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intervento di giorgio antonucci

[questa e' la trascrizione dell'intervento di Giorgio Antonucci all'incontro - dibattito tenuto a Cesena il 4 marzo 2003, insieme a Roberto Cestari, Corrado Penna, Maria Rosaria d'Oronzo, .. sul tema “Il mito della malattia mentale ­ smascheramento di un falso scientifico”]

Io faro' un discorso pratico, essenziale, perche' quando ho cominciato a lavorare non mi occupavo ne' di psichiatria, ne' di antipsichiatria, non mi interessavano ne' l'una ne' l'altra; il fatto che mi interesso' e' che una volta vidi portare via una donna, una ex prostituta, a Firenze. Vidi che dopo che aveva avuto una discussione con una guardia municipale, arrivo' un'ambulanza.
La vidi prendere con la forza, lei urlava, la portarono via in malo modo.
Andai a vedere dove l'avevano portata e cominciai a riflettere su cos'era il manicomio. Io vidi una donna indifesa che fu presa con la forza e portata li' dentro; allora non potevo fare niente, non ero neanche laureato, pero' mi rimase impresso questo fatto. Ho cominciato a Firenze interessandomi di evitare che accadessero fatti cosi', per evitare che le persone fossero prese con la forza; persone che non si possono difendere e non sanno neanche perche' vengono prese. Il mio problema non era ne' psichiatrico ne' antipsichiatrico: era il problema che a me non tornava, e non torna neanche ora, che si prendessero persone deboli e innocue e si portassero in quel modo li', come succede nel 'Processo' di Kafka, in cui una persona si alza una mattina, dovrebbe iniziare la sua giornata pero' arrivano due signori che gli dicono che lui e' colpevole e deve essere punito. Lui non riesce a sapere neanche di cosa e' colpevole e di cosa deve essere punito. Esattamente questo. E' una cosa che si fa anche ora, si prendono le persone... (voce femminile dal pubblico: "Si' si', a me e' successo, non stavo facendo niente e mi hanno portato via con la forza; mi avevano dato una borsa a lavoro, mi sono venuti a prendere con la forza senza sapere cosa avevo fatto, mi hanno portato via e mi hanno fatto delle punture. La spiegazione che dopo mi hanno dato e' che avevo disturbato, ma non avevo fatto veramente niente")...Noi siamo qui a discutere perche' queste cose non debbono avvenire piu'; perche' si comincia cosi', col rapimento, il sequestro delle persone con la forza...(voce femminile dal pubblico: "Sono indifese, sono sole")... Si', come dicevo, io non conosco la signora, lei e' entrata nel mio discorso, non ne sapevo niente. Dunque, poi puo' succedere che questa persona, che e' stata presa con la forza, viene classificata in modo che e' considerata una persona meno capace delle altre di ragionare, di controllarsi. Da quel momento in poi, se questa classificazione viene presa in considerazione, la persona non e' piu' alla pari degli altri, dunque ha subito una violenza terribile. Se ora va a cercare un lavoro, se deve entrare in un qualsiasi ambiente, e' una persona che non si sa cosa potrebbe fare (secondo il concetto che gli psichiatri mettono su di lei).

Ci sono due punti:
- una violenza fisica, ovvero prendere una persona e portarla via dalla propria vita
- una violenza ideologica, ovvero il classificare una persona come se non fosse uguale agli altri.

Queste sono due cose che io non accetto e non ho mai accettato, indipendentemente da tutte le discussioni psicologiche e psicanalitiche o filosofiche che si possono fare. Questo non va.

E' per questo che dopo aver lavorato per un po' di tempo a Firenze, evitando degli internamenti, fui chiamato da Cotti a Bologna, da Basaglia a Gorizia, perche' avevano saputo che io facevo questo lavoro. Siccome loro erano dentro le istituzioni, per cercare di liberare le persone internate, naturalmente ebbero un certo interesse nel sapere che c'era un medico a Firenze che evitava gli internamenti. In fondo erano due lavori complementari: uno era quello di evitare che le persone fossero prese con la forza e portate via, l'altro era quello di restituire la liberta' alle persone che erano dentro.
Cosi', presi contatto prima con Cotti e poi con Basaglia, e andando a lavorare con quest'ultimo a Gorizia (il primo manicomio del mondo in cui c'e' stato qualcuno che ha cercato di liberare gli internati). In seguito mi sono trovato a Imola, dove, come ha gia' detto il dottor Cestari, ho chiesto di prendere il reparto dove erano le persone da loro ritenute 'piu' pericolose', perche' una volta liberate quelle gli altri avrebbero dovuto liberare le loro, cosa che non e' accaduta; nel senso che dopo che io avevo liberato quelle che loro avevano definito le piu' pericolose, loro avevano ancora le persone definite 'meno pericolose' rinchiuse nei cortili e nelle stanze.

