Se il gruppo l’Espresso si accorge che il Pd non sta in piedi

pd buttato espressoQualcuno avverta la redazione de Il Tirreno di Livorno che con la più recente intervista al segretario Bacci hanno rappresentato un quadro inesistente di armonia interna a via Donnini. Un quadro che va a completare il film del “rinnovamento” del Pd livornese che evidentemente è prodotto secondo uno stile di sceneggiatura che non piace neanche alla casa madre de Il Tirreno: il gruppo editoriale Espresso-Repubblica.

Leggiamo cosa scrive l’Espresso di questa settimana sul PD: “travolto dalle inchieste. Infiltrato da affaristi e mafiosi. Con gli iscritti in fuga. Il partito democratico è in crisi. E il segretario e premier non sembra poterla controllare”. Se l’avessimo scritto noi, eppure non pensiamo qualcosa di dissimile, minimo ci avrebbero dato dei velleitari, arroganti sparasentenze. E non sarebbe magari mancato chi ci avrebbe minacciato una querela. Ecco invece che uno degli house-organ del centrosinistra incide impietosamente il bisturi nel corpo malato del PD. Perché è vero che il governo Renzi tiene è perché si appoggia sulle reti unificate di un sistema della comunicazione che sa che, dopo l’ex sindaco di Firenze, ci sarebbe l’abisso. Ma è anche vero che il partito, invece, sul piano dell’immagine non tiene affatto. E anche su quello degli iscritti, il Pd seguendo i dati ufficiali, forniti da Guerini, dovrebbe aver perso più del 20 per cento delle tessere in un anno.

Un ceto politico, quello piddino, attraversato, sui territori, da guerre continue tra  bande, a servizio di imprese che devono estrarre l’ultima rendita dagli appalti, sganciato dal mondo del lavoro (ad esempio ci risulta che a Livorno il segretario Bacci abbia dato indicazione di parlare pubblicamente meno possibile dell’articolo 18..). Un partito dove lo scandalo CPL-Concordia indica a cosa serve questo ceto politico: completare il ciclo dell’accumulazione e della redistribuzione di denaro. Ciclo che comincia, ipotesi della magistratura, con le tangenti, passa dagli appalti e finisce con la redistribuzione del surplus ai parlamentari vicini meglio se super politicamente corretti. La CPL Concordia, ricordiamo, si era ricavata persino il ruolo di giudice delle buone pratiche delle ammnistrazioni, giudicando le più virtuose nei concorsi a premi.  Ma, da Roma capitale ad Ischia, evidentemente la crisi finanziaria delle istituzioni non permette più il mantenimento di queste rendide di posizione.

L’Espresso ha quindi capito una cosa: il PD così non serve a nulla. Magari nell’immediato vincerà la tornata delle regionali, elezioni alle quali di solito l’astensione è alta, ma la prospettiva per il cavallo del gruppo Espresso-Repubblica pare non esserci. Allora ecco le inchieste. Che sembrano proprio darci ragione.

Pubblichiamo le parole de L’Espresso, vediamo se al Tirreno daranno degli arroganti anche a loro.”Divisioni. Iscritti in fuga. Infiltrazioni di ogni tipo, comprese quelle della criminalità mafiosa. «Un partito buttato», travolto da indagini giudiziarie e da minacce di scissione. È il Pd che si avvia alle elezioni regionali di fine maggio raccontato nell’inchiesta dell’“Espresso” di questa settimana.”

Segue su

http://espresso.repubblica.it/palazzo/2015/04/02/news/pd-scandali-e-risse-la-deriva-che-matteo-renzi-non-riesce-a-fermare-1.206861?ref=HEF_RULLO

 3 aprile 2015

da http://senzasoste.it/

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