Sezione E - Cosa pensano gli anarchici stia causando problemi ecologici?
 

Gli anarchici si sono da sempre schierati in prima linea a difesa del pensiero ecologico - e in generale dei vari movimenti "verdi". Murray Bookchin in particolare ha fatto in modo di spostare l'idea anarchica al centro del dibattito sull'ecologia, enfatizzando proprio la natura sociale del problema ecologico di cui tratteremo, sostenendo che il dominio dell'Umanità nei confronti della natura altro non sia se non il risultato riflesso di una dominazione intestina da parte e nei confronti dell'Umanità stessa (vedi, per esempio, "Toward an Ecological Society"). Le implicazioni ecologiche di parecchie idee anarchiche (come la decentrazione, l'integrazione dell'industria e dell'agricoltura e così via) stanno a dimostrare che gli anarchici hanno riconosciuto in partenza l'importanza di movimenti e ideali ecologici.
 
Alcuni pensieri precursori dell' idea eco-anarchica possono già essere trovati tra gli scritti di Peter Kropotkin: per esempio, nel suo classico "Fields, factories and workshops", Kropotkin sosteneva il principio del "piccolo è bello" già settant'anni prima che E.F. Schumacher coniasse questa frase...Attraverso i suoi studi in geografia e biologia, Kropotkin scoprì che le specie sono interconnesse fra di loro e fra il loro ambiente. Mutual aid è il classico testo di ricerca riguardo il valore in termini di sopravvivenza della cooperazione tra specie che Kropotkin riteneva essere il fattore primario dell'evoluzione, sostenendo inoltre che coloro che argomentarono che la competizione fra le specie fu il fattore chiave dell'evoluzione abbiano distorto il lavoro di Darwin. Quindi, nonostante un vero e proprio "eco-anarchismo" non si sviluppò fino alla realizzazione del rivoluzionario lavoro svolto da Murray Bookchin dal 1950 in poi, le teorie anarchiche in materia di ecologismo hanno sempre avuto un significativo contenuto di, per così dire, "proto-ecologismo", almeno sin dall'epoca di Kropotkin.
 
Questa sezione della FAQ prosegue anche nella sezione D.4 ("Che relazione esiste tra capitalismo e crisi ecologica?") in cui viene trattato il concetto circa il fatto che, essendo il capitalismo basato sul principio di "crescita o morte", l'idea di un capitalismo "verde" è pressocché impossibile. Proprio a causa della sua natura, il capitalismo deve espandere, creare nuovi mercati, incrementare produzione e consumismo e quindi invadere più ecosistemi al fine di utilizzare (sfruttare) maggiori risorse andando a sconvolgere quelle che sono le varie interrelazioni e i delicati meccanismi insiti in quel dato ecosistema.
 
Takis Fotopoulos sosteneva la ragione principale del perché il progetto di "ecologistizzare" il capitalismo non è nient'altro che un sogno utopistico: "... si cade nell’ incontestabile contraddizione che esiste tra la logica e la dinamica stessa del concetto di crescita economica da una parte e il tentativo di condizionare questa dinamica attraverso interessi qualitativi dall'altra." ["Development or Democracy", p. 82, Society and Nature No. 7, pp. 57-92]. Sotto l'egida del capitalismo, etica, Natura ed Esseri Umani, tutti hanno appiccicato addosso un proprio cartellino con il prezzo...E questo cartellino rappresenta Dio. Tutto ciò è perfettamente comprensibile in quanto ogni sistema sociale gerarchico richiede un adeguato sistema di imposizione e controllo di una "fede"... durante il feudalesimo, questo "sistema di imposizione e controllo della fede" era gestito dalla Chiesa. Attualmente questo potere si trova direttamente nelle mani della scienza i cui quantomai plagiati praticanti (solitamente finanziati dallo Stato e dai capitali) rappresentano il nuovo clero. E come nell'antico clero, solo i membri capaci di produrre "ricerche obiettive" diventano famosi e influenti; "ricerche obiettive" che a nient'altro servono se non a mantenere lo status quo accettandolo come "naturale" e al tempo stesso producendo esattamente le argomentazioni e le teorie che le elites vogliono sentire (pertanto, qualsiasi metodo di lavoro che si dimostri in qualche maniera "conciliante", secondo le regole del capitalismo e delle elites borghesi - verrà sempre e comunque ritenuto "assolutamente scientifico" e "assolutamente oggettivo" senza riguardo alcuno dei suoi effettivi contenuti scientifici e l'infame "curva a campana" e il malthusiano "Law of population" ne sono dei chiari esempi). Più importante ancora, il capitalismo necessita l'utilizzo della scienza al fine di poter misurare e quantificare tutto per poterlo vendere. Questa fede matematica viene riflessa nella sua politica ed economia nelle quali la quantità è più importante della qualità, in cui cinque voti sono meglio di due, dove € 5.00 sono meglio di € 2.00, etc...E com'è tipico di tutte le religioni, il capitalismo ha bisogno del sacrificio. In nome della "libera impresa", dell'"efficienza economica", della "stabilità" e della "crescita", vengono sacrificati individualismo, libertà, umanità e natura sull'altare del potere del profitto e del benessere economico dei pochi.
 
