Sulle unioni civili – Per un amore libero: senza contratti, benedizioni, confini

Riceviamo e pubblichiamo:

Turandosi il naso di fronte al solito spettacolo del politicismo opportunista alla ricerca del voto perduto tra i “milioni” di “peccatori o dei difensori della famiglia”, vale la pena riflettere sulla reale posta in gioco che ruota intorno alla questione delle “unioni civili” & c.

1°) L’attuale forma famiglia come organizzazione sociale di base del sistema vigente tende ad un suo superamento all’interno del processo di produzione e riproduzione del movimento reale verso nuove forme di convivenza umana non ancora definite, ma che comunque virano verso l’allargamento delle “libertà di plastica” tipiche del “diritto aperto” della democrazia capitalista.

2°) La “libertà” garantita da questa società è solo e sempre una “libertà” individuale, organizzata e legalizzata dal diritto civile variabile, che può essere vecchio quando influenzato dallo stato o dalle religioni, o “nuovo” se adeguato al trend del “diritto aperto” presente a livello Europeo, che comunque non contempla alcun superamento dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, sulla donna, sugli animali, sulla natura.

In sostanza, la “libertà individuale” comunque declinata non vuole né può porsi nell’ottica della libertà di classe che cambia il mondo sul serio.

In particolare, rispetto alla libertà evolutiva del proprio corpo e della propria sessualità, o della possibilità di utilizzo procreatore di parti di esso (stepchild adoption), se da un lato si pone un tema etico-pratico di ordine generale riguardo le cosiddette “forzature” della natura che risponde con forza eguale e contraria, dall’altro occorre fare attenzione all’utilizzo padronale nella possibile costruzione di “macchine umane perfette e riproducibili” su scala anche industriale.

3°) L’equiparazione giuridica della convivenza tra umani etero-omo-lesbo-lbtg nella forma di matrimonio civile o religioso, cozzando col trend storico che relega alle anticaglie tale istituto soprattutto in occidente, può divenire oggettivamente una “battaglia” di retroguardia, inadeguata al respiro del tempo, comunque conservatrice dell’attuale modello sociale e di sviluppo.

L’intreccio di queste 3 considerazioni porta ad una prima, limitata ed inesaustiva conclusione: queste battaglie rimangono battaglie per la libertà individuale dentro una società capitalistica matura capace certo di elargirle, ma anche di utilizzarle a proprio uso e consumo come del resto fa la chiesa cattolica ponendosi da argine alla crisi demografica dell’occidente oltrechè della “unicità” della famiglia cristiana.

Di converso, una lotta per un mutamento sostanziale dovrebbe mettere al suo centro la libertà generale ed il diritto alla vita e all’amore, che quando è vero, non ha bisogno di regole, contratti, santificazioni, comandamenti, potere, e non conosce confini geografici, razziali, religiosi, sessuali.

Questo è un fatto, si svolge già in natura.

Favorire, assecondare lo sviluppo del movimento reale verso l’amore libero ed il diritto alla vita è una lotta per la libertà generale, sociale, di classe.

Pino

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