Mores communes: perché tutti condividono la foto di uno che piscia in Piazza Duomo?

In un tempo in cui la propria importanza sociale viene misurata in base a click e condivisioni, l’anno inizia alla grande per La Nazione, il cui scoop è stato visualizzato su fb da ben 142528 utenti, commentato da 748 e condiviso da 1009. Stiamo parlando naturalmente di ciò che è sulla bocca di tutti i fiorentini da qualche giorno a questa parte: la foto di un tizio ubriaco che piscia in piazza Duomo a capodanno.

Ciò che i cronisti del giornale fiorentino non capiscono (o fanno finta di non capire) è che, ben lungi dall’essere un passo avanti nella loro crociata contro l’onnipresente (a detta loro) “degrado”, il segreto del successo di questa foto sta tutto in meccanismo psicologico vecchio come il mondo e che i social network hanno portato all’esasperazione: godere nel vedere chi sta peggio. Nel villaggio globale, dove “tutto è intorno a te” (come diceva una belloccia australiana in una vecchia pubblicità di una compagnia telefonica) e nel quale abbiamo finalmente la possibilità di condividere pensieri, suoni e informazioni urbi et orbi, sul podio dei contenuti più ricercati e visualizzati troviamo:

1- Donne nude
2- Gattini
3- Gente rovinata che fa cose stupide

Se negli anni ’90 per ridere degli altri c’era solo la “Corrida” (di Corrado), dove un presentatore più mediocre di Mike Bongiorno e un direttore d’orchestra fallito sghignazzavano nel vedere casi umani esibirsi in pubblico, oggi il world wide web offre un servizio completo e 24 ore su 24 per farti sentire superiore a qualcuno. In un mondo dominato dall’abbraccio mortale tra narcisismo e vouyerismo come quello di facebook (specchio poco deformato di quello reale), la gente posta continuamente foto di come si è ridotti alla buccia con l’ennesimo Negroni, certi del fatto che tutti apprezzeranno, commenteranno e metterano un bel like.

A questo va aggiunto la nuova tendenza del giornalismo 2.0 in cui, potenzialmente, siamo tutti reporter (non pagati). Proprio La Nazione ha recentemente spronato i suoi lettori ad inviare in redazione foto che testimonino l’intollerabile (sempre a detta loro) stato di “degrado” in cui versa la nostra città: insomma, ognuno può dare il proprio contributo alla battaglia per la “bellezza” fotografando scritte sui muri, bottiglie di birra vuote sui marciapiedi o (perché no?) gente ubriaca che piscia per strada. Una vera e propria fissazione questa per il giornalismo mainstream cittadino: ricordiamo infatti le cronache fantastiche delle feste a Lettere, trasfiguarate, nella licenza poetica, in veri e propri baccanali sconci, folli ed immorali. La prova inconfutabile della veridicità di tali affermazioni? Manco a dirlo: foto di gente ubriaca che piscia in piazza Brunelleschi.

Il punto più basso IN ASSOLUTO fu però raggiunto il 15 ottobre 2011, quando quella stessa gente che aveva inneggiato fino al giorno alle rivolte arabe, di fronte ad una piccola rivolta sotto il proprio naso, non trovò di meglio da fare che immortalare i “blecbloc” e, incoraggiata da Repubblica, schiantare le foto su facebook, dando luogo ad una inquietante ed inedita campagna di delazione.

Eppure sappiamo che i nuovi mezzi che la tecnologia ci offre (o ci impone?) non sono maligni di per sé, anzi, ad esempio possono diventare decisivi nella diffusione di contenuti politici oltre che nell’organizzazione di scioperi, vertenze, momenti di piazza ecc. Gli esempi ci vengono per lo più dall’estero: dagli Occupy americani al movimento 15M spagnolo, passando per Gezi Park, in Turchia. Ma anche in Italia non manca chi usa sapientemente i social e la rete in generale, su tutti il movimento No Tav.

Rimanendo lontani dagli sciocchi entusiasmi grillini sul valore salvifico di internet, insistiamo nel considerare il “virtuale” come un luogo di scambio e di scontro politico né più né meno di un quartiere, una valle o uno stadio. La vera domanda è: sapremo controllare questi mezzi o ci limiteremo a passare gli anni a condividere foto come questa?

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