Ca' di Favale, Val Graveglia




Ottobre 2017        


Cospirazione Hacker

Il generale senso di pericolo e minaccia sociale che si avverte ovunque ci si soffermi richiederebbe la massima attenzione e uno sforzo, per l'appunto, sociale. Ma da quanto tempo non si riesca a dedicare ad alcunchè di sociale un minimo di attenzione, non è dato sapere. Ce lo siamo dimenticato, in una sorta di oblio generale della coscienza.

La società umana si sta sgretolando su se stessa davanti ai nostri occhi, e tutti ne avvertiamo il crollo. Ma una sorta di paralisi rende passivi ed impotenti di fronte all' “ineluttabile”, al “destino”, alla “catastrofe”, un po' come l'animale selvatico braccato da un faro puntato negli occhi.

da un lato della barricata il trionfo dell'antipolitica, il disinteresse in materia di società - dall'altro, l'assalto sempre più feroce del “moderno” contro tutto e tutti.

Ma c'è un momento in cui il faro si spegne per un attimo.

Lo squarcio nel velo di Maja, illuminazione, il cerchio che si chiude. Molte nella storia sono state le definizioni di quei momenti in cui ci si rende conto di qualcosa che era sempre stato davanti agli occhi, ma celato. In fondo ciò che cambia siamo noi, la nostra percezione del mondo, l'acuirsi dei nostri sensi.

Una società non si sgretola da sola.

Fumo negli occhi, ma tra le polveri del crollo del vecchio cantiere sociale puoi intravedere le costruzioni di recente fabbricazione. Puoi vederne gli agenti al lavoro. Hanno sguardi da gelarti il sangue nelle vene, ma quel che hanno di peggio sono le intenzioni.

Nessuno guarda dietro. Nessuno.

Comunità umana vs Comunità virtuale

L'unica comunità che non conosce crisi è quella virtuale. All'interno di una macchina, siamo tutti codificati allo stesso modo. Sta nella perseveranza di ognuno, nell'addentrarsi sempre di più nell'interazione virtuale la possibilità di avere una vita sempre più ricca di progetti, incontri, appuntamenti, rivalse. E tanto pare più brillante quanto più è misera e meschina l'altra vita, in carne ed ossa, che conduciamo.

L'identificazione uomo-macchina può arrivare ad un punto tale da relegare la vita reale a una vita in provetta: ognuno solo di fronte allo schermo, ma tutti insieme nell'ampia ragnatela mondiale, costretti a soddisfare bisogni fisiologici esterni, ridotti a ingurgitare cibo alla stregua di fiale di integratori, senza più godimento o condivisione, immersi nel nirvana artificiale.

In giappone la stragrande maggioranza dei 25enni non ha mai avuto un rapporto sessuale reale: ma d'altro canto bambini e bambine già a 10 anni cominciano ad avere una vita sessuale virtuale, ovviamente declinata nella peggior maniera possibile.

Si dice che tra una decina d'anni gli smartphone saranno ritenuti strumenti resi obsoleti dall'avanzare della tecnologia. Possiamo già immaginare la fila di ragazzini pronti a farsi impiantare microchip per accedere alla propria esistenza parallela senza doversi affidare a uno strumento del passato?

Sarà semplice collegare ai nervi ottici un chip per poter aver in sovraimpressione, direttamente sulla retina, le coordinate geografiche per raggiungere il nostro amico, la casa, dov'è il prossimo pokemon e così via. Potremo ascoltare al massimo volume, in alta definizione, i concerti brandemburghesi (!) mentre facciamo la fila al supermercato, in un silenzio irreale di pupille dilatate.

nei treni e negli autobus un fruscio di dita sui touchscreen ha ad oggi sostituito la caciara.

Peraltro, i progressi dell'automazione industriale sono tali che la fabbrica 4.0 non necessiterà di molta manovalanza umana. Saranno le macchine a fare quasi tutto, chi ci starà a controllare l'operato di queste macchine se non un ibrido uomo-macchina, trans-cyborg di ultima generazione? Già oggi le fabbriche hanno cominciato ad assumere autistici, che rappresentano l'1% della popolazione americana. Tra una decina d'anni ci sarà un botto di manovalanza se l'aumentare dell'autismo procede nell'impennata iperbolica degli ultimi 10 anni.

Gli autistici sono i soggetti perfetti per l'interazione uomo-macchina. Difficilmente soddisfatti dalla vita reale, anche per questo adatti a stare dietro ad uno schermo giornate intere ad esplorare i meandri di una realtà virtuale perfettamente accessibile... e desiderabile, di fronte alla miseria della vita reale. Chiunque abbia passato ore dietro a uno schermo sa bene cosa significhi essere perso in un mondo “interiore”, scarsamente comunicabile agli altri che stanno fuori da quel mondo. Altro che gap generazionale. Incomunicabilità totale.

