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La storia
dell'educazione è un capitolo significativo della
storia della
violenza. Non solo della violenza fisica, che pure per secoli
è stata
strumento privilegiato di maestri e genitori, e che ancora si esercita
discretamente nel chiuso delle famiglie, né soltanto della
violenza
psicologica, che continua invece aperta e indisturbata a segnare la
quotidianità delle nostre scuole. Attraverso l'educazione,
quale
avviene nelle istituzioni scolastiche, si afferma la violenza di
classe: è la scuola che fa la "classe dirigente",
è la scuola che fa la
classe dei subordinati; è la scuola che giudica e manda,
promuove o
respinge secondo un criterio che non è difficile
smascherare:
l'adesione e la partecipazione più o meno convinta ai valori
ed alla
cultura della classe dominante. Il compito di emancipazione sociale,
che la scuola si attribuisce, evidentemente è al di sopra
delle sue
possibilità, se non della sua reale volontà. La
scuola non riesce ad
incidere sulla mobilità sociale, e ciò
soprattutto nel nostro paese,
nel quale la distribuzione del potere, del denaro e del prestigio resta
immutata negli anni, nei decenni. Quelli che non sa promuovere
socialmente, la scuola li condanna. Chi esce dal sistema scolastico
senza aver conseguito un diploma è un paria, un emarginato
cui la
comunità dei colti guarda con compassione o disprezzo. Per
lui, la
promessa del paradiso dell'accettazione e del successo sociale si
rovescia nella minaccia dello stigma. Gli altri, i promossi, acquistano
valore economico. Il sacrificio scolastico è un
investimento, la
cultura una dote che fa aumentare la propria quotazione sul mercato del
lavoro. Equipaggiati per bene, potranno partecipare da protagonisti al
gioco comune del comprare e del vendersi.
Tutto ciò è
infinitamente
lontano dall'educazione intesa come ricerca libera e piena di
sé, come
anche da una cultura autentica, al servizio della crescita comune, e
non dell'affermazione di classe.
Questo
sito
cerca di esplorare i
nessi tra educazione, violenza e politica, approfondendo la critica
delle pratiche e delle istituzioni educative correnti e interrogandosi
sulle possibilità e le forme di una educazione democratica,
vale a dire
in grado di restituire a tutti il potere (secondo l'ideale
dell'omnicrazia di Aldo Capitini) e di liberare dal virus del
dominio
(Danilo Dolci).
Per orientarsi
Per cominciare ti consiglio di leggere il Manifesto per un'educazione democratica,
che presenta in forma sintetica (ed anche un po' perentoria) le idee
cui questo sito intende dare espressione. Per proseguire, può
essere utile questo saggio di Yaacov Hecht. Se trovi interessanti questi due testi, puoi esplorare la sezione saggi, che raccoglie testi di varia lunghezza, dall'articolo al saggio vero e proprio. Nella biblioteca
trovi alcuni libri in versione integrale. Si tratta di opere non
più in commercio, che vengono proposte senza fine di lucro, al
solo scopo di diffondere la conoscenza dell'altra educazione.
Se hai voglia di discutere i contenuti di questo sito, puoi commentare i testi, lasciare un messaggio nel guestbook, iscriverti al gruppo di Educazione democratica su Facebook o contattare l'autore.
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Vigilante.

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