IL PERCORSO POLITICO DI SERGIO:

Il senso della vita è quello di muoversi, di essere consapevole del proprio movimento e di contribuire affinchè ciò che ha iniziato a muoversi - ovunque esso sia - venga indirizzato in senso rivoluzionario.
(Sergio, 1993)

Nato il 16.8.1936 a Trieste, morto il 22.1.94 in esilio a Miramas, piccola cittadina della Francia meridionale. Ma nelle nostre teste e nelle nostre azioni Sergio continua a muoversi, a muoverci.

- 1955 - 1961: Segue la facolta' di Giurisprudenza all'Università di Milano;
- 1959 Tesina: Esistono due dialettiche in Marx? (Nota 1)
- Membro nell'UGI (l'associazione degli studenti in cui erano rappresentate tutte le correnti politiche).
- 1956, S. è già un marxista convinto ma entra nel PSI dove milita nell'ala sinistra guidata da Lelio Basso, persuaso che nel PSI vi sia una maggiore base popolare che nel PCI.
- 2 anni di servizio militare.
- 1962 esce dal PSI con il gruppo di compagni che fonderanno il PSIUP.
- Contemporaneamente, sulla scia della lotte di indipendenza in Algeria, poi delle lotte di liberazione negli altri paesi colonizzati, S. partecipa a Milano alla fondazione del Centro Frantz Fanon (Nota 2): un luogo di studio sui modi di produzione dei paesi in via di sviluppo, di incontri e di dibattiti con gli esponenti politici dei movimenti di liberazione, un luogo in cui si praticava l'attiva solidarietà con i popoli dei paesi tricontinentali.
- 1966 S. è un appassionato studioso del pensiero di Mao e diventa cofondatore della Federazione dei Comunisti Marxisti-Leninisti (maoisti);
- partecipa attivamente al lavoro tra le masse nei quartieri-ghetto-dormitorio degli operai. Dal 1967 è avvocato militante nell'Unione Inquilini (scopo: da Non più di 10% del salario per l'affitto allo sciopero generale dell'affitto).

(intanto S. deve anche lavorare... Siccome la maggior parte dei suoi clienti non poteva pagare l'avvocato, Sergio, oltre a guadagnarsi dei soldi come collaboratore in una casa editrice, sarà, tra il '68 - '70 dipendente della Rank-Xerox, finchè non fu dichiarato persona non grata, a causa della sua partecipazione alle lotte del personale dell'impresa. Così volta pagina e inizia a fare l'insegnante con grande competenza e passione: dalla fine del '70 fino al '72 insegna economia politica nell'Istituto Tecnico De Nicola a Sesto San Giovanni, allora grande quartiere operaio di Milano; entra nella CGIL, settore insegnanti, e fa parte del gruppo, sempre più consistente, che propaganda una Scuola al servizio della classe operaia.)


- Nella Federazione dei Comunisti Marxisti-Leninisti scoppia la lotta tra le due linee - S. fa parte della Linea Nera (tacciata di revisionismo da parte della Linea Rossa (tacciata di estremismo dalla Linea Nera). Molte compagne e compagni di quest'ultima saranno co-fondatori o confluiranno in Servire il Popolo.
- 1970: Viaggio in Cina. I compagni della redazione di Vento dell'Est pubblicano un resoconto del viaggio, tra cui un lungo contributo di Sergio su La rivoluzione nell'insegnamento.
- 1972: Una delegazione italiana, di cui Sergio fa parte, è invitata in Corea dal Presidente Kim Il Sung. Negli anni seguenti si vedranno valanghe di pubblicazioni in lingua italiana sul pensiero di Kim Il Sung che in verità non ebbe un terreno molto fertile in Italia; tuttavia, insieme con poche compagne e compagni S. continua a tenere i contatti con i rappresentanti politici della Corea del Nord - nell'interesse dell'internazionalismo proletario.

(intanto S. deve anche ... 1972 - 1973: Sergio viene trasferito all'Istituto Tecnico di Legnano.)