C'è una ricercatrice del MIT che arriva ad ipotizzare nel 2025 la percentuale di autistici del 50% semplicemente estrapolando i dati statistici ufficiali che si hanno a disposizione. Del resto basta vedere il documentario Vaxxed per avere un'idea del fenomeno. Sarà per questo che è stato censurato ovunque - e minacciato chi parimenti cerca di tirar fuori qualche verità sulla questione dei vaccini.

Economia reale ed economia virtuale.

Se il prezzo delle materie prime non è più vincolato ad un valore di scambio, ad un valore d'uso, ma è quotato in borsa, non è più vincolato a niente, unico valore il profitto, ecco il motore ultimo della distruzione del mondo per come lo conosciamo. Quando un qualsiasi cybernauta a vent'anni si guadagna da vivere scommettendo in borsa centinaia di euro ... andando a vedere in cosa investe i suoi soldi rimaniamo scioccati. Il grano in africa, il cotone in india. Training finanziario. I grandi speculatori hanno sempre fatto i loro sporchi affari sulla pelle degli sfigati di turno. Ma grazie all'economia “digitale” questo meccanismo ora è applicabile ad ogni livello. Per cui ogni nerd può salire in tempo sul carro del vincitore e prendersi la sua misera fetta... sulla pellaccia degli africani con l'acquisto – o dumping - del grano.

Algoritmi sintonizzati sui meccanismi di speculazione dei pescecani della finanza mondiale. Amplificatori di sventura.

A mali estremi, estremi rimedi

Uno dei problemi messo all'ordine del giorno alle alte sfere è la sovrappopolazione del pianeta. Non rimane molto da fare. Guerre atomiche? vaccinazioni di massa? Così la chiosa degli esegeti dell'ineluttabile.

Più democraticamente si può parlare di controllo delle risorse terrestri ed umane.

Andiamo verso una città globale, fatta di periferie devastate e campagne svuotate. Vegetali ed animali prodotti in latifondi agro-industriali con attività umana annessa a carattere di schiavitù – non stanno già preparando il campo con le deportazioni dall'africa? E chi scusa? Filantropi, con alle spalle altri filantropi. O forse erano licantropi? Che confusione.

Nessuno guarda dietro. Nessuno.

Esperienze hacker supporto necessario al turbo-capitalismo. Ad accomunarle l'ottica della corsa sempre più veloce - verso la catastrofe.

Ad avallare tale follia saltano fuori diversi esegeti della “società per l'estinzione umana” e del transumanesimo. Il mito della vita eterna attraverso la tecnologia non è mai stato così presente. Estinzione e dominio delle macchine sull'uomo, lucida follia di una comunità virtuale che vive dell'illusione di bastare a se stessa, separata dal corpo sociale (ma non dalla sua testa, dei cui piani malsani diviene esecutrice materiale).

Vaccinazione globale

Il paese con il più alto numero di vaccinazioni obbligatorie al mondo sono gli Stati Uniti. (Con il colpo di mano della Lorenzin l'italia seguirebbe a ruota). Nel corso dei primi due anni di età dalla nascita ogni due mesi circa vengono iniettate dosi e dosi di vaccini in corpi in cui il sistema immunitario non è ancora ben formato.

Il vaccino è un prodotto globale, preparato in stabilimenti per essere poi diffuso in tutto il pianeta. Scelti ceppi di alcune delle migliaia di malattie esistenti, questi vengono coltivati su supporti “idonei”. “stabilizzati” e conservati, vengono poi distribuiti e infine finiscono nei corpi dei pazienti.

Coltivare virus o batteri (ad esempio prelevati dalle feci di soggetti infetti) significa impiantarli in colture adatte. Prendiamo il caso dei reni di scimmia Rhesus. Occorrono un tot di reni (e di scimmie) per portare avanti una coltura che si protrae per mesi. Sono necessari vari trapianti, da un rene all'altro.

Il vaccino dovà aspettare del tempo prima di essere somministrato e quindi deve essere conservato. Tutti i vaccini in produzione sono trattati con antibiotici. Nel caso del mercurio, questo viene poi eliminato (ma non del tutto) dal prodotto finito.

I costi, per vivi o morti che siano, devono essere contenuti.

