“Ricchi e poveri”: perchè è importante guardare questa puntata di Presadiretta

La prima puntata della nuova stagione di Presa Diretta, il programma guidato da Riccardo Iacona in onda su RaiTre, è stata emozionante e toccante. Infatti, nonostante molto sia stato detto e scritto sulla crisi sistemica che va avanti da cinque anni, le immagini hanno un carico espressivo che nessun numero riuscirà mai a trasmettere. Come redazione di Cortocircuito ci siamo impegnati molto negli ultimi mesi a mostrare come quella che stiamo vivendo sia una colossale concentrazione e sottrazione di ricchezza a favore della parte più benestante, in Italia e non. L’aumento del numero dei super ricchi a fronte della più acuta indigenza che colpisce fasce crescenti della popolazione italiana (in questo caso, mostrata nel video) è il sintomo più evidente di questo processo di polarizzazione.

Tuttavia la freddezza dei numeri non può minimamente competere con la crudezza delle immagini: l’ostentazione della ricchezza e dello spreco che corre dalla Costa Smeralda fino ai circoli esclusivi della Capitale fanno male, almeno a tutte le persone dotate di cuore e anima, quando sono comparate al pane fatto in casa, alle scatolette di tonno come alimento quotidiano, ai figli non mandati a scuola per impossibilità di fornirgli una banale merenda.

Per la volontà di non soggiacere più a queste ingiustizie sociali che ispira, per il desiderio di agire e di coagularsi che lascia, consigliamo a tutti la visione di questa puntata. Vi sono però anche altre ragioni che ci spingono a questo endorsement. In primo luogo, tutte le storie raccontate mostrano come, almeno fino ad oggi, siano potute cadere nella completa indigenza solamente famiglie che non godevano di un doppio paracadute sociale: a) la casa di proprietà e/o b) una rete familiare in grado di fornire aiuto materiale ed umano. Questo ci segnala anche la ragione per la quale lavoro iper-intermittente, stage semi-gratuiti, ricompense bassissime non hanno fatto esplodere la situazione italiana. Ancora e sempre l’anomalia italiana con il suo elevatissimo risparmio privato, per quanto ovviamente estremamente concentrato in pochissime mani, sembra essere un concetto importante per comprendere il presente. Secondariamente, la puntata ci sembra che mostri in modo chiaro quali sono gli effetti delle esternalizzazioni di fine anni settanta sulle capacità di lotta dei lavoratori. Appaltando ad aziende esterne funzioni della propria attività, la grande fabbrica fordista ha infatti visto ridursi il numero interno dei propri lavoratori. L’hinterland torinese, costellato di aziende strettamente legate alle commesse provenienti dalla Fiat, non ha quindi abbandonato la sua tradizione di ambiente mono-culturale legato alla produzione di autovetture, ma ha semplicemente invertito il rapporto tra dipendenti diretti ed indiretti della Fiat. Allo stato attuale, mentre la non-cura Marchionne predispone infiniti cicli di cassa integrazione per i pochi operai rimasti a Mirafiori, vengono anche tagliate le commesse delle aziende esterne, “costrette” quindi a licenziare lavoratori che con maggiore difficoltà riescono a collegare le proprie lotte e a farsi portatori di domande non settoriali.

Concludiamo con quello che non ci è piaciuto della puntata: la parte “propositiva”.

A nostro giudizio infatti, ritenere che la patrimoniale e l’abbandono delle spese militari per gli ormai arci-noti F-35 possano essere le soluzioni per la situazione attuale assomiglia molto a quel malato diabetico che dopo aver mangiato numerose fette di dolce rinunci a zuccherare il caffè per curare la propria malattia. Patrimoniale e abbattimento delle spese militari sono infatti palliativi e poco più.

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