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Singole individualità disseminate per il territorio che si staglia tra la provincia di Varese e quella di Milano sono uscite allo scoperto dal letargo di questo freddo inverno e hanno riportato all'ordine del giorno la questione dell'assenza di uno spazio pubblico aggregativo giovanile.


Molte esperienze in questi anni, emergendo periodicamente come un fiume carsico, hanno vivificato il deserto sociale in cui viviamo ponendo in più d'una occasione la questione. Di fatto però il problema degli spazi sociali rimane tutt'oggi aperto e irrisolto, senza nessuna soluzione percorribile o spendibile.

Ci si è così trovati a discutere attorno un tavolo.

L'idea di spazio che abbiamo individuato è quella di un luogo pubblico che sappia soddisfare l'esigenza minima di avere un posto dove poter incontrare ragazzi della propria età con cui scambiare e condividere esperienze e percorsi comuni.

Uno spazio in cui mettere in campo bisogni e desideri, un laboratorio di sperimentazione culturale e sociale, che faciliti la nostra progettualità creativa; un luogo nel quale poter dar forma a socialità "altre", lontane dalla logica dell'"ingresso + consumazione" propinata a dosi massicce dai locali della zona.

Uno spazio che possa dare avvio a una vertenzialità nuova sul territorio, a un percorso politico/sociale condiviso che ribalti i paradigmi di un tempo ormai non più nostro, che non replichi le incancrenite esperienze verticistiche dei partiti o quelle centralistiche, ma ugualmente sclerotizzate, dei centri sociali degli anni '80 e '90.

Uno spazio che però sia "di parte", che rifiuti una fragile equidistanza e una finta "obiettività", che promuova un pensiero libero, critico e cosciente; un luogo governato democraticamente, dal basso e orizzontalmente, che avversi il profitto come unica logica imperante, che salvaguardi e valorizzi le diversità, che diffonda una cultura di pace e rispetto, che sia militante e non "militonto".

Collettivo Al Makan