- 1972 il Centro Frantz Fanon diventa il "Centro di Ricerca sui Modi di Produzione", detto Crampo. Coloro che lo gestivano producevano analisi economico-politiche su tutti i paesi del mondo, messe a disposizione dei compagni interessati. I dibattiti teorici, le conferenze e seminari premettevano una seria preparazione da parte di tutti. Era una scuola per vivere e verificare il concetto pratica-teoria-pratica e S. (una delle due anime del Crampo) fino alla fine del 1974 - ne era il timoniere politico.
- Durante gli anni '70 - '75 Sergio era anche impegnato nella solidarieta' con i compagni in europa: durante la dittatura del Colonnelli in Grecia (1967-73) S. faceva parte di coloro che portavano aiuto concreto ai combattenti della resistenza. Ed anche i militanti in Spagna, in lotta contro il regime fascista (1939 -1975), da S. non hanno solo avuto parole, bensì soccorso materiale. Per non parlare dei numerosi compagni marxisti- leninisti scappati dalla loro patria, il Portogallo, soggiogato dal regime fascista. Anche qui S. non si dava tregua: fu fondato un "Comitato contro il fascismo in Portogallo" (che molti compagni portavano avanti sotto la tutela di Primo Moroni), si organizzavano dibattiti e manifestazioni, si traducevano e pubblicavano testi (tra cui: "La tortura della privazione del sonno") e S. viaggiava soccorrendo i compagni finchè la "Rivoluzione dei Garofani" non ha spazzato via il corrotto sistema fascista e colonizzatore del Mozambico, Angola e Guinea Bissau. Non deve mancare un accenno alla solidarietà data alle compagne ed i compagni della RAF, detenuti nell'isolamento nelle galere della allora Repubblica Federale Tedesca. Era risaputo che S. era un comunista che dava il peso centrale alla lotta di classe nel propio paese, senza la quale l'antiimperialismo militante, per quanto sincero e sofferto non poteva che sfociare nel soggettivismo. In senso politico S. era un precoce quanto preoccupato anti-Raf; ciò non gli impediva di recarsi dai suoi colleghi tedeschi, difensori dei detenuti della RAF, per procurarsi nel '73 le parole di Ulrike Meinhof, che dicono tutto sulla tortura bianca, ed il materiale politico, da tradurre e diffondere ai compagni italiani allo scopo di informazione e di confronto politico.
- 1971: un gruppo di compagne e compagni del "Manifesto" - (fondato agli inizi degli anni '60 da membri del PCI, "usciti a sinistra") - abbandonarono il "Manifesto" per la mancanza di una prassi comunista e fondarono il PDUP (Partito dell'Unità Proletaria). Lo scopo dichiarato del PDUP: la rivoluzione proletaria, strappando il potere alla borghesia, instaurare il socialismo, preparare il passaggio alla società comunista.
- Nel 1972 S. - ormai un compagno comunista conosciutissimo in tutta Italia ed oltre le frontiere, prima come avvocato difensore dei diseredati e dei compagni provenienti dai movimenti sociali ed anticapitalisti e poi, con l'evolversi delle contraddizioni politiche tra le classi, dei compagni della lotta armata - entra con anima e corpo in questo partito, (dove sarà incaricato del settore scuola, svolgendo lavoro politico nella Sezione e nel "suo" quartiere di Porta Romana a Milano).
- Tra il Novembre '75 e l'Aprile '76 S. deve interrompere la sua militanza attiva, perchè viene arrestato accusato, con altri, di aver introdotto in Italia di zaini contenenti delle mine antiuomo e venticinque chili di tritolo trovati al valico di Dumenza in provincia di Varese. (primo arresto)

