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02.10.2009
Via Corelli, la sentenza



Diario



Il primo grado del processo contro i rivoltosi di Corelli si è chiuso. C’è stata una sola assoluzione, ma le condanne sono state di molto inferiori alle richieste dell’accusa: dai 6 ai 9 mesi, contro i due anni abbondanti che pretendeva il Pm durante la sua requisitoria. Rimane tutta aperta la questione di Joy, che sarà processata per calunnia per aver raccontato in aula ciò che nessuno ha avuto il coraggio di affermare fino ad ora a voce alta: e cioè che oltre ad essere luoghi di reclusione e teatro di pestaggi, ricatti e umiliazioni, i Centri spesso nascondono storie tremende di molestie e violenze sessuali. Spogliati di tutto, nuda vita, i prigionieri sono corpi reclusi dei quali i guardiani ritengono sia naturale servirsi a proprio piacimento.


Fuori dall’aula un presidio abbastanza folto ha reso visibile in strada come i 14 processati non siano affatto soli. Ma c’è stato di più. Sempre a Milano, nei giorni precedenti, gruppetti di antirazzisti sono andati a dire la propria di fronte ad una sede della Croce Rossa e in una mensa gestita dalla Sodexo, ricordando la complicità di queste aziende con i Centri e le vicende del processo; a Bologna alcune compagne hanno fatto un rapido presidio sotto al Centro di via Mattei, focalizzando l’attenzione sulla storia di Joy;  a Rivoli, vicino a Torino, proprio mentre ancora l’udienza milanese era ancora in corso, un gruppo di compagni ha fatto irruzione nella sede della Sodexo. E soprattutto fittissimi sono stati i contatti con gli altri Centri, in particolar modo con i reclusi di via Corelli - che hanno fatto una diretta con il presidio - e con quelli di Gradisca, che lunedì hanno fatto un giorno intero di sciopero della fame in solidarietà con i processati.



Ascolta un resoconto dell’udienza del processo, del presidio e delle iniziative Milanesi:



Ascolta i racconti delle iniziative solidali di Rivoli e Bologna, ai microfoni di Radio Blackout:



Leggi i resoconti dei volantinaggi alla Croce Rossa e alla Sodexo di Milano.


Continua a pag. 21173



macerie @ Ottobre 13, 2009














Dall’altro capo del mondo





Diario



Una voce che arriva dall’altro capo del mondo. È la voce di Miguel: al telefono mi racconta l’ultimo capitolo della sua avventura italiana e me lo racconta proprio partendo dal momento in cui ci eravamo lasciati una mattina di qualche settimana fa. “Mi stanno portando via”,  era tutto quanto era riuscito a dirmi allora: ora mi può dire il resto, mentre se ne sta seduto nella casa di sua madre, in un paese a qualche centinaio di chilometri da Lima, in Perù.


Quella mattina l’hanno svegliato presto e l’hanno accompagnato dentro all’ufficio immigrazione del Centro di Ponte Galeria dove i funzionari gli hanno comunicato che la partenza sarebbe stata immediata. Partenza immediata anche se nei mesi di detenzione non si era mai visto nessuno del consolato peruviano, tanto immediata da non lasciarlo nemmeno tornare nella camerata dove aveva nascosto pochi euro di risparmi. Ci ha provato, Miguel, a chiedere ad un impiegato della Croce Rossa di poterli recuperare, ma ne ha ricevuto come risposta solo qualche minaccia. “Piuttosto ti tiro un cazzotto” - gli ha detto un crocerossino prima di farselo sfilare dalle mani dai tre poliziotti che lo hanno preso in consegna per il viaggio. Viaggio? Un bel viaggio, certamente, con le braccia immobilizzate in una specie di camicia di forza. “Mi ero preparato a questo, ero tranquillo”: non voleva fare resistenza, Miguel. Eppure è stato tenuto legato, ed è stato fatto salire sull’aereo prima di tutti gli altri e lontano da sguardi indiscreti; è stato fatto sedere in fondo, coi tre agenti in borghese schiacciati accanto a lui un po’ a trattenerlo e un po’ a nasconderlo alla vista degli altri passeggeri. Non era un bello spettacolo, in effetti, ma bisognava pur trovare una maniera per liberarsene, ore che l’Europa non ha più bisogno di lui. Anche se lui l’Europa l’ha sempre amata, se ne ha studiato con passione la storia e gli “ideali”. Anche se ha passato vent’anni a servire nelle case dei notabili romani, la più antica delle capitali del continente. Non voleva fare resistenza, Miguel, ma i questurini gli hanno liberato le mani solo dopo mezz’ora dal decollo e lo hanno marcato stretto anche dentro all’aeroporto di Caracas - dove  ha fatto scalo il volo dell’Alitalia - tanto che i funzionari della polizia di frontiera si son sorpresi nel vedere un peruviano quasiasi accompagnato da una scorta simile (”Sei proprio un tipo importante, eh?”). Poi l’aereo per Lima, e poi il ritorno nella casa dalla quale era partito più di vent’anni fa, alla ricerca di una vita e di una Europa che lo hanno tradito.


