Non lasciamo isolate le lotte, contro JobsAct e Governo Renzi

Riceviamo e pubblichiamo:

A quanto pare, la “Riforma del lavoro” del “Jobs Act” dovrebbe essere approvata dal Parlamento prima della Legge di stabilità. Forse è per questo che S. Camusso, rispetto al tardivo (ma, ovviamente, “meglio tardi che mai”!) sciopero generale, indetto per il 5 Dicembre (attualmente data spostata al 12, Ndr), critica solo il Progetto di Legge di stabilità. Intanto giacciono in Parlamento circa seicento emendamenti da discutere, e probabilmente, per evitarlo, il Governo “chiederà la fiducia”…

In ogni caso, il piano del Governo è quello di approvare entrambi entro Dicembre, in modo da completare quel “mosaico”, la cui desolante “immagine risultante” sfugge ai più, per avere a Gennaio 2015 il nuovo quadro legislativo di riferimento, un quadro nel quale il lavoratore avrà pochissimi diritti e sostegni legislativi, ed ancora meno risorse su cui contare. Le modifiche ai due provvedimenti in corso di discussione tra e dentro le forze politiche riguardano aspetti marginali e servono solo a rinnovare quella cortina fumogena di cui il Governo Renzi si è sempre avvalso.

IL QUADRO CHE SI PROSPETTA PER IL 2015

La sostanza è che i licenziamenti saranno più facili, senza art. 18, mentre l’intero “diritto del lavoro” (i costi per ricorrere al quale sono già da tempo aumentati…) avrà una fisionomia completamente diversa da quello di qualche anno fa: le cosiddette “tutele crescenti” dei nuovi contratti significano nessuna tutela per i neo-assunti, che, vista la facilità di licenziare, diventeranno la stragrande maggioranza dei dipendenti! Licenziando, cioè, e riassumendo per poi rilicenziare dopo periodi brevi, grazie all’assenza dell’art.18, i “senza tutele” aumenteranno di numero sempre di più, fino al pensionamento dei “vecchi tutelati”. E’ questa la sostanza dell’obiettivo della “coppia di fatto” Squinzi-Renzi!!

L’istituto della cassa integrazione risulterà drasticamente ridimensionato, visto che sarà erogato solo a dipendenti di aziende in produzione, mentre, dopo il licenziamento, l’entità dell’assegno di disoccupazione dipenderà solo dalla contribuzione già versata, e, quindi, da quanto si è lavorato fino ad allora! L’attuale “alternativa” alla cassa integrazione, rappresentata dai “contratti di solidarietà” (che, non dimentichiamolo, fanno risparmiare le aziende rispetto alla c.i.g.!) non sarà più utilizzata per “arginare esuberi”, visto che diventerà la norma per “aumentare l’occupazione”: praticamente, per lavorare meno, in più dipendenti, si guadagnerà meno!

Intanto, per affrontare la diminuzione delle entrate, il lavoratore potrà sempre ricorrere ad anticipare il proprio tfr in busta-paga, pagandovi, quindi, più tasse! Almeno alle aziende sarà così tolta la remora di avere meno liquidità, licenziando più agevolmente! Tutto ciò sarà poi “condito” dai tagli ai servizi essenziali (con relativo ulteriore – dopo 5 anni – blocco dei contratti dei pubblici dipendenti) ed alle detrazioni fiscali, nonché dagli aumenti della tassazione indiretta.

LE CONSEGUENZE DELLA SITUAZIONE ECONOMICA ATTUALE

Le periodiche rilevazioni ISTAT, per il trimestre, che va da Luglio a tutto Settembre scorso, dicono che il PIL sta continuando a diminuire (0,1% rispetto al trimestre precedente e 0,4% rispetto ad un anno fa), per la tredicesima volta senza crescita: nonostante i finti entusiasti alla Renzi, che blaterano di “ripresa”, siamo in piena recessione. Per i “tecnici dell’ISTAT” l’economia italiana è tornata indietro ai livelli dell’anno 2000.

Continua a diminuire il “valore aggiunto” prodotto da agricoltura ed industria, mentre il consumo interno è ancora in calo (del 10,7% in tre anni, secondo Federconsumatori ed Adusbef, a fronte di un potere d’acquisto calato del 13,4% dal 2008); la disoccupazione continua ad aumentare ed ha raggiunto il 12,6%, mentre fra i giovani (15/24 anni) è addirittura al 42,9%. Diminuiscono, in particolare, l’occupazione stabile (a tempo indeterminato) e quella nelle “grandi imprese”.