(intanto S. deve anche ... nel '73 Sergio ottenne un posto nel I. Istituto Tecnico del Turismo di Milano, dove gli studenti e gran parte degli insegnanti erano molto politicizzati. Rimpianto da chi lo conosceva e particolarmente da Sergio, fu Varalli, un giovane studente dell'Istituto, ucciso, nel '75 con due colpi alla nuca da fascisti, mentre rincasava dopo una manifestazione. Nell'autunno del '75 gli studenti del "Varalli" organizzarono una grande esposizione, denunciando le condizioni di detenzione nei paesi imperialisti. Durante lo stesso periodo, S. insegnava ai corsi delle 150 ore, di sera ai lavoratori che volevano/dovevano conseguire un diploma di scuola media)

- Nell' Aprile '76 Sergio esce dalla galera, per tornarvi ancora nel Maggio '77 accusato di favoreggiamento di un detenuto comune, evaso, nell'ambito dell'attività del Soccorso Rosso. (secondo arresto). Quando è "dentro" fa l'avvocato-consulente di TUTTI i detenuti (se glielo chiedono, e sono in tanti a farlo), quando e "fuori" è soprattutto uno dei difensori più impegnati delle Brigate Rosse. E' un attività frenetica: i famigerati supercarceri sono discolati nei posti più sperduti della penisola. I detenuti vi subiscono pestaggi e trasferimenti sistematici - e sono in rivolta continua; Sergio sapeva che in questa situazione gli avvocati sono gli unici che possono tentare di proteggere l'identità politica e l'incolumità fisica dei loro assistiti. Gli avvocati difensori pendolano tra il Nord il Sud e le isole. Preparano le difese politiche - il processo di rottura, organizzano convegni nazionali ed internazionali per denunciare le condizioni di detenzione, tengono contatti con le associazioni dei parenti dei detenuti e mobilitano i medici (vanno ricordati soprattutto Maccacaro, Basaglia e "Medicina Democratica") per garantire un'assistenza sanitaria ai detenuti, tentano di sensibilizzare l'opinione pubblica e, nel bel mezzo, fioccano mandati di cattura contro sempre più avvocati, difensori dei detenuti politici, accusati soprattutto di "connivenza" con i loro difesi.

(intanto S. deve anche ... ma ormai S. difendeva solo i detenuti politici che certamente non potevano pagare nè le spese vive nè un onorario e d'altra parte questo tipo di impegno non lasciava spazio ad alcun altro tipo di lavoro. A risolvere questo problema ci pensava il "Soccorso Rosso Militante" (con l'instancabile solidarietà di Franca Rame), che non solo copriva le spese dell'ufficio, ma spesso anche quelle della sua tavola.)


- Il 19 Aprile 1980 S. viene di nuovo arrestato (3. volta). Resta in galera fino a giugno '81 e avrà il processo di 1. grado, accusa: appartenenza alle BR. S. non si dichiarò prigioniero politico, ma si difendeva tecnicamente e politicamente, usando la tattica dell'attacco. Non espose dinnanzi alla giustizia di classe le contraddizioni esistenti tra lui e le BR bensì dichiarò la sua irrevocabile "vicinanza" ("contiguità") con le forze rivoluzionarie che combattevano questo Stato. Il suo concetto di difesa ed attacco è contenuto nel testo esemplare "Il gioco e la candela" - ed era quasi vincente; in prima istanza: assoluzione; in 2. istanza: condanna a 4 anni.

Seguirono anche gli altri processi; alla fine S. aveva accumulato condanne per complessivamente 14 anni di galera - era ora di andare in esilio.