Dai compagni di prigionia di Miguel, intanto, ci sono giunte in questi giorni alcune piccole notizie. La prima è che il ragazzo che si era tagliato le vene per la disperazione alla fine di settembre è stato rilasciato. Ora è con sua moglie, libero. Dopo di lui, però, altri si sono lacerati la pelle e sono ancora prigionieri. La seconda è che piove. Piove dentro alle camerate, e i reclusi sono costretti a spostare i materassi per sfuggire alle gocce che vengono dal soffitto. La terza - lo dicono i reclusi e lo confermano i giornali - è che il prefetto di Roma ha chiesto a Maroni di poter chiudere Ponte Galeria. Oramai sono tre i Centri (Gradisca, Ponte Galeria e Restinco) che nel giro di un mese degli impiegati del ministero degli Interni hanno dichiarato essere ingestibili. Il capufficio, per ora, non risponde e contiene il nervosismo dietro a discorsi generici su nuovi Cie da costruire in giro per lo stivale ma è evidente che tra scioperi della fame, storie che valicano le mura, sommosse, tentativi di fuga e quel po’ di mobilitazione che si è costruita all’esterno almeno un po’ di grattacapi, fra tutti, gli sono stati procurati.



macerie @ Ottobre 13, 2009














La vendetta anche a Gradisca





Diario



Dopo le espulsioni e i massicci trasferimenti di Roma, il vento della vendetta ministeriale arriva anche a Gradisca dove, lunedì scorso, è stato arrestato uno dei presunti protagonisti della tentata fuga del 21 di settembre. È un ragazzo di 21 anni ed è accusato di aver fatto cadere giù dalle scale d’emergenza un carabiniere che stava cercando di tirarlo giù dal tetto. Il carabiniere ruzzolato è finito subito al pronto soccorso ed ha avuto i soliti dieci giorni di prognosi: quello che è successo dopo ai reclusi potete vederlo invece sul video che sta circolando in rete da tre settimane. L’arresto è avvenuto a due settimane dai fatti, giusto il tempo che si calmassero un po’ le acque, ed è stato richiesto - a detta del  capitano Sutto del comando dei Carabinieri di Gradisca - a causa dell’«atteggiamento particolarmente sfrontato dell’immigrato». Sembra quasi, insomma, che quello che pesa non siano tanto i fatti specifici dei quali è accusato l’arrestato ma la sua presunta mancanza di rispetto verso i proprio carcerieri: fatto indicativo di un clima, senza dubbio. È indicativo anche che, dall’arresto in poi, le autorità parlino dei fatti del 21 come di una «doverosa e regolare reazione alla resistenza a pubblico ufficiale». Se per una settimana intera hanno fatto finta di niente e se tutta la settimana successiva hanno messo in dubbio l’autenticità delle foto e del video, ora invece rivendicano l’accaduto e lo giustificano. Finalmente si parla chiaro.



Quelli che stanno ancora zitti, invece, sono i consiglieri d’amministrazione della “Connecting Peolple” che in altri tempi erano tanto loquaci. Del resto il consorzio che gestisce il Centro di Gradisca è in corsa per aggiudicarsi anche quello di Ponte Galeria e deve dare prova di fedeltà complice e silenziosa per rimanere nelle grazie del ministro Maroni.



macerie @ Ottobre 13, 2009














Solidarietà





Diario



Come sapete domani mattina ci sarà l’ennesima udienza del processo contro i 14 rivoltosi di via Corelli: parleranno gli avvocati della difesa e con molta probabilità si avrà anche la sentenza. L’appello dei compagni di Milano è di partecipare numerosi al presidio che si terrà sotto al Tribunale domani mattina. Ma qualcun altro, che al Tribunale non ci potrà andare, ha voluto dare il proprio sostegno ai processati in un’altra maniera: cinquanta dei reclusi di via Corelli, infatti, e trenta di Gradisca da oggi stanno scioperando per rendere visibile la loro solidarietà ai 14.



Ascolta la voce di un recluso di Gradisca:



E un resoconto dell’ultima udienza del processo di Milano, tratto da “Silenzio assordante”, la nuova trasmissione di Radio Onda Rossa dedicata alle lotte nei Centri.



Aggiornamenti ore 21. Per cena in via Corelli lo sciopero della fame è rientrato. A Gradisca, invece, i trenta in sciopero vanno avanti. È una mobilitazione molto piccola e circoscritta quella di oggi, senza dubbio, ma assolutamente inedita. È la prima volta, per lo meno a memoria nostra, che dei prigionieri dei Centri si organizzano contro la repressione che colpisce qualcun altro.






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