Per una risposta di classe agli omicidi di chi lavora e di chi lotta

Editoriale del n. 45 di “Alternativa di Classe”

abd elsalam

Già se ne parla da mesi, e si continuerà a parlare della sperimentazione per due anni della cosiddetta “flessibilità pensionistica”. Sarà imperniata sulla “A.Pe.”, cioè lo“anticipo pensionistico”, che, pare, dovrebbe essere erogato “con prestiti da parte di banche e assicurazioni attraverso l’Inps; veri e propri prestiti, che dovranno poi essere restituiti a rate dagli interessati”. Tali rate, della durata di vent’anni, comprenderanno, ovviamente, l’ammortamento del capitale e gli interessi. Non certo miele, quindi!…
L’anticipo, volontario, riguarderà tutti quei lavoratori, sia del settore pubblico, che del privato, autonomi compresi (!), che al 1° Gennaio 2017 avranno compiuto i 63 anni di età, e che quindi potranno “risparmiare” tre anni e sette mesi di lavoro, anticipando, appunto, il pensionamento. Sarebbe questa la “nuova riforma 2016”, che dovrebbe “superare” la cosiddetta “Riforma Fornero” del 2011 (anche se la stessa ci ha tenuto a precisare che, con questo tipo di modifica, è passato definitivamente “il principio che bisogna pagare la pensione con i propri contributi”), contro la quale furono a suo tempo indette “ben” tre ore di sciopero generale dai sindacati! Una bella, ennesima, beffa. Cui va aggiunta l’entità degli interessi, che pare poter arrivare fino ad oltre il 6% annuo: per chi anticipasse del massimo consentito, cioè, la “collocazione a riposo”, si parlerebbe di più del 20% di decurtazione per la durata di venti anni di pensione!

Il meccanismo sopra descritto pare ormai assodato. Da uno dei diversi “tavoli di ascolto”, introdotti dal Governo Renzi, uno per tematica, ed accettati dalla “triplice confederale”, al posto della vecchia contrattazione nazionale, pare stia nascendo addirittura un accordo generale, da molti auspicato già per il prossimo Mercoledì 21. Fondamentalmente, per la CGIL di Susanna Camusso e pochi altri, resta solo la “preoccupazione” per i “lavoratori precoci”, cioè quelli che, iniziando a lavorare prima dei 18 anni di età, ne hanno già fatti, almeno, quarantuno (41), …o poco più. In perfetta coerenza con la scelta di cercare di strappare qualcosina da contrattare, anche se i tavoli sono definiti solo “di ascolto”: quanto basta per giustificare la propria esistenza!… E poi questa “riforma” andrà inserita dal Governo nella prossima legge di stabilità: c’è il tempo di “sistemare” anche gli esodati, gli invalidi ed i disoccupati.
Per quanto riguarda, invece, le “ristrutturazioni aziendali”, anch’esse interessate da questi prossimi accordi, pare che, “invece”, “la maggior parte degli oneri [dovuti alle banche per il prestito girato dall'Inps – ndr] finirà per essere saldata dalle stesse aziende”: evidentemente,qui l’anticipazione del pensionamento non sarà certo volontaria!… Ed infatti, con l’abolizione della “c.i.g. in deroga” e della “indennità di mobilità”, previste per il 2017 dai decreti attuativi del “Jobs act”, nonché con le “Proposte per le politiche del lavoro”, avanzate al Governo congiuntamente da Confindustria, CGIL, CISL e UIL il 1° Settembre, mancava proprio un’integrazione con una sorta di “prepensionamento” pagato in parte direttamente dai lavoratori espulsi!…

L’urgenza di una simile “Proposta”, un “avviso comune”, la cui attuazione il Governo Renzi renderà, se possibile, ancora peggiore, vuole espressamente “omissis… indicare… omissis… alle imprese… omissis… (i modi – ndr) di gestire velocemente ed in modo non conflittuale i risvolti occupazionali delle crisi e delle ristrutturazioni aziendali…”, a fronte degli almeno 30mila “esuberi”, che, a partire dalle situazioni di “crisi aziendale” già conclamate, dall’anno prossimo finirebbero “sul lastrico”.
Il testo, che parte dall’adesione ideologica nazionalista “consapevole” di tutte le “parti sociali” al bene della “economia italiana”, vuole perseguire, nella “transizione industriale” (come viene lì chiamata la crisi), “strumenti innovativi”, rappresentati dal “Piano operativo di ricollocazione”, che prevede una nuova “formazione” già fin dal periodo di cassa integrazione straordinaria… Oltre a richieste al Governo di interventi puntuali in definite casistiche per allungamenti dei periodi di cigs, il sistema di gestione dei licenziamenti collettivi (in realtà è di questo che si tratta) darà luogo, di norma, ad una “offerta conciliativa” su due livelli (in pratica, ad integrazione della Naspi, senza o con formazione), dei quali, peraltro, non sono chiari i termini ed i livelli di obbligatorietà di accettazione, magari rinviati ad eventuale prossima decisione del Governo Renzi, ma in cui è previsto, ovviamente, un ruolo di primo piano dei sindacati, di fatto per fare accettare il licenziamento.