Oltre le alleanze con i vari movimenti ecologci, l'eco-anarchismo trova alleati anche presso i movimenti femministi e pacifisti, quelli con cui si riscontra una certa affinità come il movimento per l'ecologia, in quanto implicano la necessità di adottare i medesimi principi anarchici. Inoltre, gli eco-anarchici sono convinti del fatto che la competizione globale tra stati-nazioni sia direttamente responsabile non solo del divoramento della natura, ma sia anche causa primaria di tensioni internazionali a carattere militare, in quanto le varie nazioni cercano ostinatamente il dominio reciproco grazie alla minaccia quando non all'utilizzo diretto di forze militari. Fintantoché la competizione internazionale diventerà più intensa e le armi di distruzione di massa continueranno ad essere prodotte, si otterrà  solamente la semina di un permanente e catastrofico stato di guerra globale supportante l'utilizzo di armi nucleari, chimiche e/o biologiche. Siccome questo stato di guerra significherebbe il disastro ecologico definitivo, l'eco-anarchismo e i movimenti pacifisti rappresentano nient'altro che due aspetti dello stesso progetto di base. Allo stesso modo, gli eco-anarchici riconoscono che il dominio dell'Essere Umano sulla Natura e il dominio dell'uomo sulla donna siano andati storicamente di pari passo ed è per questo che l'eco-femminismo rappresenta un aspetto in più dell'eco-anarchismo. Siccome  femminismo, ecologia e pace sono sempre stati  argomenti-chiave dei movimenti "verdi", gli anarchici sono portati a credere che i "verdi" siano implicitamente coinvolti con l'anarchismo, l'abbiano essi realizzato o no, e quindi automaticamente debbano adottare i principi anarchici di azione politica diretta piuttosto che perdere tempo nel cercare di eleggere altre persone a cariche statali.
 
Più avanti discuteremo anche alcuni dei temi principali riguardanti l'eco-anarchismo e considereremo alcuni suggerimenti presentati da non anarchici sul come proteggere l'ambiente, inclusa la falsa pretesa del libero mercato capitalista sul fatto che la risposta alla crisi ecologica si trovi nel privatizzare tutto, e anche sul  mito per cui  la crescita della popolazione sia una delle cause del problema anzichè un effetto di altre cause profondamente radicate e ancora, i motivi per cui il cosiddetto "consumismo ecologico" sia destinato a fallire. Il dibattito concernente l'elezione del Partito dei Verdi al potere verrà inserito nella sezione J.2.4 ("Votare per un partito radicale potrebbe essere veramente efficace?"), quindi in questa sede lo salteremo a piè pari allo stesso modo in cui la domanda su alcune campagne monotematiche (come C.N.D., e F.O.T.E.) verrà discussa nella sezione J.1.4 ("Che attitudine ha l'anarchico nei confronti delle campagne monotematiche?").
 
Per gli anarchici, fino a quando si protrarranno le striscianti contraddizioni all'interno dell'attuale società figlia di dominio, gerarchia ed economia capitalista, la rovina ecologica proseguirà in maniera crescente aumentando i rischi per nostra Madre Terra. Dobbiamo resistere al sistema e sforzarci di creare nuovi parametri basati su qualità, non quantità. Si impone un ritorno a fattori umani contro la nostra ormai alienata società prima di alienare completamente noi stessi al di fuori del nostro pianeta.
 
Molti "verdi" attaccano ciò che loro considerano "idee sbagliate" della società moderna, i suoi "valori materialisti" e vi contrappongono nuove idee, più in linea con una società ecologista. Questo tipo di approccio, in realtà, non va al punto della situazione. Idee e valori non sono cose che, diciamo, "succedono" ma sono un prodotto diretto di un dato numero di relazioni sociali. Ciò significa che non si tratta solo di cambiare i nostri valori in modo da permettere all'Umanità di vivere in armonia con la Natura ma anche che è necessaria una buona comprensione dell'aspetto sociale e strutturale dell'attuale crisi ecologica. Un confronto tra idee e valori è quantomai d'obbligo, certamente, ma fino a quando le attuali relazioni sociali di matrice autoritaria, gerarchica e di disuguaglianza - ivi compreso il materiale di base da cui scaturiscono queste idee e questi valori - non verranno messi in discussione e cosa più importante, cambiati, una società ecologista non sarà di possibile attuazione. Quindi, fino a quando gli ecologisti non riconosceranno che questa crisi non si è sviluppata nel mezzo di un vuoto sociale e che non  ha alcun senso parlare di una "colpa" da parte del popolo in quanto gente (in contrapposizione al popolo di una società gerarchica) assai poco potremmo fare così sradicati dalle cause organiche dei problemi che noi e il pianeta ci troviamo ad affrontare.