E' parsa interessante per le case farmaceutiche la trovata alla Frankestein di sviluppare virus e batteri in cellule tumorali, che sinergicamente agli interessi dell'industria hanno la proprietà di replicarsi indefinitamente favorendo così lo sviluppo di linee di colture cellulari low cost che, peraltro, non devono essere rimpiazzate ogni tot mesi. Unico problema in questo parrebbe la cancerogenicità del tutto: inoculato in pazienti sani questi sorprendentemente si ritrovano a sviluppare tumori. Vengono dunque posti dei dubbi dagli scienziati su tale pratica, che comunque va avanti.

Trattamenti sanitari obbligatori ridurrebbero infatti alla ragione pure il più refrattario dei tumori. Ma stiamo parlando di “ragion di stato” e non di ragion pura.

I composti dunque previo trattamento e “messa in sicurezza” della parte cancerogenica mi pare abbiano passato la fase sperimentale.

Ma lasciando scorrere questa realtà distopica, concentriamoci piuttosto su innocui batteri coltivati nel lievito di birra. E' vero che il dna dell'orzo sarà pure affine al 30% con quello umano. Ma che succede a infilare sostanze estranee nel nostro corpo superando ogni barriera protettiva per mezzo di un ago?

Il medico si sostituisce a millenni di evoluzione di un sistema immunitario e, oltrepassando ogni linea di difesa, contamina il nostro fluido più prezioso, il nostro sangue.

Viene detto che il nostro corpo reagisce e sviluppa degli antigeni che, per l'appunto, andranno a contrastare il batterio, virus (o pezzo di rene di scimmia, lievito di birra, o particella casuale X) in questione.

Ma questa risposta immunitaria potrebbe anche non venire. Un bambino piccolo non ha ancora sviluppato il sistema immunitario, utilizza quello della madre con il latte materno (se alla madre non hanno consigliato il latte in polvere). Entrano qui in gioco i famosi “adiuvanti”, generalmente sali di alluminio, un composto neurotossico. E tossico deve essere, per poter scatenare nell'organismo una risposta immunitaria. E' da quella risposta che deriva la cosiddetta “immunità” : intossicare un organismo sano per avere degli antigeni.

Fin qui tutto bene... tranne un piccolo particolare.

Ridurre il sistema immunitario di un soggetto – un sistema complesso – alla presenza o meno di antigeni … è da primitivi... ma sapere di rovinare un sistema immunitario PER ottenere questi antigeni è qualcosa di diverso. Potrebbe andare bene per un film di Frankestein.

Lo shock tossico passa, e dopo un paio di mesi ecco che il bambino viene portato a prendersi la prossima dose. Shock, su shock, su shock.

Bambini bombardati non appena vengono alla luce da composti neurotossici, bambini che muoiono nel sonno e viene chiamata SIDS, (improvvisa morte dell'infante, senza cause riconosciute), bambini che sviluppano reazioni autoimmuni - un sistema immunitario impazzito che giunge ad attaccare se stesso, bambini con sempre più allergie e intolleranze, bambini autistici, bambini dislessici, disgrafici, discalculi, disgraziati. In america un bambino su sei presenta ritardi nello sviluppo.

Tutte queste malattie in aumento esponenziale nella civiltà del demofascismo sanitario hanno un'origine sconosciuta solo per chi non è più in grado di ragionare.

Saranno gli alieni, la volontà di dio, l'inquinamento atmosferico, la sfiga, ma una cosa è certa: NON SONO I VACCINI. Lo dice la scienza.

Nell'oscurantismo e nell'ignoranza di chi fa della somministrazione di farmaci la propria professione, viene radiato chi osa parlare fuori dal coro. Status quo - impunità di gregge. Se esci fuori dal coro sei spacciato.




Ottobre 2016        


Enza di ca favale rende noto a tutti - primo, secondo, terzo... sesso e via discorrendo che dall'ottobre 2015 e' disponibile in edizione cartacea il racconto breve autobiografico dal titolo Sarà un filo di seta nero, edizioni anarres.

Enza Siccardi, "ponentina di liguria", cresciuta in una famiglia di comunisti già partigiani, nel suo racconto attraversa alcuni decenni della nostra storia con particolare riferimento alle esperienze antagoniste e movimentiste degli anni '60-'70 a Genova. Poi la scelta di una vita diversa, via dalla città, con un progetto da realizzare, alla riscoperta di antichi mestieri, e nel tentativo di sperimentare nuove forme di convivenza, con tutto ciò che ne potrà conseguire.

Il racconto da oggi è disponibile anche qui nella versione online già impaginata in formato pdf. Chi lo desidera può pertanto leggerselo direttamente online o scaricare il file.