Con le “Proposte per le politiche del lavoro”, un vero e proprio incentivo ai licenziamenti collettivi, i sindacati “confederali” rinunciano per sempre, questa volta anche programmaticamente, a contrastare le ristrutturazioni padronali ed i relativi “esuberi”, accettati come un “dato”, ponendosi come cogestori nell’accompagnamento, così “regolamentato”, al licenziamento dei lavoratori, con l’uso di “fondi di natura privatistica, anche di natura bilaterale” (cioè insieme al padronato), come ad esempio i “Fondi Interprofessionali”, per introdursi anch’essi nel lucroso business della formazione, magari verso una “ricollocazione”, sempre che risulti possibile, dei più allineati…
Tolto anche il problema al Governo Renzi di assumere in proprio iniziative per normalizzare, dopo i licenziamenti individuali, favoriti dal famigerato “Jobs act”, anche quelli collettivi, forse con questa dimostrazione di “automoderazione”, i sindacati “confederali” sperano di essere promossi dai semplici “tavoli di ascolto” alla “dignità” del loro “nuovo modello contrattuale” (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno IV n.41 a pag. 2)… Mentre il Governo, con la scusa della crisi, pensa con lo “A.Pe” di continuare ad aiutare le banche, secondo lo slogan di uno dei recenti Convegni del P.D.: “Dalla parte delle banche”…
In quel po’ di “contrattazione” nazionale che resta, nel settore privato i sindacati “confederali” stanno discutendo aumenti salariali, come quelli previsti da Federmeccanica solo per il 5% degli occupati, oltre a peggioramenti normativi del tipo di quelli del recente Accordo FINCANTIERI…

Per non parlare del settore pubblico, con contratti fermi da ben sette anni, con continui tagli delle risorse, e quindi dei servizi per tutti, e dove la prossima Controriforma Madia intende istituire due anni di mobilità obbligatoria per le “eccedenze”, che andranno poi licenziate, e per giunta da individuare con l’infernale meccanismo delle “pagelline”. Oltre tutto, l’intenzione, per un decreto per ora rinviato, sarebbe quella di dimezzare gli stanziamenti per le “incentivazioni” (unica voce che finora ha garantito un minimo di “tenuta salariale”), prevedendola nominalmente invariata solo per il 25% dei dipendenti (mentre il 50% l’avrebbe, ma dimezzata, e l’altro 25% la perderebbe del tutto…). Mentre poi, nell’Accordo per il nuovo contratto dell’Igiene ambientale è stato previsto un aumento di orario, un “sindacato autonomo”, la Confsal, si è spinto addirittura a dare disponibilità a tale aumento per tutti i lavoratori pubblici!…
Nell’intera situazione delineata, non si vede come si possa ancora riporre fiducia nei vertici sindacali; né, purtroppo, il sindacalismo di base, con continue divisioni e personalismi, dà, di per sé, adeguate garanzie… Troppi compagni poi continuano a centrare il proprio interesse sul metodo referendario, ed ora, in particolare, su quello “costituzionale”; quel che è peggio, in questo caso, è che lo fanno su questioni di governabilità, cioè di ingegneria del sistema capitalistico… In realtà, nonostante che la varietà di personaggi, che stanno indicando di votare NO, ci tenterebbe verso l’astensione, vi sono fondamentalmente due motivi forti per andare a scrivere NO sulla scheda, e cioè la possibile sconfitta del Governo Renzi, ma soprattutto, e lascia sbalorditi il fatto che quasi nessuno lo rivendichi a livello sindacale, la difesa dei lavoratori delle Province, che, in caso di conferma della “Riforma Renzi-Boschi”, sarebbero fortemente indiziati di perdita del posto di lavoro! L’importante è farlo senza considerare questo referendum come battaglia principale, ma come un’opportunità in più, che non ci è costata troppo nè in termini di tempo, nè di energie.

