Viaggio nella Grande Distribuzione: intervista a un lavoratore de “I Gigli” di Firenze

In occasione della giornata di mobilitazione dell’8 dicembre contro le domeniche e i festivi lavorativi nella grande distribuzione, inauguriamo questa piccola rubrica “Viaggio nella Grande Distribuzione”.

Abbiamo pensato alcune domande per addentrarci nel mondo della grande distribuzione organizzata (GDO), in particolare per quanto concerne il reparto commercio, assieme ai lavoratori e le lavoratrici che hanno risposto e che decideranno di rispondere in seguito. Per cercare di capire meglio come la sfera lavorativa, le modifiche e peggioramenti a cui è sottoposta, vadano non solo a influire sulla nostra condizione lavorativa materiale, ma come modifichino la nostra stessa percezione e posizione sul luogo di lavoro. Non solo: ad essere modificata di riflesso è anche quella parte della nostra vita all’esterno del lavoro, quel “tempo libero” che ci viene sempre più derubato in “nome del profitto”.

È un tempo che ci viene estorto con il lavoro festivo e domenicale, ma anche con il ricatto di contratti precari che ci impongono di lavorare oltre l’orario ordinario e previsto, con dei contratti che prevedono turni che non lasciano spazio a tutto ciò che esiste fuori dal lavoro (hobby, passioni, talenti, famiglia).

Le interviste che abbiamo raccolto hanno tante differenze (azienda per cui si lavora, ruolo che si ha in azienda,  tipo di contratto), ma sicuramente c’è un aspetto che le accomuna: la percezione che il tempo del lavoro inondi sempre più completamente ogni parte della nostra quotidianeità, senza per questo darci ciò di cui abbiamo bisogno per condurre una vita almeno dignitosa. Così come le accomuna la viva consapevolezza che lottando e connettendo la propria esperienza con le altre orizzontalmente, si possa provare a migliorare la propria condizione lavorativa; che poi “propria” lo è meno di quanto si immagini.

Invitiamo quindi tutti i lavoratori e le lavoratrici della Grande Distribuzione a prendere parte a questa rubrica, scrivendoci per e-mail (cityworkers@gmail.com), contattandoci su facebook, chiamandoci quando siamo in contatto.

A voi la parola.

Per chi lavori e dove?
In un ristorante presso il Centro Commerciale “I Gigli”, Firenze.

Quanti dipendenti siete? In che proporzione sono impiegati uomini e donne sul tuo posto di lavoro?
Attualmente siamo 18 dipendenti, fra part-time e full-time, circa l’80% sono donne.

Che cosa conosci dell’assetto societario della tua azienda di lavoro?
Esistono più ristoranti in Italia, situati in regioni differenti, facenti capo ad un’unica società.

Che lavoro svolgi?
Pizzaiolo.

Che tipo di contratto hai?
Fulltime a tempo indeterminato.

Le mansioni che svolgi sono previste dal contratto?
Questo è un argomento molto delicato: non sempre è decifrabile quello che puoi fare e quello che non puoi fare, il contratto non è ben chiaro a questo riguardo. Dipende molto in che proporzione svolgi altre mansioni, se la percentuale è minima praticamente possono chiederti di fare qualsiasi cosa.

Com’è il tuo contratto dal punto di vista delle ferie, della malattia, dei permessi?
Abbiamo diritto a 30 giorni di ferie annue e 30 ore di permesso, il problema è riuscire ad usufruirne come e quando vogliamo. Spesso sono dettate dalle esigenze dell’azienda e non del lavoratore.

Puoi indicarmi che tipo di persone è più facile incontrare come colleghi/e lavorando presso la GDO? A) Giovani o meno giovani; B) Sposati/e o single; C) con figli o senza; D) titolo di studio: licenza media, diploma o laurea. È possibile delineare un profilo più frequente di altri?
Negli ultimi anni non ci sono state molte nuove assunzioni (per non dire nessuna) quindi i giovani difficilmente riescono ad entrate nel mondo del lavoro e della GDO, quindi sicuramente la forza prevalente sono persone di media età, assunte all’apertura dei punti vendita o comunque anni fa, molte delle quali sposate e con figli.

Quali sono gli aspetti peggiori di questo lavoro, secondo te?
I ritmi e i carichi di lavoro sono molti alti, il riposo infrasettimanale non ti permette un adeguato recupero. Riuscire a integrare il lavoro con la vita privata e i propri interessi è praticamente impossibile.

Come sai il decreto “salva Italia” varato dal Governo Monti ha di fatto sostanziato quello che i precedenti decreti avevano messo in cantiere: la liberalizzazione delle aperture per gli esercizi commerciali. Come Ë cambiato il vostro mese lavorativo dopo l’entrata in vigore di questo decreto?
È di gran lunga peggiorato: la mancanza di nuove assunzioni ha fatto si che il carico di lavoro supplementare sia ricaduto sulle stesse forze in essere. Il riposo settimanale non è più garantito, non essendoci più un giorno di chiusura e basta la malattia di un collega per far saltare tutto, rendendo così impossibile anche la programmazione della propria vita. Passare un’intera giornata con i propri cari, figli, amici o parenti è oramai cosa irrealizzabile.

