Barone Ershadi. Ripete la litania del Comitato di quartiere, del quale del resto fa parte: “Serve un presidio fisso di polizia”. A rassicurare questi cittadini modello ci pensa come al solito l’uomo piu’ potente della citta’, l’assessore diessino “alla Polizia municipale e alla sicurezza sociale”, il gia’ vice-sindaco Graziano Cioni. Dalle pagine de Il Corriere di Firenze (p.9) e da quelle locali di Repubblica dichiara: “Voglio esprimere la mia solidarieta’ agli agenti di Polizia municipale e al poliziotto che, nel compiere il loro lavoro quotidiano per rendere questa citta’ piu’ vivibile, sono stati aggrediti rimanendo feriti”. Promette anche, il Cioni, che “nelle prossime ore saranno perseguiti coloro che si sono resi responsabili di questo episodio di violenza”. L’ordine regna a San Lorenzo.

APPENDICE - Un minimo di contesto Ho assistito personalmente a tre episodi di arbitri da parte delle forze dell’ordine nella zona. Il primo in via de’ Ginori, circa un anno e mezzo fa. Un poliziotto, dopo aver ammanettato un ragazzo maghrebino, gli sbatteva con forza e ripetutamente la testa contro la macchina di servizio. Una scena che vidi per caso, tornando in bici; talmente cruenta da scatenare le ire anche di una ragazza e di una signora sui settanta anni che passavano di lì. Il loro intervento, e poi anche il mio, servirono a far smettere l’agente che peraltro, una volta assicurato l’immigrato in macchina, non mancò di prenderci i documenti e di inveire contro di noi. Il secondo episodio è accaduto in via dei Calzaioli circa un anno fa. Due vigili - un uomo e una donna - cacciavano malamente gli immigrati che vendevano i poster in strada. La vigilessa è passata anzi ripetutamente con i tacchi sui poster stessi, e si fermava su di essi in modo che non potessero riprenderli. Nel frattempo, assieme al collega offendeva ripetutamente e minacciava gli immigrati. Anche qui, le modalità arroganti e violente erano tali che diversi passanti intervennero. I vigili chiamarono i carabinieri, che accorsi rinnovarono offese e minacce sia contro gli immigrati che contro un signore italo-americano particolarmente sconvolto dal comportamento dei ‘tutori dell’ordine’. Gli presero i documenti, e lo stesso fecero a me, pur essendomi limitato a dire che non avevano diritto ad offendere e minacciare.

Il terzo episodio, più grave, risale alla metà di agosto del 2004. E’ accaduto in via Guelfa angolo via Panicale, verso le 22.30. Qualcuno chiamò la polizia perchè un ragazzo di colore orinava in strada. Accorsero almeno 7 macchine della polizia, dalle quali scesero una decina di agenti in divisa e una quindicina in borghese. Pur non trovando più la persona segnalata telefonicamente, presero a fermare le persone di colore presenti in zona, chiedendo loro permessi di soggiorno e documenti. Infine, bloccarono due ragazzi nigeriano che andavano in due in motorino. Sequestrarono il motorino e controllarono i loro documenti, peraltro in regola. Nel frattempo, per oltre un’ora, li offendevano a turno in ogni modo, li minacciavano e in un paio di occasioni almeno arrivarono a mettere le mani addosso a uno di loro. Tra l’altro, i due ragazzi nigeriani non parlavano l’italiano, mentre i poliziotti parlavano (urlavano) solo in italiano.

Per essere rimasto a guardare - invece di andare come gli agenti intimavano a passanti e residenti affacciati alla finestra - e per aver detto che anche loro dovevano rispettare leggi e regolamenti, nel dicembre 2004 mi sono ritrovato denunciato tra tre agenti per ingiurie e minacce. Passato recentemente da indagato a imputato, attendo attualmente che sia fissata la data del processo.

Al di là di questi tre episodi, altri analoghi me ne sono stati riferiti da persone italiane e immigrate. Esiste comunque un contesto generale di arbitri nel quale essi si inseriscono: la continua provocazione contro gli immigrati (per lo più senegalesi, cinesi e maghrebini) che vendono come ambulanti nella zona del mercato. Gli arbitri contro gli immigrati proprietari di negozi, specie nella zona di via Panicale e piazza del Mercato: vengono effettuati numerosi controlli nei negozi con il pretesto dell’igiene, controlli non estesi ai circostanti negozi di proprietà di italiani. In alcuni casi i commercianti immigrati si sono visti sospendere la licenza per un paio di settimane a seguito di questi controlli o anche solo per essersi lamentati dei controlli stessi con i poliziotti che li effettuavano.

Inoltre, si sono verificati due casi di ferimenti di immigrati in piazza del mercato a seguito di risse. Mentre i soccorsi sanitari sono arrivati con oltre un’ora di ritardo dal vicino ospedale di Santa Maria Nuova, sono accorsi immediatamente e in numero spropositato carabinieri e polizia, che hanno preso a interrogare il ferito come se fosse egli stesso colpevole del reato subito.

Mi diceva una amica stamattina, avendo saputo quello che è successo ieri a San Lorenzo e avendo saputo che mi hanno preso ancora una volta i documenti, che questa azione individuale resta di fatto ad un livello puramente testimoniale, rischiando di danneggiarmi senza produrre reali effetti. Devo dire che sono d’accordo con lei, pur se con una necessaria precisazione - che credo peraltro condividerebbe: quell’azione individuale è sì principalmente simbolica, ma è fondamentale a mio avviso nella misura in cui riesce a spezzare il ritmo dell’arbitrio e della violenza che quegli agenti stanno compiendo. Inoltre, essa funziona (talvolta, non sempre purtroppo) come catalizzatore di critiche esistenti ma non espresse dalle altre persone che guardano. Infine - ma è senza dubbio la cosa più importante - produce una solidarietà con gli immigrati che stanno subendo l’arbitrio o che sono spaventati da quello che potrebbe accadergli. E’ negli occhi terrorizzati degli immigrati che trovo ogni volta il senso di quel piccolo gesto che sto facendo. Che non è certamente quello di un piccolo martirio, quello sì, del tutto inutile e paternalistico. Detto questo, sono pienamente d’accordo con la mia amica. E’ solo l’azione collettiva che può spezzare alla base certe dinamiche di violenza e arbitrio. E questo interminabile scritto ha in fondo anche questo significato di invito a confrontarci per discutere cosa fare. Tempo fa, con alcuni/e amici/he e compagni/e si ritenne necessario capire cosa stesse accadendo nella zona di San Lorenzo e quale fosse la percezione di residenti, passanti, lavoratori, turisti su di essa. Si provò ad impostare un lavoro di inchiesta che fornisse gli strumenti per capire come intervenire in quel contesto. Ci siamo visti alcune volte, arrivando ad individuare alcune linee portanti dell’inchiesta. Poi però non siamo riusciti ad andare avanti, per motivi di tempo. Credo che i fatti di ieri confermino la necessità di fare qualcosa. Tanto più che è nel frattempo avvenuta la saldatura dei vari comitati di zona nel Comitato ‘Insieme per San Lorenzo’ e questo, pur presentando notevoli differenze al suo interno, ha dato luogo negli ultimi tempi (anche ieri sera a quanto pare) a iniziative che poggiano su un evidente immaginario discriminatorio nei confronti degli immigrati.

 
  01.07.2005.txt · Ultima modifica: 20.10.2005 15:59 by 127.0.0.1
 
RSS: Modifiche Recenti Contenuti: Licenza Creative Commons Valid XHTML 1.0 Valid CSS Sito fatto con: DokuWiki Sito ospitato da: Inventati.org