Mentre, quindi, molti ritengono di permettersi, o forse lo possono fare, di trastullarsi in “campagne” su questioni certamente quantomeno secondarie per i lavoratori, e, mentre emerge l’ennesimo scandalo su vertici sindacali (questa volta è Barbagallo, Segretario Generale nazionale della UIL, che avrebbe, insieme ad altri dirigenti, utilizzato soldi del sindacato per spese personali voluttuarie), è un fatto luttuoso, purtroppo, a richiamare i lavoratori ai propri interessi di classe:a Montale (PC), durante un picchetto organizzato Mercoledì 14 dal sindacato USB davanti alla GLS per una lotta di difesa (accordi sindacali disattesi dal padrone), incitato, a quanto sembra, proprio da costui, un camionista ha sfondato il blocco, “asfaltando” (per usare il termine che, pare, abbia usato il padrone) un lavoratore di una Ditta in appalto, la SAEM , deceduto dopo mezz’ora dal fatto. 
Non è un caso che ciò si sia verificato nella logistica, settore sempre più importante per il capitale, ed in cui, di pari passo, le condizioni di lavoro, già molto difficili, tendono a peggiorare per aumentare i profitti. Proprio in tale settore, grazie, soprattutto, all’avvio di un intervento di sindacati di base quali SI Cobas ed ADL Cobas, non poco ha iniziato a muoversi in termini di lotte reali. Il fatto è semplicemente agghiacciante, dall’omicida, che pare sia un altro lavoratore, fino all’assurdo comportamento della Procura, che parla di “incidente stradale”, ma tutto ciò testimonia il livello dell’attacco padronale. A questo livello i vertici dei sindacati “confederali”, in pratica, si stanno adattando, e, perciò, si stanno accodando al padronato!… 
L’assoluta gravità di quanto è successo ha provocato, in numerose fabbriche e luoghi di lavoro, tempestive prese di posizioni e scioperi spontanei, indetti da RSU ed altre rappresentanze. Il sindacato USB, dopo mobilitazioni immediate in diverse città, ed ottenuto un incontro a Roma con il Ministro Poletti, ha indetto una manifestazione a Piacenza per Sabato 17, che ha visto la partecipazione di oltre tremila lavoratori e solidali, oltre che di diverse altre sigle di sindacati di base, che, per l’occasione, hanno abbandonato ogni settarismo; un primo passo? Nel contempo, ci compiacciamo anche del fatto che la nostra RICHIESTA IMMEDIATA A TUTTI I SINDACATI DI ESPRIMERSI PER LO SCIOPERO GENERALE sia stata poi raccolta e fatta propria da “Il sindacato è un’altra cosa – Opposizione CGIL”. Non possiamo non continuare a lavorare affinchè “la guardia” non venga abbassata, facendo crescere ancora di più la mobilitazione! …Il comportamento, presente e futuro, di ogni sigla sindacale sarà la “cartina al tornasole” per VERIFICARNE LA REALE SCELTA DI CAMPO!

Sabato 17 il Primo rapporto del Registro Tumori della Puglia ha confermato lo “eccesso del 30%” della “incidenza di tumori infantili [da 0 a 14 anni] nell’area tarantina”, in particolare di tumori ai polmoni, alla vescica ed alla tiroide: solo dei servi possono ritenervi estranea l’ILVA. Ebbene, proprio in tale data, emblematicamente, altri tre omicidi “bianchi”, di cui il primo proprio all’ILVA: un operaio di una ditta in appalto, la STEEL Service, è rimasto schiacciato da un rullo, durante la manutenzione dell’Altoforno, Reparto Afo4, e sul fatto non mancano speculazioni aziendaliste… In un deposito sulla strada Roma-Viterbo è rimasto, poi, fulminato un operaio Atac, mentre a Trieste, in un agriturismo è rimasto schiacciato un addetto “da una macchina operatrice”.

Ci pare di certo evidente anche la gravità di queste morti, peraltro proprio mentre in Parlamento sta procedendo la controriforma Sacconi-Fucksia, che, in sintonia con il clima collaborativo instauratosi fra le “parti sociali”, intende assestare un duro colpo a salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, alleggerendo in modo sostanziale le responsabilità padronali in materia! Ci soddisfa, però, solo parzialmente la, pur tempestiva, indizione a livello nazionale per Mercoledì 21 di un’ora di sciopero con assemblea nelle aziende metalmeccaniche, da parte di FIM, FIOM e UILM, il cui comunicato, pur ricordando che, inaccettabilmente, si è arrivati finora a ben 500 morti sul lavoro nel 2016, liquidano i fatti di Piacenza, definendoli semplicemente “una tragedia”, senza soffermarsi sulle responsabilità…

Alternativa di Classe

Leggi anche:

Facebook

YouTube