L'ESILIO
Nel marzo '82 S. arriva a Parigi, curioso di conoscere lo stato di "salute politica" dei circa 250 connazionali. Non si riconosce nella "Associazione culturale degli esuli italiani" che aveva stipulato un accordo con il governo di Mitterand: buon comportamento, cioè nessuna attività politica in cambio del permesso di soggiorno. S., come tanti altri, non può non fare politica. Promuove e/o partecipa alla fondazione di un "Comitato di Parigi contro la Repressione", alla battaglia pubblica contro la dissociazione, collabora con giornali e radio liberi per informare sulla situazione politica in Italia, sulle supercarceri, si occupa dell'iniziativa: "100 libri in ogni cella", è delegato per la sezione Italia nel "Comitato per la difesa dei detenuti politici in Europa occidentale", frequenta i dibattiti con compagni di organizzazioni francesi e non - e anima le settimanali riunioni di studio nel "Hegel-club". S., senza permesso di soggiorno, non nascondeva la sua partecipazione a nessuna di queste attività che del resto si svolgevano spesso in luoghi pubblici (nei parchi, nelle sale universitarie, nei bar). E' certo che la sua presenza contribuito a modificare il disorientato paesaggio dell'esilio. Per lo meno appariva una linea di demarcazione tra coloro che avevano chiuso con il proprio passato politico e coloro che sentivano la necessità di discutere, comprendere gli errori, trarre un bilancio nell'ottica di rielaborare un progetto più adeguato alla situazione concreta per sconfiggere la borghesia ed abbattere il modo di produzione capitalista. "L'unica libertà che abbiamo consiste nel rischiare di fare degli errori. Senza commettere errori non vi può essere sviluppo, non esisterebbe alcun processo di apprendimento storico" era la risposta di S. a se stesso ed a chi voleva certezze impossibili.
Verso la fine del '84 S. parte per la Grecia; ormai era troppo esposto ed aveva bisogno di calma assoluta per dedicarsi ai lavori in corso: sviluppare le premesse teoriche per la costituzione del partito comunista. "E' importante che tra le infinite cose che l'uomo fa durante la vita faccia bene almeno una cosa" era il suo motto mentre gli anni passavano.
A conclusione del suo compito, fine 1990 S. tornò in Francia. Se e come il partito vivrà dipende dalle forze in campo - Sergio ci saluta e ci offre un'eredità.

(intanto S. deve anche ... nell'esilio francese e greco ... per venir a capo della pura sopravvivenza, S. accettava qualsiasi lavoro offerto sul mercato degli esiliati. Così faceva temporaneamente l'insegnante di italiano, traduttore di pessimi libri, guardiano di gatti o inaffiattore di piante in appartamenti di gente in vacanze, uomo di pulizia in officine, manovale in un atelier - e lo faceva sempre con la sua indistruttibile autoironia e contemporaneamente con coscienza proletaria ed autodisciplina. "Finchè è possibile, ogni comunista deve autogarantirsi la propria esistenza per non pesare sulla cassa di una organizzazione, che sia ipotetica o esistente." Ma contemporaneamente non va taciuto: senza il solidale e costante appoggio materiale, pervenutogli da persone che lo amavano e stimavano, la sopravvivenza di Sergio probabilmente sarebbe stata molto più dura e breve.)

Per molti di noi, Sergio era soprattutto un instancabile pioniere del pensiero, un precursore politico. Lo ricordiamo come un uomo - è cosa difficile da rendere in parole - che su coloro che lui percepiva più o meno come i suoi consimili, irradiava una tale quantità di entusiamo politico ed emaneva un tale calore umano, che per quel solo fatto, chi l'ha conosciuto, non può pensare lui, morto.

NOTE
1. Si tratta di una disputa con un saggio di Bobbio pubblicato nella "Rivista di Filosofia", Aprile 1958. A chi è interessato di appplicare la dialettica marxista nel campo scientifico-economico oppure in quello filosofico-storico questo lavoro di Sergio (9 pagine) può essere utile.

2. Afroamericano (Martinique), medico e scrittore (la sua opera più conosciuta è "Les damnés de la terre", in cui Fanon, argomentando anche con concetti di Marx, Lenin e Freud, sostiene la necessità/inevitabilità della rivoluzione anticoloniale), nel 1955 entra nel FLN algerino (Fronte di Liberazione Nazionale) per combattere i colonizzatori francesi. Non fa in tempo di vedere la vittoria (luglio 62), muore nel Dicembre '61.


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