Queste sono le ingiustizie fondamentali e non ci sarebbe bisogno di dire altro. I cittadini vengono presi con la forza su ipotesi di reato e questo gia' e' un grande dramma; ma un cittadino che dice di essere Carlo Magno non ha commesso nessun reato, non ha fatto male a nessuno, ha diritto di dirlo, forse questo e' ricco di significato: ma anche se non lo fosse, non deve essere preso e portato da qualche parte per farlo pensare in un altro modo.
Questa e' una cosa che non ha nessun senso!

Gli psicologi potranno continuare a scrivere libri, ma questa cosa continuera' a non avere senso, qualunque sia l'interpretazione psicologica che si da' delle persone. Questo e' un problema di liberta' del cittadino e di difesa dei suoi diritti, liberta' di sentire, pensare e parlare come vuole.
Ci son tanti modi di sentire e di parlare, tanti modi di pensare, tanti modi di esprimersi: c'e' chi si esprime direttamente con un linguaggio che corrisponde magari a quello televisivo e chi si esprime invece in un modo piu' ricco di immaginazione e con un linguaggio che non e' molto usato. Non importa, insomma: non si vede perche' persone che sentono, pensano in un modo non convenzionale debbano essere prese con la forza per cercare di ridurle a pensare in un altro modo, utilizzando mezzi per cui la persona o viene uccisa, oppure continua a pensare quello che vuole. Ci sono persone che passano anni in manicomio, loro la pensano in un certo modo, ma gli psichiatri dicono che non va bene e cercano di cambiarlo; allora cominciano con l'elettroshock, l'insulina coma, la lobotomia e altri orrori (cioe' mutilazioni alla persona) per convincere la persona a cambiare idea, ma questa non la cambia e finisce che questa persona muore.

Per quanto riguarda le mie testimonianze, cito una cosa sola: una donna, studentessa in medicina, era stata internata perche' aveva dichiarato di credere nella telepatia. Io non so se la telepatia esiste o no, non me ne importa nulla. Ognuno ha diritto di credere quello che vuole. Nella cartella di questa donna c'era scritto all'inizio 'orientata nel tempo e nello spazio' (secondo il loro linguaggio), 'equilibrata', 'parla bene', risponde a tono alle domande'.
Si inizia il trattamento (chiamarla terapia implica il parlare di una malattia, ma cercare di far cambiare pensiero a uno non e' una terapia, ricorda l'Inquisizione o la politica, non la medicina). Si cominciano sedute di elettroshock, sei alla settimana, festa alla domenica (forse perche' non c'era quello che faceva l'elettroshock). Poiche' con l'elettroshock non ha cambiato parere, perche' dice di avere avuto esperienze di telepatia, allora fanno l'elettroshock e il coma insulinico. Coma significa mettere una persona in stato pre-mortale, uno va in coma perche' in un incidente stradale ha preso un colpo forte alla testa, un coma significa che poi si muore, no?
Un coma insulinico significa dare l'insulina per abbassare la glicemia, lo zucchero nel sangue, finche' il cervello e le altre cellule non sono piu' nutrite, e il cervello va in coma. Questo lo facevano tutte le settimane, sei sedute di elettroshock e coma insulinico ogni settimana, finche' un giorno quando la donna si sveglia dicono che e' confusa (e non le si puo' dare torto!). Questa e' una storia, ci sono le cartelle, per chi vuole andarle a vedere a Imola; per evitare equivoci ho ripreso le cartelle e le ho anche pubblicate.

Questa e' una storia, ed e' una storia che continua ancora...
Questa storia deve smettere! Noi non possiamo tollerare che un cittadino, chiunque sia, in qualunque modo pensi, qualunque sia il suo modo di sentire, che sia stravagante o meno, che sia un operaio o un imprenditore, chiunque sia, noi non tolleriamo che si corra continuamente il rischio (e lo corriamo) che un qualsiasi specialista con una sua idea astratta rapisca un cittadino e lo riduca nelle condizioni di cui ho parlato. Non ho altro da aggiungere, vi ringrazio.