Sono cose che fanno star male
Dentro questo movimento
Voglia di potere e di egemonia
Certezze inamovibili
Parlarsi addosso e non ascoltare
Autoreferenzialità
Si potrebbe far meglio
Non c’è tempo e non è il tempo per diatribe intergruppettare
Abbandonare le idee di egemonia
Azione quotidiana, anche minima. Diserzione, nel comportamento dei singoli. Momenti di vera comunità.
Per occupare la vita.
Grandi numeri, piccoli gruppi, persone. È lo stesso.
Che venga dal basso.
Una fuga da questa barbarie, ma una vera fuga, un rifiuto palpabile, che incida sulla materialità della vita.
Ma che sia anche un guardarsi dentro, un guardare ai propri meccanismi di potere per mettersi in discussione ad ogni passo.
Anche questo è necessario, non serve sostituire un potere con un altro.
A volte sembra davvero che le storie passate non ci abbiano insegnato niente.
Sembra che non si possa vivere ed agire senza identificarsi con un NOI. che ha la verità già pronta in mano, che sa cosa va fatto e quando va fatto, che senz’altro ha ragione, che non riesce a rispettare i metodi e i modi degli altri.
Forse basterebbe un po’ più di rispetto, di apertura, di curiosità.
Forse avere più presente cosa siamo qui a fare, a cercare di fare, una maggiore consapevolezza di quale sia la posta in gioco.
Forse se ci si rilassasse un po’ si riuscirebbe anche ad agire più efficacemente.

VI REGALIAMO UNA STORIELLA DI MARCOS:

LA REBELDIA E LE SEDIE

Racconta Durito:
“L’atteggiamento che un essere umano assume di fronte alle sedie è quello che lo definisce politicamente.
Il Rivoluzionario (così, con la maiuscola) guarda con disprezzo le sedie comuni e dice: “non ho tempo per sedermi, la pesante missione che la Storia (così con la maiuscola) mi ha affidato mi impedisce di distrarmi con delle sciocchezze”. E così trascorre la sua vita, finchè arriva di fronte alla sedia del Potere, stende con una pallottola quello che ci sta seduto, si siede con la fronte aggrottata, come se fosse stitico, e dice, e si dice: “la Storia (così, con la maiuscola) si è compiuta: tutto, assolutamente tutto, acquista un senso. Io sono sulla Sedia (così, con la maiuscola) e sono il culmine dei tempi”. E resta lì fino ache un altro Rivoluzionario (così, con la maiuscola) arriva, lo sbatte giù e la storia (così, con la minuscola) si ripete.
Il ribelle (così, con la minuscola) invece, quando guarda una sedia comune, la analizza a lungo, poi va a prendere un’altra sedia e la avvicina, e poi un’altra e un’altra ancora, e in poco tempo sembra già un dibattito, perché sono arrivati altri ribelli (così, con la minuscola) e cominciano a moltiplicarsi caffè, sigarette e parole, e allora, proprio quando tutti cominciano a sentirsi comodi, diventano inquieti, come se avessero dei tarli nella zucca, e non si sa se sia stato l’effetto del caffè o delle sigarette o delle parole, ma tutti quanti si rialzano e si rimettono in cammino. E vanno finché incontrano un’altra comunissima sedia e la storia si ripete.
C’è solo una variante: quando il ribelle si imbatte nella Sedia del Potere (così, con le maiuscole), la guarda a lungo, la analizza, ma invece di sedersi va a prendere una lima di quelle per le unghie e, con eroica pazienza, si mette a limare le zampe fino a che, a suo giudizio, siano così fragili da spezzarsi quando qualcuno si siede, cosa che avviene quasi immediatamente. Ecco qua.”
“Ecco qua” Ma Durito……
“Va bene, va bene. lo so che è troppo arido e che la teoria deve essere più vellutata, ma la mia è metateoria. Può darsi che mi accusino di essere anarchico, ma il mio intervento varrò come umile omaggio ai vecchi anarchici spagnoli. Ce ne sono alcuni che tacciono sul loro eroismo, ma non per questo sono meno luminosi…”