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review - revolution
Sto
uscendo dall’università, mi è andata bene oggi solo mezza
giornata, vado di corsa a prendere la metro prima di bruciarmi il
pomeriggio. Guardo il cellulare. Un messaggio, è Alessandro.
“Stasera
ci vediamo a casa di Ivan, c’è anche Federico, ha in mente di
fondare un giornale”. Parte il film, mi immagino già tutto: foto,
interviste, editoriali., penso alle elementari, alle medie. Chi sa
che fine hanno fatto tutte quelle storie, quelle battute di bambini
che si divertivano a fare i giornalisti. Penso alla maestra che ci
propose quell’idea, Vicari mi sembra si chiamasse. Una
di quelle persone importanti che incontri nella vita e che
accompagnano a crescere. Fai un pezzo di strada insieme a loro e non
le dimentichi più. Ti regalano una passione, dei sogni, pur facendo
il loro lavoro.
L’idea
funzionò. Ogni settimana tra quelle pagine a quadretti, c’era una
novità. Passavano pomeriggi ad incontrarci, a pensare tra succhi di
frutta e brioche. Volevamo sorprendere, volevamo che qualcuno
leggesse con piacere quello che scrivevamo, magari trovandolo
addirittura bello. Si arrivava talvolta a discutere su chi fosse il
più bravo, c’era rivalità, insomma ne eravamo innocentemente
orgogliosi.
Circa
dieci anni dopo arrivo all’appuntamento in ritardo.. gli
altri hanno già finito di cenare, mi spetta una pizza fredda da
mangiare in fretta, per fortuna è quella giusta. Ancora un altro
bicchiere di vino, scherziamo un po’ prima di cominciare, siamo
tra amici. C’è curiosità nell’atmosfera, quasi imbarazzo.
Siamo arrivati con in tasca già un’idea vaga ma sincera della
cosa, c’è voglia di dargli un’anima. C’è leggerezza, siamo
ragazzi cresciuti insieme, difficile prendersi sul serio.
Sappiamo
che ci sono cose da dire, storie da raccontare, emozioni, sfoghi,
idee da riscattare. Vogliamo esserci, a modo nostro, con le
nostre parole immaturamente arrabbiate, con le nostre idee che
nascono tra le battute di una tastiera, tra una canzone e un libro.
Ci
salutiamo con la spazzatura in mano, quattro cartoni sporchi
d’olio. Fuori fa freddo, già dicembre e non ce ne siamo accorti,
meglio coprirsi bene. Allora ci risentiamo dopo le feste, va bene,
auguri. Ritorno a casa spensierato e divertito con la voglia di far
crescere la cosa, e già ne sono orgoglioso.
L’idea
funziona.