Si tratta di dati significativi della portata della crisi che stiamo subendo, e, se consideriamo che l’esportazione di beni è aumentata, si ha che le (poche) assunzioni di oggi avvengono a tempo determinato e che è l’impoverimento subito dalla classe, anche in relazione alla produttività estorta, a contrarre i consumi più di quanto sarebbe “normale”…

COSA SI MUOVE

Nonostante che gli esponenti di Palazzo ripetono che ormai “i giochi sono fatti”, a livello sindacale non c’è questa stessa convinzione, e giustamente! Intanto il sindacalismo di base, a partire da CUB, Cobas, USI ed ADL Cobas, e con l’adesione successiva di tutte, o quasi, le altre sigle, ha indetto lo sciopero generale (di 24 ore, come ha sottolineato Bernocchi, dei Cobas Scuola) di Venerdì 14, meglio noto come “sciopero sociale”, in concomitanza con lo sciopero metalmeccanico, indetto dalla FIOM, per il Nord Italia (per il Sud è fissata la manifestazione di Napoli il 21). E’ stata una mobilitazione molto riuscita, sia a livello di scioperi, che a livello di manifestazioni: ben oltre le 25 piazze preventivate! A parte i soliti tentativi dei media borghesi di sottolineare gli scontri ed “i disordini”, si sono incontrati diversi settori sociali, gli studenti, i precari, i movimenti di lotta per l’abitare, gli stessi operai, uniti dalle parole d’ordine contro Governo Renzi e padroni, iniziando a realizzare la vera “unità sindacale” necessaria. Sta crescendo un movimento reale, in grado di mettere in discussione le mire di lorsignori.

Per quanto riguarda la CGIL, svincolatasi al momento da CISL e UIL, la scadenza dello sciopero generale di otto ore di Venerdì 5 Dicembre è un fatto positivo, che non era scontato. Certo, dopo la manifestazione imponente del 25 Ottobre a Roma, ci sarebbe voluta più tempestività, ed anche l’assenza in piazza il 14, FIOM esclusa, non sono dati positivi. Il ruolo della CGIL resta, di fondo, ambiguo: il prossimo sciopero generale del 5 Dicembre rischia davvero di diventare un fatto di pura testimonianza, ma è comunque, di per sé, una scadenza importante, che potrebbe diventare altro, ad esempio un’altra tappa di un percorso di lotte, e che anche il sindacalismo di base farebbe bene a non isolare. L’Opposizione CGIL “Il sindacato è un’altra cosa” è giustamente presente sia alle mobilitazioni CGIL che a quelle del sindacalismo di base, cercando di entrare in sintonia con i lavoratori, che in diversi luoghi stanno cominciando a ritrovare importanti momenti di autonoma iniziativa. Sicuramente gli ulteriori “pacchetti di ore” di scioperi di qualche categoria sono positivi, ma siamo ben consci che il 5 non potrà rappresentare “la spallata” che magari occorrerebbe per battere il Governo.

ALCUNE CONSIDERAZIONI

Dobbiamo rilevare con soddisfazione un inizio di parziale cambiamento del clima sociale, che è senza dubbio il dato di fondo più positivo. E’ fondamentale che il livello di mobilitazione non si sgonfi e che aumenti il livello di coscienza sulla portata negativa degli obiettivi del “dinamico duo” Renzi-Squinzi. Bisogna continuare fino all’ultimo ad opporsi a quei due pilastri padronali, rappresentati da “Jobs Act” e “Legge di stabilità 2015”, anche considerando che solo una serrata lotta contro di essi e contro lo stesso Governo, svincolata da tutte le mediazioni parlamentari, potrebbe sortire, come sottoprodotto, senza farsi particolari illusioni, qualche eventuale modifica in senso favorevole ai proletari. In questo senso, vanno appoggiate tutte le mobilitazioni, anche parziali, che potranno essere messe in campo, ad esempio contro la “buona scuola”, contro la controriforma della Pubblica Amministrazione, ecc. L’obiettivo delle lotte, comunque, deve rimanere il cambiamento del clima sociale, senza il quale non resta che subire…

Non c’è contraddizione reale, ma solo apparente, tra le lotte di opposizione ai provvedimenti messi in cantiere dal Governo e le concrete necessità che il nuovo quadro di riferimento per il 2015 farà emergere. E’ vero che nella situazione che si verrà a creare ci saranno meno tutele sul piano strettamente legale, e che, quindi, sarà più urgente partire direttamente dai bisogni proletari, senza affidarsi a mediazioni di vertice, ma più saranno forti e coscienti le lotte di opposizione nei tempi che restano, più vi saranno poi forze disponibili ai livelli di lotta che si renderanno necessari!

 Alternativa di Classe

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