Il vostro contratto è stato modificato dopo il decreto?
No, nessuna revisione del contratto, nessun aumento salariale o incentivo. Domenica e festivi ci vengono sempre pagati con una maggiorazione del 10% nonostante siamo costretti a lavorarli tutti.

Come influisce sulla vostra vita quotidiana il potere che le aziende hanno nel determinare orari di apertura e chiusura degli esercizi commerciali?
La nostra vita è totalmente condizionata da questo. Noi siamo solo pedine da spostare a loro piacimento: quando l’azienda ha bisogno te, ci devi essere, non importa se comporta gravi disagi o meno, non importa se, per esempio, la Domenica non essendoci mezzi pubblici non sai come andare a lavoro; ci devi andare punto e basta. Nella maggior parte dei casi, non considerano nemmeno la distanza che un dipendente percorre per andare sul proprio posto di lavoro, fanno fare turni spezzati con magari 3/4 ore di “buco” a persone che abitano distanti impedendo così loro di poter tornare a casa sia per un fattore economico che di tempo.

Pensi che le donne ne risentano in misura maggiore in relazione a eventuali ripercussioni sulle relazioni familiari e sociali?
Beh questo è ovvio, è la categoria più soggetta al disagio e, considerando che dovrebbero pensare anche ai figli ed alla famiglia, come fanno se tutte le sante Domeniche e festivi sono a lavorare? Loro sicuramente soffrono maggiormente questa liberalizzazione, si sentono vittime di un sistema sbagliato e a pagarne le conseguenze sono in molti casi proprio i figli, spesso abbandonati a nonni, nelle migliori delle ipotesi o a babysitter e quindi a perfetti sconosciuti. Oramai la famiglia non ha più valore.

Esistono i sindacati nella tua agenzia? Se sì, quali? Che rapporto hanno con voi, che funzione svolgono? Che posizione hanno assunto riguardo alla questione delle aperture domenicali?
Questo è uno dei tasti più dolenti, la tutela dei lavoratori oramai è diventata un eufemismo. Noi ci siamo iscritti alla Cgil alcuni anni fa, costretti da alcune regole interne inaccettabili, tutt’oggi risolte solo in parte; a parte questo niente più. Per quanto riguarda le aperture domenicali, non ci sono state azioni concrete del sindacato, né locali, né tantomeno nazionali: la loro lotta si è fermata in alcune iniziative di sensibilizzazione tipo “la festa non si vende” o cose simili. Niente scioperi, niente manifestazioni, nessuna presa di posizione concreta. Siamo stati abbandonati a noi stessi.

La situazione della GDO (Grande Distribuzione Organizzata), seppur peculiare, è estremamente generalizzata: l’allungamento dell’orario di lavoro senza adeguamenti salariali o cambiamenti contrattuali è una costante a partire da quello che possiamo definire “l’apripista” Marchionne con la FIAT. Che risposta generale su questo piano i lavoratori e le lavoratrici possono dare?
Marchionne ha creato un precedente storico, adesso tutti tentano di seguire quella linea. Il prossimo anno Ferderdistribuzione disdirà il contratto nazionale quindi non si sa cosa potrà accadere, di sicuro non porterà niente di positivo per i lavoratori.

Se ti dicessimo “lavorare tutti/e, lavorare meno e a parità di salario e diritti”, cosa penseresti? Ritieni possano essere tra le parole d’ordine unificanti per tutte le lotte presenti sul territorio nazionale?
Sarebbe un punto di svolta, offrirebbe un’opportunità di lavoro a molti di quei disoccupati che tutt’oggi sono in cerca di un’occupazione e allo stesso tempo garantirebbe la dignità dei lavoratori mantenendo uno stipendio adeguato.

Speri di liberarti da questo lavoro? Se sì, quando pensi che possa realisticamente accaderti di trovare un lavoro migliore?
La speranza è l’ultima a morire. Da tempo sto cercando di migliorare la mia condizione lavorativa, da ancor prima della liberalizzazione, ma con quest’ultima ho ancor più motivazioni nel farlo. Ho dei progetti in corso d’opera, spero il prossimo anno di poterli portare a termine.

Se ci fosse un supporto dall’esterno, che dimostrasse di essere determinato a sostenervi durante una vertenza, credi che la situazione cambierebbe in meglio? In quali condizioni, invece, ti sentiresti strumentalizzato/a?
Sicuramente saper di essere tutelato e avere un appoggio concreto aiuterebbe i lavoratori anche nel mobilitarsi per far rispettare i propri diritti.


#1 – Viaggio nella Grande Distribuzione: intervista a una lavoratrice Auchan di Milano
#2 – Viaggio nella Grande Distribuzione: intervista a una lavoratrice LD Market di Verona

Da http://clashcityworkers.org

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