Con l'occasione segnalo comunque che Sarà un filo di seta nero è disponibile in edizione cartacea per chi ne faccia richiesta.

a Genova lo potete trovare nelle librerie

  • L'Amico Ritrovato, Via Luccoli,
  • Tullio Spatazza, alla casa occupata di Pellicceria, vico inferiore di Pellicceria 1,
  • al circolo Biblioteca Libertaria Francisco Ferrer, piazza embriaci 5/13,
  • libreria Bookowski di Vico Valoria 40/rosso e al
  • Grimaldello - Via della Maddalena 61rosso.

  • in Piemonte, al circolo Barbaria di Mentoules
    a Milano, al centro di documentazione Calusca

    Potete anche scrivermi direttamente alla mia casella di email spennac@bruttocarattere.org richiedendo le copie che volete ordinare. Per ordini superiori alle 10 copie sconto del 40%. Prezzo di copertina: 7 euro.

    Sono disponibile a valutare proposte per presentazioni del libretto




    Agosto 2014        


    Alcuni abitanti del Favale
    Cà di Favale è un sito ... rurale. Nei primi anni del millennio, ne entrammo in possesso. Era una borgata abbandonata dagli anni '80, in vendita con i terreni circostanti. Dopo mesi di riunioni, pensamenti e ripensamenti decidemmo per il salto, e ci lanciammo nell'avventura di farlo rivivere. Trovammo vari compagni di ventura, che partecipavano a vario titolo, alcuni piu' assiduamente, altri meno. Sperimentammo  vita e attività in comune, tirando la corda fino al punto di spezzarla, in piu' riprese. Abbiamo partecipato a vari tentativi di "costruzione" di reti di scambio e mutuo appoggio, visitato altri luoghi piu' o meno affini, portato il nostro contributo a persone o situazioni in cui ci ritrovavamo. E così continuiamo e continueremo a fare.




    Dopo varie tempeste relazionali siamo rimasti in pochi, questo ci porta sicuramente lo svantaggio di non riuscire  a seguire tutto come vorremmo, ma ha in se il vantaggio di non dover definire un programma e una finalità lapidaria come succede per forza di cose quando si è in tanti; viviamo le nostre giornate cercando di seguire i nostri bisogni, e per quanto possibile, i nostri desideri.




    Di cantiere in cantiere, procediamo con il recupero del borgo e dei terreni circostanti, coltivando la terra, curando l'oliveto, frenando il roveto e rimettendo in sesto il dissesto idrogeologico... Cerchiamo di avere un'autosufficienza economica con l'artigianato, con il riciclo e il recupero del surplus, e ovviamente con qualche "lavoretto esterno", tenendoci lontani dal lavoro salariato e da tutto cio' che ne consegue.




    Ca' Favale in
                    bianco e neroCà di Favale non è una comunità. Dopo tante visite ricevute, tante piacevoli, tante meno, pensiamo sia corretto essere sinceri e dire che ci fa piacere continuare a ricevere delle visite. Ma sappiamo benissimo quali persone non abbiamo intenzione di ospitare. Non ci piacciono le persone che si accozzano, materialmente e spiritualmente; Non ci sentiamo affini a frikkettoni, guru, rainbow, arcobaleni, new age e altre fesserie del genere.

    Vorremmo che una persona venisse a trovarci perchè ha una curiosità nei nostri riguardi, non perchè non sa dove altro andare, o se così fosse gradiremmo comunque sempre la chiarezza di essere messi a parte delle intenzioni di coloro che entrano in casa. Può sembrare una parentesi sgradita ma dopo tante "incomprensioni", deliri ecc. ecc. ci sembra il caso d
    i precisarlo visto che noi qui ci viviamo e non è un luogo virtuale.

    Per contatti, lasciamo la nostra mail: ca_favale@inventati.org

    Se ci riuscite, quando ci scrivete una mail provate a dilungarvi un pò di più del solito "è possibile passare a trovarvi..." visto che non siamo un agriturismo.

    Vi lasciamo il link all'archivio "storico" del sito di caffa... http://anarres.noblogs.org





    Note sparse...

    • Qualche anno fa, insieme a degli amici, abbiamo costruito una pala eolica. Alta 12 m, con pale da 1,80m di diametro, fatte in castagno, riciclando un mozzo di un volkswagen...Qui trovate il resoconto dettagliato
    • Note per una discussione sulla Resistenza nel Ponente Ligure, e Racconti della Resistenza, usciti su Nunatak
    • Un volantino (in inglese), distribuito alla Fiera dell'editoria Anarchica a Lisbona. For those who can't read italian, here is a leaflet we distributed in Lisbon, last year, at the Anarchist Book Fair describing our project.